L'opinione pubblica sferza l'argentino, ma i numeri tattici dicono altro: l'intesa con Vlasic e il nodo Zapata
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Nel calcio moderno la tentazione di giudicare un attaccante esclusivamente attraverso il tabellino dei marcatori è sempre molto forte, ma rischia di oscurare la qualità e le prestazioni. È il caso di Giovanni Simeone, finito nel mirino di un'opinione pubblica fin troppo severa dopo l'ultimo match casalingo contro la Roma. Se è vero che sotto porta l'argentino ha peccato di cinismo sciupando un paio di occasioni, una lettura più profonda della gara rivela una verità diversa: la sua è stata una prestazione preziosa, generosa e sporca, a tratti fondamentale per le dinamiche della squadra.
Non solo gol: il fattore Simeone per il Torino
Il lavoro svolto dal Cholito, specialmente nella ripresa, è stato il vero motore della manovra. Uno sforzo silenzioso ma tatticamente imprescindibile per la formazione di Ignazio Abate: i duelli fisici con la difesa avversaria, l'abilità nel venire incontro a ricevere palla per poi smistarla con i tempi giusti ai propri compagni. Simeone ha fatto da raccordo, gestito il possesso nei momenti di apnea e permesso alla squadra di salire e sviluppare il proprio gioco. Se i difensori avversari — da Mancini a Balerdi e Hermoso — hanno dovuto limitarlo con le cattive, è proprio perché il suo movimento continuo ha rappresentato un pericolo costante. Non a caso, i tre difensori giallorossi si sono dovuti superare con prestazioni superlative.
Oltre i gol mancati: la lezione di Simeone e la chimica con Vlasic
A fare la differenza, tuttavia, è stata soprattutto la spalla d'attacco. Il rendimento di Simeone cresce in modo esponenziale quando al suo fianco c'è un giocatore come Nikola Vlasic. La creatività e la mobilità del trequartista croato offrono al Cholito un punto di riferimento ideale, liberandolo dal peso di dover fare reparto da solo. Con Vlasic (o con elementi dalle caratteristiche simili come Adams), Simeone trova uno scambio di battute fluido e spazi complementari. Al contrario, la convivenza con Duvan Zapata continua a mostrare evidenti limiti tattici. I due, sovrapponendosi per caratteristiche e raggio d'azione, finiscono inevitabilmente per pestarsi i piedi, come si è visto chiaramente nei minuti finali della partita. Simeone ha dimostrato di non essere solo un finalizzatore, ma un pezzo del puzzle strategico che richiede le giuste alchimie per rendere al meglio.© RIPRODUZIONE RISERVATA
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