Torna "Culto", la rubrica su Toro News di Francesco Bugnone: "Esattamente venticinque anni fa il Toro ospitava il Cosenza per festeggiare in casa la promozione matematica conquistata la domenica prima, ma quello che successe nel secondo tempo..."
Il gol più bello di Bruno Peres (VIDEO)
Il 3 giugno di venticinque anni fa il Toro affronta il Cosenza in quella che, sulla carta, avrebbe dovuto essere la partita della promozione matematica. Vincendo a Pescara con gol di Artistico, e grazie alla concomitante sconfitta della Sampdoria a Piacenza, i granata di Camolese hanno anticipato la salita aritmetica nella massima serie così quella contro i calabresi dell’amato Lentini sarà “soltanto” l’occasione per assaltare la vetta della classifica e festeggiare davanti ai propri tifosi. La partita sarà proprio quello, una festa d’altri tempi inteso come un qualcosa che, al giorno d’oggi, sarebbe inimmaginabile per motivi di sicurezza. La cosa incredibile è che si arrivi a questa gara con Giancarlo Camolese in discussione. Il tecnico di San Mauro, subentrato a Simoni, dopo un inizio complesso coi granata quasi invischiati nella lotta per non retrocedere ha infilato le storiche otto vittorie consecutive (raccontate qui e qui) e non ha mollato di un centimetro nel girone di ritorno conquistando la serie A con due gare di anticipo. L’ipotesi di sostituirlo con l’azzimato Colomba sembra fantascienza, ma è circola. Inizia tutto con un virus.
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Il virus è la mononucleosi che colpisce Fattori e Galante prima della partita con il Cagliari, costringendo “Camola” a rispolverare Mauro Bonomi, inviso alla società. Col “pelato” in campo il Toro batte i sardi 2-0 e perde di misura a Empoli, ma non sono i risultati a far saltare la mosca al naso a Cimminelli, ma il mettere in campo un calciatore apertamente in rotta con la dirigenza sin dall’estate per il rinnovo contrattuale e un mancato trasferimento in Inghilterra. Alcuni spifferi parlano di una lite fra tecnico e patron con le smentite e gli attestati di fiducia di Cimminelli, Romero e Mazzola che sembrano molto meno convinti di quanto richiederebbe il momento. Camolese entra in silenzio stampa raggiungendo i giocatori che lo sono da mesi: la voce viene ritrovata dopo la vittoria di Pescara che ammorbidisce i toni, anche se non cancella totalmente le ipotesi di addio. Cimminelli dichiara: “L’allenatore ha un contratto di due anni depositato in Lega. Presto ci siederemo attorno a un tavolo e faremo il nostro programma. Se lo condividerà bene, altrimenti valuteremo altre soluzioni”. Da parte sua il tecnico lascia giustamente la palla nel campo della dirigenza, mentre secondo i giornali Vicenza e Palermo si dicono interessate a lui. Arriva il giorno della gara e fra i numerosi spettatori ce n’è uno proprio d’altri tempi: Joe Baker, centravanti inglese che giocò nel 1961/62 insieme con Denis Law decidendo anche un derby prima di chiudere in maniera turbolenta la sua avventura granata. Sugli spalti i tifosi prendono subito la parola sulla querelle del momento con due striscioni chiari: “Che ci frega di Colomba, noi vogliamo Camolese” e “Camola uno di noi”. Che il Toro abbia festeggiato il giusto si nota dalle acconciature dei giocatori (Galante ha una parrucca granata, Bucci è completamente rasato), ma in campo i padroni di casa giocano la partita vogliosi di regalare il primato ai tifosi. La prima frazione si chiude a reti inviolate con occasioni per Artistico e Diawara, altro riesumato eccellente da qualche settimana e alla prima da titolare dell’anno, mentre i calabresi rispondono col povero Imbriani.
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Nel secondo tempo Mutti inserisce Lentini al posto di Guidoni e rivedere Gigi non è mai una cosa banale, come non è banale la rete del vantaggio granata al 57’: sulla scucchiaiata di Brambilla, Maspero, fra i migliori della stagione, sguscia alle spalle della difesa ospite e fredda Ripa con un preciso diagonale di sinistro prima di guidare la corsa dei compagni verso il mister, abbracciato per far capire a tutti da che parte stiano i giocatori. “Spero che le voci che girano intorno a lui non siano vere” dirà Galante ai microfoni di Francesco Marino con un sorriso eloquente. A metà ripresa i tifosi del Toro entrano in campo anticipando di parecchio la pacifica invasione prevista al triplice fischio finale. Era già accaduto all’ultima di campionato contro la Reggina due stagioni prima e lo stesso capitò nel 1991 quando, nel pomeriggio in cui arriva lo 0-0 contro l’Atalanta che vale la qualificazione in Uefa ai danni della Juventus di Maifredi, gli ultimi 20’ si giocarono con la gente seduta ai bordi del campo. Succede così anche nel pomeriggio assolato che stiamo ricordando: dopo i vani tentativi dello speaker di convincere gli spettatori a tornare sugli spalti pena la sospensione della partita, la gente si accomoda dietro le porte e vicino alle linee laterali, cosa impensabile oggi. In quel clima d’altri tempi arriva il raddoppio granata.
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Sixto Raimundo Peralta Salso detto “Mumo” è un oggetto misterioso di quel Torino. Arrivato in granata grazie ai buoni uffici di Sandro Mazzola con l’Inter, proprietaria del cartellino, il centrocampista argentino classe 1979, che ha ben figurato in patria, non va oltre qualche scampolo di partita. Al 59’ di Torino-Cosenza sostituisce Brambilla e al minuto 77 sigla la sua unica rete italiana prima di ricominciare a girare Europa e America Latina con risultati non disprezzabili: dopo il ritiro si è messo a fare l’allevatore (non è un refuso, non è allenatore, ma proprio allevatore). Sul lancio di Maspero due difensori cosentini quasi si scontrano e gli lasciano via libera: il destro di Mumo è coordinato e preciso e il nostro trova una marcatura se non storica, certamente unica per il contesto in cui è stata segnata, con la gente che entra in campo ad abbracciarlo. La rete di Pisano su cross, ovviamente, di Lentini vale solo per il tabellino. Il Toro si ritrova primo e ci resterà vincendo a Salerno all’ultima giornata, strappando proprio ai campani il record di punti in serie B. Al fischio finale di Trefoloni la festa scatta definitivamente coi giocatori denudati mentre provano a rientrare negli spogliatoi. Le parole del dopo non sono definitive per il futuro di Camolese, ma alla fine fortunatamente la decisione che sembrava a tutti assurda non verrà presa. Già il giorno successivo i tifosi del Toro possono leggere La Stampa con animo tutto sommato sereno. Fra l’altro nella pagina dedicata alla gara appare una pubblicità delle videocassette del Borghese che raccolgono, cito, “Le più scatenate attrici hard” dove fra i nomi spiccano la compianta Moana Pozzi, Milly D’Abbraccio, Barbarella e Ramba (!). Il tutto sotto l’articolo di Gramellini, come se nulla fosse. Anche questa una cosa che oggi non succederebbe più, anche questa una cosa d’altri tempi.
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