I rigori del Gallo e il ruolo decisivo nello spogliatoio del portiere tra l'azzurro e l'ultimo tratto della loro storia con il Toro

La storia si è ripetuta, ma solo in parte. Abbiamo ancora un italiano in finale a Wimbledon, ma non un’Italia festante per la Nazionale di calcio. “Notti magiche” furono quelle vissute tra giugno e luglio 2021. Indimenticabili: una gioia collettiva dopo il drammatico periodo del lockdown generalizzato. Sembra assurdo che sia accaduto davvero, così come sembra assurdo parlare di una vittoria azzurra dopo che l’Italia, dalla conquista del suo secondo Europeo, ha mancato per altre due volte la qualificazione ai Mondiali.

È un’estate da spettatori, mentre in quei due giorni di sbornia tra l’11 e il 12 luglio avremmo voluto festeggiare ancora più di quanto ci fosse consentito, nonostante le nostre città fossero già un tripudio azzurro e tricolore. Roma celebrava gli Azzurri di Mancini, eroi di Wembley, e Matteo Berrettini, inchinatosi al solo Novak Djokovic.

Italy v England - UEFA Euro 2020: Final

Di quella squadra, di quella cometa poi sconfessata dagli eventi futuri, facevano parte anche due granata. “Il nostro obiettivo è fare un grande Europeo e arrivare fino in fondo”, si augurava Andrea Belotti poche ore prima di Italia-Galles, la partita che chiudeva la fase a gironi. Poi la cavalcata a eliminazione diretta: l’Austria, il Belgio e la semifinale contro la Spagna. Il Gallo entra nel finale dei tempi regolamentari, cinque minuti dopo il gol dell’1-1 di Morata. Ed è proprio Morata a sbagliare il rigore da non sbagliare, dopo gli errori di Locatelli e Dani Olmo. Belotti, invece, trova una conclusione forte e precisa, che dà agli Azzurri il là verso la vittoria, superando la tensione del momento.

È finale, a Wembley, contro l’Inghilterra. Le ore che non scorrono, l’insonnia, l’agitazione. Ed è lì che subentrano anche gli eroi silenziosi, quelli che agiscono nelle retrovie e che, alla lunga, ti fanno vincere. Salvatore Sirigu giocò soltanto i minuti conclusivi della partita contro il Galles, ma prima di ogni gara aveva l’abitudine di mandare un messaggio alla squadra: un appuntamento motivazionale e scaramantico. La notte prima della finale non riusciva a dormire e scrisse un pensiero personale per ogni compagno. Ma soprattutto fu lui a preparare un video che raccolse, in segreto, i messaggi dei familiari dei suoi compagni. “Non mi puoi fare questo prima della finale”, gli disse Chiellini, emozionatosi come molti altri. “Quando non giochi hai due strade: aspetti il tuo turno in silenzio oppure cerchi di essere prezioso in un altro modo”, spiegò Sirigu in un’intervista.

Il portiere sardo assistette a tutta la partita dalla panchina, mentre Belotti subentrò a Insigne nei supplementari. Fu nuovamente designato come secondo rigorista. Questa volta, quelli che lo avevano preceduto, Berardi e Kane, avevano entrambi fatto centro, mentre Pickford gli sbarrò la strada. Poteva finire tutto: il sogno, quel gruppo fantastico, quella magnifica amicizia tra Vialli e Mancini che fungeva da collante naturale. Maguire segnò e sembrò confermare quel cattivo presagio, ma ciò che accadde dopo fu clamoroso. Bonucci batté Pickford e lo stesso fece Bernardeschi, mentre Rashford e Sancho sbagliarono. Jorginho avrebbe potuto far impazzire lo Stivale, ma non fu lui a riuscirci. Ci pensò Gigio Donnarumma, che ipnotizzò Saka e, senza essersene accorto, si laureò campione d’Europa.

“Tutto vero”, scrisse Belotti su Instagram: sospiro di sollievo e bacio alla coppa. Poi le meritate vacanze, prima di affrontare la spinosa questione che lo attendeva a Torino: restare o andare via? Sirigu avrebbe risposto a quel quesito nella stessa estate, lasciando il Toro per il Genoa. Qualche giorno prima della conquista dell’Europeo, durante la presentazione di Ivan Juric come nuovo allenatore del Torino, Urbano Cairo aveva affermato: “Sirigu ha fatto con noi quattro anni, ma nell’ultimo anno l’ho visto meno felice di essere con noi. Forse aveva un’ambizione diversa, un desiderio diverso”.

L’addio di Belotti, invece, sarebbe stato rimandato di un anno, fino alla scadenza del contratto. Torino-Roma del 20 maggio 2022 sarebbe stata la sua ultima partita in granata. Poi un altro Roma-Torino, quello del 13 novembre 2022, riattualizzò la questione dei rigori. Non andò bene, quella volta, con il Gallo vestito di giallorosso: spiazzò Milinković-Savić, ma trovò il palo. Ancora oggi ci si chiede il perché.

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