I cambi hanno già cambiato diverse partite, ma le rincorse rischiano di diventare una costante
I top e i flop di Bologna-Torino (VIDEO)
L’ha ripresa la panchina, ancora una volta. Anche a Bologna i cambi sono stati decisivi: Sandro Kulenovic è entrato nella ripresa e ha trovato l’1-1, riaprendo una partita che il Torino aveva iniziato male. Era già successo a Firenze, con le sostituzioni essenziali per completare la rimonta e il Torino capace di rimettersi in piedi con un colpo di reni. Simile, ma diverso, il copione visto contro Milan e Roma: in quelle occasioni la reazione dopo l’intervallo non è bastata a evitare la sconfitta.
Nelle prime cinque giornate il Torino ha mostrato una tendenza ricorrente: fatica a entrare in partita, ma riesce spesso a reagire, dopo essere andato sotto di un gol, o comunque in difficoltà. Nel secondo tempo, soprattutto, Abate interviene sugli uomini e, quando serve, modifica anche l’assetto tattico trovando risposte che nei primi 45 minuti erano mancate. A Bologna, Kulenovic ha aggiunto peso in area mentre Oristanio e Ilkhan hanno dato maggiore vivacità alla manovra. Fin qui il Toro ha quindi mostrato di sapersi rimettere in carreggiata durante la gara, ma non può affidarsi sempre alla capacità di recuperare ciò che ha lasciato per strada nella prima parte.
La panchina la risolve
"Lui e le altre riserve sono tutti entrati alla grande, questa deve essere la mentalità perché è il gruppo che poi ti porta lontano. I ragazzi sanno che hanno la mia fiducia e ce la mettono tutta, poi le prestazioni devono combaciare con i risultati". Abate, dopo il pareggio di Bologna, ha insistito proprio sull’atteggiamento di chi entra a gara in corso. Kulenovic ne è stato l’esempio più evidente, ma il suo ingresso va letto anche all’interno di un copione più ampio già visto nelle prime giornate.Il croato ha dato subito un riferimento in area, ha costretto la difesa del Bologna ad abbassarsi e ha trovato il primo gol in Serie A sfruttando l’errore di Skorupski. Poi ha addirittura avuto la possibilità di firmare il sorpasso, ma il colpo di testa da pochi passi è finito fuori. Peccato. Ma il segnale c'è stato, ed è stato positivo.
Dalla panchina è entrato anche Oristanio che ha aumentato la qualità tra le linee, succedendo a un timido e pallido Vlasic. Ilkhan ha invece dato più intensità in mezzo al campo. Tre ingressi con caratteristiche diverse, tutti utili per spostare gli equilibri della gara. Abate può così intervenire senza limitarsi al semplice avvicendamento tra titolari e riserve, scegliendo di volta in volta ciò che serve alla squadra. È anche una questione di profondità della rosa e di mentalità. Chi parte fuori deve sentirsi coinvolto e pronto a incidere, soprattutto in una squadra che in queste prime giornate ha trovato nella ripresa un momento spesso favorevole.
Kulenovic, a Bologna, ha trasformato questa disponibilità in un gol pesante e in un’altra occasione per il sorpasso. Per gli altri, l’impatto è stato diverso ma ha seguito la stessa direzione: entrare e aggiungere qualcosa che fino a quel momento era mancato.
Ora serve partire meglio
La panchina può quindi restare una delle armi a disposizione di Abate, ma il lavoro da portare avanti riguarda soprattutto i primi tempi e la disposizione delle pedine titolari, oltre che dell'atteggiamento. Soprattutto.Il Torino ha lasciato troppe volte agli avversari l’iniziativa iniziale e si è trovato a dover cambiare faccia dopo l’intervallo. In una partita lunga può bastare per rientrare, non necessariamente per ribaltarla: Firenze e Bologna sono esempi diversi di una reazione riuscita, Milan e Roma di quanto invece il recupero possa non essere sufficiente, soprattutto quando si fa più ampio il divario con la rosa dell'avversario.
La sosta deve essere un alleata. Abate avrà tre settimane per intervenire sulla condizione, recuperare gli infortunati e consolidare i meccanismi della squadra. I 14 giocatori convocati dalle nazionali ridurranno però il tempo a disposizione con il gruppo al completo, ma in ogni caso, al rientro servirà un Torino più pronto ad affrontare subito le partite, senza dover attendere che siano gli uomini della panchina a rimettere ordine e a cambiare il corso degli incontri.
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