Il portiere brasiliano compare nella speciale formazione sui diritti di riscatto più onerosi in Serie A

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Il prestito con diritto di riscatto è ormai una delle formule più utilizzate nel mercato di Serie A, soprattutto quando un club vuole prendere tempo prima di affrontare un investimento importante. Ma non sempre quel diritto rappresenta davvero una porta aperta verso il futuro: spesso è anche un modo per rinviare una decisione che, già al momento della firma, appare difficile da immaginare. Si prende il giocatore oggi, si rimanda il problema a domani e nel frattempo si può raccontare l'operazione come un investimento potenziale. Il Toro, di questa formula, ha fatto un uso frequente negli ultimi anni. L'ultima sessione di mercato offre proprio una fotografia curiosa. Transfermarkt ha infatti costruito la Top 11 della Serie A composta dai giocatori arrivati in prestito con il diritto di riscatto più alto nell'ultima sessione di calciomercato. Una formazione dal valore complessivo di 276,5 milioni di euro, nella quale c'è anche tanto granata. Un dato che racconta quanto questa formula sia diventata centrale per Cairo, anche quando il riscatto futuro sembra tutt'altro che possibile.

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Una formazione da 276,5 milioni

Tra i pali, infatti, compare Lucas Perri. Il portiere brasiliano, arrivato dal Leeds, è stato inserito nella formazione con i suoi 16 milioni di euro di riscatto. Davanti a lui una difesa composta da Jimenez (20 milioni), Kristensen (22), Badiashile (27) e Couto (21). A centrocampo spazio a Pape Matar Sarr (27,5), Samuele Ricci (20,5) e, sulla trequarti, Hutchinson (40), Rowe (30) e Gonçalves (22,5). Davanti c'è Kean (30 milioni). Numeri che rendono bene l'idea del peso economico di queste operazioni: 276,5 milioni di euro che potrebbero essere spesi, ma che nella maggior parte dei casi non rappresentano ancora un investimento reale.

Comuzzo fuori di poco

Sponda Toro, anche Pietro Comuzzo avrebbe potuto far parte di questa Top 11. Il classe 2005 è rimasto fuori davvero per pochissimo: arrivato dalla Fiorentina con un diritto di riscatto fissato a circa 19 milioni, si sarebbe inserito perfettamente nella fascia economica della formazione, ma è rimasto appena alle spalle dei difensori scelti da Transfermarkt. Il Torino, dunque, ha due giocatori direttamente coinvolti nella fotografia: Perri dentro la formazione e Comuzzo appena fuori. Senza dimenticare Ricci, che dopo il passato in granata compare a centrocampo. Il punto è che non bisogna confondere il diritto di riscatto con la volontà di riscattare. Le cifre fissate nei contratti possono raccontare una possibilità, non necessariamente un progetto. E in alcuni casi basta guardare alle dimensioni dell'operazione per capire che quella possibilità è più teorica che reale: il club si prende il giocatore, evita di sostenere subito l'intero investimento e lascia che sia la stagione a decidere se avrà senso mettere sul tavolo quei milioni.

L'inganno del riscatto

Nel caso del Toro, per esempio, si può già dare per scontato che non avverrà mai un investimento di circa 35 milioni per il pacchetto composto da Perri e Comuzzo. Ma anche il riscatto di uno solo dei due appare poco probabile. Non perché i giocatori non possano fare bene, ma perché le cifre previste sono difficili da sostenere per una società che, proprio attraverso il prestito con diritto, ha scelto di rinviare l'esborso. Sulla carta il Toro può presentarsi con giocatori da decine di milioni, nei fatti potrebbe non avere alcuna intenzione di comprarli. Una soluzione per costruire la squadra del presente senza impegnarsi con quella del futuro. Il diritto di riscatto, insomma, può essere una promessa. Ma qualche volta è soprattutto, come nel caso del Toro, un modo elegante per dire: "Intanto mi prendo il giocatore senza impegnarmi davvero, poi ne riparliamo tra un anno". E quel "tra un anno", a volte, è già una risposta.

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