L'attaccante colombiano Zapata ha rilasciato delle dichiarazioni durante il ritiro di Pinzolo ai giornalisti presenti
(Video) - Il Torino di Abate mette benzina nelle gambe
Duvan Zapata è stato protagonista della conferenza stampa della vigilia della prima amichevole della stagione granata. L’attaccante colombiano si è presentato in sala stampa e si è concesso ai giornalisti. Ecco la chiacchierata integrale.
Ti abbiamo visto arrivare molto in forma in questi primi giorni di ritiro: c'è un segreto o hai fatto un lavoro specifico durante le vacanze? Inoltre, siamo al tuo secondo rinnovo di contratto con il Toro: cosa significa per te questa fase della tua vita e questo rinnovo? “Sto bene. Sicuramente non sono ancora pronto per giocare una partita intera di 90 minuti, però mi sento bene. Durante le vacanze mi sono allenato un po', soprattutto subito dopo la fine del campionato. Prima di iniziare la preparazione qui a Pinzolo, ho fatto una settimana di lavoro in acqua seguendo una proposta del direttore. Questo mi ha portato dei vantaggi, sia a me sia ad altri ragazzi della squadra che avevano avuto problemi durante l'anno o che erano in prestito. È un lavoro che è servito molto per farci arrivare più pronti per questa preparazione. Per quanto riguarda il rinnovo, è stata una scelta molto importante da parte della società. Sono grato che mi diano la possibilità di continuare in questo club, in questo campionato e in questo paese, dove sto iniziando la mia quattordicesima stagione. Per me è un orgoglio rappresentare ancora questa maglia”.
Pensi che a questo punto rimarrai al Toro fino alla fine della tua carriera? Si tratta di una scelta di vita? Inoltre, come ti trovi con il nuovo allenatore Abate, che tipo di mister è e com'è lavorare con lui? “Sì, questo rinnovo dà continuità alla mia permanenza in Italia, anche per la mia famiglia. Ho tre bambini: due sono nati qui e stanno crescendo qui, quindi è una cosa importante per me. Inoltre, mi permette di dare continuità in un campionato che per me è stato fondamentale; in Europa ho giocato solo in Italia. Se da bambino mi avessero chiesto se avrei mai immaginato una cosa del genere, avrei detto di no. Avere così tanta continuità in un campionato così importante è motivo di grande orgoglio e sono molto grato alla società per questa opportunità. Con il mister ci dobbiamo ancora conoscere, ma stiamo lavorando bene per capire i suoi concetti. Posso dire che ha tantissimo entusiasmo e ce lo trasmette. Soprattutto, vuole proporre un gioco propositivo. Per noi è fondamentale cercare sempre di alzare il livello ed esporre un tipo di gioco diverso da quello a cui eravamo abituati. Stiamo cercando di capire al meglio tutti i suoi concetti”.
Restando su Abate, c'è un allenatore che hai avuto in carriera in passato che te lo ricorda per idee di gioco o metodo di lavoro? “Pensandoci rapidamente ci sono alcuni concetti simili ad allenatori che ho avuto in passato, soprattutto nel palleggio. Mi ricorda il mio anno alla Sampdoria con Giampaolo. Secondo me, però, questo è un altro tipo di gioco. Speriamo di capirlo al meglio e di sfruttare le amichevoli che dovremo fare per approfondire i suoi concetti”.
Al Toro c'è una situazione ambientale particolare, come abbiamo visto anche negli ultimi mesi di campionato con lo sciopero dei tifosi. Come vivete voi, e come vivi tu in prima persona, questa situazione? “Ci dispiace tanto per le situazioni che si sono create l'anno scorso. Infatti, quest'anno vogliamo cercare di guadagnarci ancora di più l'amore dei nostri tifosi. Vogliamo che si sentano rappresentati da noi in campo e che siano orgogliosi di quello che facciamo. Noi siamo orgogliosi di rappresentare questa maglia, e adesso l'unica cosa che resta da fare è dimostrarlo sul campo”.
