Quanto giocano gli italiani in Serie A? Il dato e tutt'altro che confortante
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"Italia sì, Italia no". Quasi trent'anni dopo, la domanda di Elio e le Storie Tese torna curiosamente d'attualità, almeno guardando alla Serie A. È un tema che riemerge puntualmente quando la Nazionale attraversa un momento difficile, e anche stavolta è giusto interrogarsi sul peso che i giocatori italiani hanno nel nostro campionato. Non per cercare un colpevole o sostenere che basti schierare più italiani per risolvere i problemi dell'azzurro, ma perché il campionato resta il primo serbatoio dal quale la Nazionale deve pescare. E dopo cinque giornate la fotografia è tutt'altro che uniforme e confortante.
Il confronto tra Frosinone e Venezia è netto
Il caso più curioso è quello delle due neopromosse. Frosinone e Venezia sono arrivate insieme dalla Serie B, ma dopo cinque giornate sembrano appartenere a due campionati diversi, anche nella filosofia. Il Frosinone è la squadra che ha utilizzato più italiani diversi da titolari: 10. E anche sul campo il progetto di Alvini sta pagando: dopo cinque giornate i ciociari hanno 10 punti, frutto di tre vittorie, un pareggio e una sola sconfitta, arrivata all'esordio contro la Juventus. Il Venezia, invece, è all'estremo opposto: zero italiani diversi schierati titolari e soprattutto zero punti, con cinque sconfitte consecutive, l'ultima per 0-2 contro la Lazio. Una coincidenza? Forse. Ma è comunque un'indicazione interessante, perché mette una di fronte all'altra due neopromosse che hanno scelto strade molto diverse e che, almeno in questo primo scorcio di campionato, stanno raccogliendo risultati altrettanto diversi.
Le altre?
E il confronto non si ferma alle neopromosse. Atalanta e Monza sono a quota 8 italiani diversi, il Bologna a 7, mentre Torino e Lazio sono a 6. I granata fin qui hanno infatti schierato almeno una volta dal primo minuto: Mascardi, Comuzzo, Fortini, Cacciamani, Mandragora e Casadei. Dall'altra parte ci sono Juventus, Milan e Lecce a 2, Como e Udinese a 1 e, appunto, il Venezia a 0. Una forbice enorme che dimostra come non esista una sola strada: c'è chi costruisce la propria squadra lasciando spazio agli italiani e chi sceglie di affidarsi soprattutto al mercato internazionale. E non è necessariamente una questione di risultati: il punto interessante è proprio osservare come scelte diverse producano modelli diversi, già leggibili dopo appena cinque giornate.
La Serie A è un campionato italiano?
Per questo il dato va letto senza nostalgia e senza processi. Non basta dire "più italiani, meglio è", così come non basta il passaporto per spiegare la qualità di una squadra. Però 89 giocatori italiani utilizzati almeno una volta dall'inizio del campionato e una distanza siderale tra Frosinone e Venezia raccontano qualcosa. La Serie A continua a essere un campionato italiano, ma con sempre meno italiani dentro. E il dato forse più significativo arriva dalla percentuale di giocatori non stranieri impiegati: solo Frosinone e Monza sono sopra il 50%, rispettivamente con il 69,1% e il 56,8%, mentre tutte le altre 18 squadre sono sotto la soglia, fino allo 0,4% del Venezia. Per avere un termine di paragone, in Liga sono 13 le squadre con una percentuale positiva di giocatori non stranieri, mentre il Real Madrid, ultimo con il 16,8%, sarebbe comunque davanti a sei club di Serie A. Un confronto che non dà risposte definitive, ma almeno qualche domanda la pone. E allora, parafrasando Elio: Italia sì, Italia no. Italia boh. Benvenuti nella Terra dei Cachi della Serie A.© RIPRODUZIONE RISERVATA