Il Torino dietro non ha pedine affini a far partire la manovra dal basso, mentre il duo a centrocampo non ha retto all'ondata degli avversari

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Top e flop di Torino-Como 1-3: per un Gineitis che sale... Chi scende?

Nella nostra rubrica "Parola al Mister", l'ex giocatore granata Serino Rampanti ha detto la sua su ciò che lascia in eredità per Abate e per il mondo Toro la sconfitta contro il Como. Dall'intervista viene fuori un aspetto tattico della squadra capitanata dall'ex Milan, ossia la capacità di gestire uno stile di gioco che si basa sulla costruzione dal basso. Il Toro, soprattutto nel secondo tempo, ha subito la pressione del Como e dall'80' il fortino granata ha ceduto, sommerso dal trittico di reti dei lariani.

La premiata ditta Coco-Ismajli-Comuzzo può dare il suo apporto in costruzione?

Sulla fatica del gruppo granata nel fronteggiare il pressing offensivo forsennato del Como, Rampanti ha affermato: “Dipende anche dai giocatori che hai. Il Torino non è una squadra che può cominciare il gioco da dietro contro una squadra come il Como, tecnicamente non sono preparatissimi i centrali. L’unico bravo tecnicamente è Belghali, che si inserisce”. E in effetti il trio Comuzzo-Ismajli-Coco non fa della proprietà tecnica con il pallone tra i piedi il suo cavallo di battaglia. Ed ecco perché la tattica di continuare a costruire dal basso non ha funzionato con una squadra di caratura qualitativa superiore. La proposta e le intenzioni di Abate erano buone, ma ai granata mancano gli uomini adatti nel pacchetto arretrato per mettere in campo quel tipo di stile di gioco, almeno nei big match, quando davanti ci sono club superiori, che invece possiedono questa qualità.
Torino FC v Udinese Calcio - Serie A 2026/27

Anche il centrocampo ha faticato nel secondo tempo: il Como è un altro step di crescita

Ma anche il centrocampo è andato presto in apnea, con un Braganca a doppia faccia e che ha annaspato contro l'intensità offerta dai mediani e trequartisti lariani. Anche Fitz-Jim, nonostante l'ottimo apporto offensivo, si è arrangiato nel contenere l'ondata comasca finché è rimasto in campo. L'ingresso di Gineitis, anche se positivo, non è bastato a mettere un limite alle sfuriate offensive dei lariani, che tenevano il possesso e e sfornavano occasioni su occasioni, contro un Torino schiacciato nella propria metacampo e cosciente di avere davanti chi del palleggio e della costruzione ne fa il suo punto di forza. E l'ex centrocampista granata ha appoggiato la scelta di Abate di affidarsi a quella cerniera in mezzo al campo, con Vlasic con più licenza di offendere, ma al contempo bravo nel dare una mano difensiva, terzo gol del Como a parte.

Così si è espresso: “Poteva fare solo questo. Fitz-Jim si inserisce con più frequenza, per suo modo di essere. Braganca a differenza di Mandragora non ha il lancio, lui gioca tutto più o meno sul corto. Abate ha fatto bene a fare così". Ma Rampanti ha fatto anche notare che quando la benzina è finita, sono stati guai per il Toro: "L’impressione è che abbiano patito un po’ fisicamente. Nel secondo tempo non hanno retto, né lui né il compagno. Gli attaccanti non sono riusciti a tenere un pallone. Il portiere continuava a lanciare lungo, ma il pallone lo prendevano sempre loro”. Ma d'altronde la sconfitta contro il gruppo allenato di Fabregas, a monte poteva anche essere un risultato preventabile, per la differenza tecnica sul rettangolo verde.

Una sconfitta dolceamara, ma che trasmette speranza in ottica futura

Ma per come il Toro ha giocato il match, rendendo fieri i propri tifosi, il blackout a centrocampo e soprattutto a livello difensivo lascia un sapore amaro in bocca a chiunque all'80' vedeva avvicinarsi una vittoria dall'alto peso specifico. E' davvero un peccato essere crollati sul più bello, quando la meta si stava avvicinando sensibilmente. Ma la gara può essere considerata una situazione che lascia in dote anche tanti aspetti positivi ed essere catalogata come un incidente di percorso, attraverso il quale crescere. E proprio il percorso è ciò che Abate e i giocatori sembrano aver chiaro ed è il segnale che più trasmette fiducia all'ambiente granata.

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