Il croato rientra in gruppo dopo il Mondiale: la scorsa stagione, con la preparazione del ritiro estivo, è stata la sua migliore in granata
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Il miglior Nikola Vlasic visto a Torino non si spiega soltanto con i numeri. 41 presenze, 9 gol e 5 assist tra campionato e Coppa Italia raccontano una stagione di alto livello, ma non raccontano fino in fondo il peso che il croato ha avuto nella squadra. La svolta della sua esperienza in granata è arrivata nell'estate del 2025, a Prato allo Stelvio, quando Marco Baroni ha potuto lavorare con lui dal primo giorno e inserirlo subito nella costruzione del nuovo Torino. È stato il momento in cui Vlasic ha smesso di essere soltanto un giocatore di qualità negli ultimi metri ed è diventato un elemento centrale del gioco.
Il ritiro ha permesso a Baroni di studiare tutte le caratteristiche del croato e trovare il modo migliore per valorizzarle. Che fosse 4-2-3-1, 4-3-3 o 3-5-2, Vlasic è rimasto un punto fermo del suo Torino. La grande intuizione è stata quella di abbassarlo dalla trequarti alla linea dei centrocampisti, accanto a Ilkhan e Gineitis. Una posizione che gli ha permesso di entrare ancora di più nella partita: non soltanto fantasia, gol e assist, ma anche fisicità, letture e capacità di occupare gli spazi nel momento giusto. Soprattutto senza palla. Vlasic è diventato un giocatore dentro il sistema, non più soltanto quello chiamato a risolvere le partite con una giocata. Ha imparato a incidere anche lontano dalla porta, a scegliere dove posizionarsi e a farsi trovare nel posto giusto. I 3053 minuti giocati in campionato raccontano una continuità enorme, ma soprattutto il tipo di lavoro che ha svolto: corsa, pressione, recuperi ed equilibrio. Vlasic corre tanto, ma soprattutto corre bene. Per questo il fatto di aver lavorato con Baroni dall'inizio non può essere considerato un dettaglio: il tecnico ha avuto il tempo di costruire la nuova identità del Torino insieme a lui e di renderlo uno dei riferimenti della squadra.
Il ritorno porta equilibrio e fantasia
Questa volta, però, il percorso sarà diverso. Vlasic non ha partecipato al ritiro di Pinzolo con Ignazio Abate perché impegnato con la Croazia al Mondiale e raggiungerà una squadra che ha già iniziato ad assimilare le idee del nuovo allenatore. Abate sta costruendo un Torino con il 3-4-2-1 e il croato si candida a tornare sulla trequarti, il ruolo in cui gli allenatori prima di Baroni avevano cercato soprattutto la sua fantasia. È lì che Vlasic potrà tornare a sfruttare la sua qualità naturale: la capacità di creare, trovare la giocata e accendere la fase offensiva. Arriva però con qualcosa in più rispetto al passato: non soltanto talento, ma anche leadership, consapevolezza e una conoscenza del gioco maturata nell'ultima stagione.
Il nuovo Torino dovrà ancora trovare il proprio equilibrio, ma Vlasic riparte da una certezza: il giocatore che torna alla base non è più soltanto un fantasista da aspettare negli ultimi venti metri. È un elemento capace di incidere in più zone del campo, con un bagaglio costruito attraverso mesi in cui ha imparato a essere protagonista anche lontano dalla porta. Ed è proprio questa maturità il patrimonio più importante che può mettere a disposizione di Abate: la fantasia resta, ma oggi è accompagnata dalla consapevolezza di poter essere il riferimento di una squadra.
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