La conoscenza della piazza si somma agli anni vissuti alla Fiorentina e a una maggiore maturità: il centrocampista è di nuovo a Torino

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Mandragora torna al Filadelfia: "Avevo qualcosa in sospeso..." (VIDEO)

Rolando Mandragora torna al Torino a 29 anni nel pieno della maturità calcistica e con qualcosa che, in una squadra costruita anche attorno a diversi giocatori giovani, può rivelarsi prezioso: peso specifico. Non quello di chi arriva per risolvere ogni problema all'interno di una squadra che non ha iniziato il campionato nel migliore dei modi, ma quello di un giocatore che conosce la Serie A, ha già vissuto l'ambiente granata e oggi torna con qualche anno e parecchie partite in più sulle spalle.

Ieri, 2 settembre, Mandragora ha conosciuto Abate e i nuovi compagni, svolgendo anche il suo primo allenamento con il Torino. Dal primo passaggio al Toro sono trascorsi quattro anni, durante i quali Mandragora ha consolidato il proprio percorso alla Fiorentina arrivando a collezionare 191 presenze, 26 gol e 20 assist tra campionato e coppe. Un bagaglio che può tornare utile a una squadra giovane e a un tecnico che dovrà trovare in fretta il giusto equilibrio.

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Più sostanza in mezzo al campo

Sul piano tecnico, Mandragora può dare qualcosa in più innanzitutto per caratteristiche. È mancino, duttile, capace di muoversi in più zone del centrocampo e di garantire quella componente di sostanza che in una rosa non può mancare. Sa giocare semplice quando serve, ma anche prendersi qualche responsabilità in più, soprattutto quando c'è da accompagnare l'azione o cercare la conclusione dalla distanza. Il tiro da fuori è una delle armi che possono aggiungere imprevedibilità a una mediana che negli ultimi mesi (ma anche negli ultimi anni) ha avuto bisogno di maggiore peso. A questo si aggiunge la capacità di adattarsi alle esigenze del gruppo, di leggere le diverse situazioni di gioco e di mettersi a disposizione con spirito di sacrificio. Insomma, Mandragora è per Abate una risorsa in più da modellare in base alle necessità. Anche più indietro, come braccetto adattato, in caso di estrema emergenza.

Un riferimento, senza bisogno della fascia

Poi c'è il lato caratteriale, forse quello che dà più senso a questo ritorno. Mandragora conosce già il Torino e, soprattutto, sa cosa significa avere un ruolo importante all'interno di una squadra. Nella sua prima esperienza aveva raccolto 40 presenze, quattro gol e tre assist, imponendosi come leader e trascinatore, soprattutto costruendo un rapporto forte con la piazza. Questa dimensione l'ha ritrovata poi anche alla Fiorentina, dove è diventato un giocatore più esperto e abituato ad assumersi responsabilità.

Non è quindi soltanto un centrocampista che conosce l'ambiente: è un elemento capace di spostare gli equilibri anche con la personalità, soprattutto nei momenti più complicati. Non a caso, Abate lo ha definito “un leader”, sottolineando la conoscenza della piazza e del campionato. E lo stesso Mandragora, entrando al Filadelfia, ha parlato di “qualcosa lasciato in sospeso” e della volontà di tornare per dare una mano ai nuovi compagni. Ed è proprio da qui che riparte la sua seconda esperienza in granata. Dopo quattro anni, Mandragora ritrova il Torino in un momento delicato, con una squadra che deve lasciarsi rapidamente alle spalle la delusione in Coppa Italia contro il Monza e ritrovare certezze. Lui può portare ciò che ha accumulato nel frattempo: più partite, più esperienza, più responsabilità. Non gli viene chiesto di cambiare da solo il volto del Torino, ma di diventare una presenza su cui contare quando serviranno lucidità, sacrificio e personalità. In altre parole, di mettere il proprio peso al servizio della squadra.

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