"Spero di riuscire a fare una serie di altre cose per cui possa rimanere con noi", ha spiegato Cairo. Ma quali sono queste altre cose?
Amichevole Torino-Vado, si alza il coro: "Cacciamani non si vende"
"Contestare, pretendere, tifare", il nuovo metodo scelto dai tifosi granata per restare allo stadio e far sentire la propria voce. E il verbo centrale si è già manifestato nella maniera più chiara possibile con il coro: "Cacciamani non si vende". Una richiesta arrivata forte anche al presidente del Torino Urbano Cairo, che ha accennato qualcosa sulle riflessioni in corso in casa granata per tenere con sé il classe 2007: "Noi qualcosa dobbiamo fare, perché sennò si apre una situazione economica non brillante. Quindi qualcosa dobbiamo fare anche in uscita, perché per ora abbiamo fatto quasi solo entrate. Mi piacerebbe che Cacciamani fosse con noi tutto l'anno prossimo. Spero di riuscire a fare una serie di altre cose per cui possa rimanere con noi". E allora scopriamo analizzando l'ultimo bilancio, chiuso in data 31.12.2025, quali sono queste "altre cose" necessarie al Torino per trattenere Cacciamani.
Bilancio in negativo: il punto di partenza del bilancio 2025
La base da cui partire è il bilancio del Torino al 31 dicembre 2025, che racconta una situazione più complessa di quanto possa suggerire la sola perdita finale. Il club ha infatti chiuso l'esercizio con un rosso di 13,1 milioni di euro, ma prima di arrivare a quel dato c'è un passaggio significativo: il Toro ha prodotto un EBITDA (Margine Operativo Lordo) positivo di 26,5 milioni, in calo però di ben 26,1 milioni rispetto ai 52,6 milioni del 2024. Il problema arriva successivamente: considerando ammortamenti, accantonamenti e svalutazioni, il club ha sostenuto costi per 39 milioni, dei quali 34,5 milioni legati alla gestione dei calciatori, i cui costi vengono ammortizzati nel corso degli anni. Il risultato è un EBIT (Margine Operativo Netto) negativo per 12,5 milioni. A pesare in maniera importante sono anche i 68,9 milioni di euro di spese per il personale, voce che comprende il costo lordo complessivo del personale del club, pari a circa 63,7 milioni. All'interno di questa cifra, gli ingaggi dei giocatori della prima squadra valgono circa 50 milioni, escludendo i bonus. Il valore dei diritti pluriennali dei calciatori iscritti a bilancio al 31 dicembre 2025, invece, era di 58,6 milioni. Il dato più interessante è però il confronto tra le due gestioni: nel 2025 il Toro ha generato 42,98 milioni di plusvalenze, soprattutto grazie alle cessioni di Samuele Ricci e Vanja Milinkovic-Savic, contro i 58,46 milioni del 2024. Senza questo contributo del mercato, il risultato economico sarebbe stato inevitabilmente ancora più pesante. Ora, però, vediamo insieme un prospetto di previsione per il bilancio al 31 dicembre 2026 del Torino, partendo proprio dalle voci che maggiormente incidono sul risultato: ricavi, stipendi, ammortamenti, plusvalenze e risultato operativo.Cosa occorre? Una proiezione al 31 dicembre 2026
E per tenere Cacciamani? Ecco perché non sarà necessario
Alla luce di queste analisi, torniamo alla domanda da cui siamo partiti: cosa deve fare il Torino Fc per tenere Alessio Cacciamani? La prima, importante, doverosa, premessa è legata alle voci alle quali il Torino deve prestare particolare attenzione: monte ingaggi e ammortamenti. Quindi, guardando nuovamente all'attualità, abbiamo considerato un disavanzo pari a circa 10 milioni di euro, che il Torino deve raddrizzare agendo sul calciomercato. In quanto a entrate, si può supporre che il Torino voglia aggiungere ancora quattro elementi alla propria formazione: un portiere, un difensore (braccetto mancino), un esterno e un centrocampista (incontrista). In quanto a uscite, invece, osservando l'organico granata si può partire da alcune certezze: Biraghi e Ilic sono ritenuti esuberi, Gineitis è il "sacrificato designato". Per questi tre giocatori esistono ipotesi differenti: i primi due difficilmente potranno essere venduti a molto, con Ilic che viaggia su cifre decisamente maggiori rispetto a Biraghi; sul terzo si può essere più ottimisti puntando alla doppia cifra. Cambiano, però, gli impatti sul bilancio.Per Biraghi assume grande rilevanza la premessa che abbiamo fatto sopra: una cessione ad alto valore non è ipotizzabile, anche se si tratterebbe quasi di una plusvalenza pura, considerato il valore residuo al 30 giugno 2026 pari a 160 mila euro. Se, però, si guarda al risparmio sulle spese per ammortamento e ingaggio (queste ultime, soprattutto, considerato un lordo annuale pari 3,1 milioni) per la seconda parte dell'anno solare si ottiene un beneficio totale sul bilancio pari ad almeno un milione e mezzo. In quanto a Ilic, il Torino dovrà fare un grande affare per ottenere una plusvalenza: il valore residuo al 30 giugno è pari a 3,7 milioni. Ipotizzando una cessione dai 3 ai 5 milioni, il Torino potrà sperare in una minusvalenza ridotta o, nella migliore delle ipotesi, in una plusvalenza da poche centinaia di migliaia di euro. Una cifra in cui il Torino, in ogni caso, rientrerebbe ampiamente considerando il risparmio sulle mancate spese per ammortamento e ingaggio da oggi fino al 31 dicembre, pari a oltre 2,5 milioni. Gineitis, infine, è un giovane del vivaio: il suo valore residuo è pari a zero, così come le spese di ammortamento. Una sua cessione significa plusvalenza pura. Ecco quindi che l'ipotetico ricavo per 10 milioni di euro, unitamente al risparmio sull'ingaggio, porta a un beneficio di oltre 10 milioni.
Da queste tre cessioni, dunque, il Torino ricaverebbe un miglioramento sul bilancio di oltre 16 milioni, portandosi in positivo e rientrando dal disavanzo iniziale. Non si tratterebbe di cifre enormi, ma sufficienti al Torino per regalare ad Abate quattro innesti con le modalità in cui Petrachi si è sempre mosso abilmente: colpi a poco, parametri zero, prestiti con opzioni di riscatto. Il Torino, dunque, dovrà operare abilmente, sia nel calciomercato in uscita (piazzando gli esuberi e gli elementi individuati come entrate economiche e miglioramenti di bilancio) sia in quello in entrata (con innesti vantaggiosi da un punto di vista di bilancio). Se si verificheranno queste situazioni, allora vendere il classe 2007 non sarà una necessità per il club granata. E allora cosa deve fare il Torino Fc per non vendere Alessio Cacciamani? Operare secondo ragione, nell'accezione latina del termine, e non sbagliare niente in queste ultime tre settimane di calciomercato. A Petrachi si richiede una grande prestazione, cosa che, il ds granata, si è già mostrato in grado di fare.
Articolo a cura di Andrea Novello e Davide Bonsignore
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