Che obiettivo personale ti sei dato per questa stagione? L'anno scorso ripartivi dopo un grave infortunio e hai dovuto completare un lungo percorso prima di tornare a essere il vero Zapata. Ora che stai bene, dove puoi arrivare tu e dove può arrivare questo Toro? “Il mio obiettivo personale è molto semplice: ogni anno cerco di dare il massimo. L'anno scorso è stato difficile perché rientravo da un infortunio grave. Il recupero è stato un po’ lento, ma a mano a mano che passavano le partite mi sono sentito sempre meglio. È normale fare fatica in certi periodi della stagione, l'importante è avere continuità. A me piace segnare, quindi ogni anno mi pongo come obiettivo la doppia cifra. Per me un attaccante forte deve fare minimo dieci gol a stagione; se ci riesci ogni anno significa che sei forte anche mentalmente e che hai continuità. Come gruppo, invece, la situazione è un po’ particolare. Stiamo lavorando, ma il mercato è ancora aperto e la squadra non è al completo. Devono ancora arrivare elementi che ci saranno molto utili — sicuramente la società ci sta lavorando — e devono rientrare i ragazzi che hanno giocato il Mondiale, che dovranno ambientarsi e prepararsi. Quindi oggi non è il caso di parlare di un obiettivo di squadra, ma posso dire che c'è già la voglia di essere protagonisti in questa nuova stagione”.
Tu sei il capitano e il leader di questa squadra, in cui ci sono tanti giovani. Cosa dici a questi ragazzi e c'è qualcuno che ti ha colpito in particolare? “Abbiamo la fortuna di avere tanti giovani che arrivano dalla Primavera o che rientrano dai prestiti. Speriamo che possano sfruttare questa opportunità di fare la preparazione con la Prima Squadra, perché non è una cosa scontata. Facendo bene con un nuovo allenatore possono rimanere e dare una svolta alla loro carriera. Tra di loro ci sono molti ragazzi che già conoscevo, ma proprio oggi ne è arrivato uno che mi aveva già colpito l'anno scorso quando si allenava con noi: Andrea Luongo. In questo momento mi ricordo soprattutto di lui”.
Guardando il Mondiale, si vedono campioni come Messi fare cose clamorose a 39 anni o Ronaldo a 41. Ti auguri di avere questa longevità e ti chiedi come facciano a essere ancora così competitivi? “È vero che i tempi sono cambiati. Una volta, superati i 30 anni, si pensava già a smettere. Oggi la carriera si è prolungata per tutti, anche perché fuori dal campo ci sono molti più metodi che ti aiutano a tenerti in forma, a mangiare bene e a recuperare meglio. Tutti questi fattori hanno aiutato a prolungare le carriere. Non so se arriverò a 41 anni (ride ndr). Bisogna essere realisti. Però, finché mi sentirò bene, cercherò di dare il massimo. Sarà il corpo stesso a dirmi quando sarà arrivato il momento di fermarsi. Io la penso così”.
Visto che abbiamo toccato il tema Mondiale, una curiosità: Spagna o Argentina? “Eh... Lo so che ci sono il Cholito, Biglia, che sono argentini... Che vinca il migliore, guarda! La mia Colombia purtroppo è uscita, quindi posso solo dire che vinca il migliore”.
Tra i nuovi acquisti è arrivato Oristanio, un giocatore offensivo che probabilmente giocherà al tuo fianco. Ce lo puoi presentare? Che prime impressioni ti ha fatto in questi giorni? “Ho visto che ha molta voglia. Ha passo, un buon cambio di ritmo e tecnica; è un giocatore che ci può dare una mano grandissima. Nella scorsa stagione, praticamente l'unico giocatore con quelle caratteristiche e qualità era Njie, che faceva fatica ad avere un sostituto simile. Adesso abbiamo anche Oristanio. Per noi è importante far salire il livello e la competizione all'interno dello stesso ruolo”.
Abate ha spiegato che la base tattica dovrebbe essere il 3-4-2-1, ma ha provato anche le due punte. Come cambia il tuo lavoro con uno o due attaccanti? “Il mister ci sta trasmettendo l'idea di guardare meno ai moduli e alla formazione e di concentrarci di più sui concetti di gioco: come sfruttiamo gli spazi e come andiamo a occuparli. Adesso stiamo ponendo molta enfasi su questo, sul capire bene come muoverci anziché guardare ai numeri sulla carta. Sicuramente in fase difensiva l'assetto sarà più o meno sempre lo stesso, cambieranno solo alcuni concetti. Quindi, a livello di modulo cambierà poco; cambieranno molto di più i concetti sul campo, soprattutto per i centrocampisti e gli attaccanti”.
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