#CuoreGranata / Due record del mondo in due giorni, un oro europeo e una storia che comincia molto prima della piscina. Perché Sara Curtis il Toro non l'ha scelto: glielo ha trasmesso suo padre

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Ci sono storie granata che cominciano allo stadio, in una curva, davanti a una radiolina o in una domenica pomeriggio trascorsa insieme a qualcuno della propria famiglia. E poi ce ne sono altre che arrivano da strade diverse, magari lontane dal calcio, ma che hanno dentro la stessa cosa: un'appartenenza che passa da una generazione all'altra.

Quella di Sara Curtis è una di queste. A 19 anni, la ragazza di Savigliano è appena entrata nella storia del nuoto italiano e mondiale. A Parigi ha conquistato l'oro europeo nei 50 metri dorso, migliorando per la seconda volta in appena 24 ore il record del mondo: 26"63 in semifinale, poi 26"56 in finale. Un'impresa straordinaria, che racconta il talento e il lavoro di una delle più grandi promesse dello sport italiano. Ma questa non è una storia sul record del mondo. O almeno, non soltanto.

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Perché Sara Curtis tifa Toro. La cosa interessante, però, non è tanto sapere che una delle nuove stelle dello sport italiano è granata. È capire perché lo è. Quando, lo scorso anno, la Gazzetta dello Sport le chiese del calcio, Sara rispose con una semplicità che mi è rimasta impressa: «Tifo granata grazie a mio padre. Il calcio non lo seguo tanto».

Non c'è nessuna posa in quella risposta e nemmeno la necessità di costruire un personaggio. C'è semplicemente una ragazza che riconosce da dove arriva una parte della propria appartenenza. Il Toro è entrato nella sua vita attraverso suo padre, Vincenzo, e da allora è rimasto lì, anche se il calcio non è diventato il centro della sua vita. Forse è proprio questo uno dei modi più autentici di essere tifosi.

Siamo abituati a misurare la passione attraverso ciò che facciamo: le partite viste, le trasferte, gli abbonamenti, le formazioni conosciute a memoria, le discussioni sul mercato e le domeniche allo stadio. Tutto questo appartiene certamente al modo di vivere il calcio, ma non esaurisce il significato dell'appartenenza. Perché il Toro, qualche volta, non lo scegli. Ti arriva prima ancora che tu abbia gli strumenti per capire cosa significhi. Può essere una maglia indossata da bambino, una partita guardata accanto a tuo padre, una fotografia, una storia raccontata mille volte. Può essere semplicemente il nome di una squadra che hai imparato ad associare a una persona importante della tua vita.

Per Sara è stato suo padre. E la storia della sua famiglia rende questo legame ancora più particolare. Vincenzo Curtis è originario di Cervaro, nel Frusinate, mentre la madre di Sara, Helen, è nigeriana. I due si sono conosciuti a Torino, al mercato di Porta Palazzo. La città entra così nella loro storia ancora prima che Sara venga al mondo e, anche quando la famiglia si trasferisce in provincia di Cuneo, quel legame con Torino rimane.

Poi Sara trova la sua strada nell'acqua. Una strada costruita con anni di allenamenti, sacrifici e scelte importanti, fino alla decisione di trasferirsi negli Stati Uniti per studiare e allenarsi all'Università della Virginia, in un ambiente di altissimo livello. Il resto è una storia che oggi conosciamo bene: i record italiani, le finali mondiali, la crescita nello stile libero e, adesso, quei due record del mondo nei 50 dorso che in appena un giorno l'hanno portata sul tetto del nuoto internazionale.

Eppure, dietro tutto questo, rimane una ragazza che non dimentica le proprie radici. È forse questa la cosa che mi colpisce di più. Quando parliamo di grandi campioni siamo portati a guardare il cronometro, la medaglia, il podio. Ma dietro ogni risultato c'è sempre una storia fatta di persone, sacrifici e relazioni. Ci sono genitori che accompagnano, sostengono, aspettano e spesso rinunciano a qualcosa perché un figlio possa inseguire il proprio sogno.

Sara lo sa bene. E dopo il suo record mondiale ha voluto parlare proprio dei suoi genitori, riconoscendo quanto siano stati importanti nel percorso che l'ha portata fin lì. È un particolare che mi piace accostare a quella frase sul Toro. Perché prima della campionessa c'è Sara. Prima del record c'è una famiglia. E dentro quella famiglia c'è anche un padre che le ha consegnato una passione che lei, pur non vivendo il calcio come una tifosa tradizionale, continua a riconoscere come propria.

Non serve che il Toro sia il centro della sua vita. Non serve conoscere ogni giocatore o seguire tutte le partite. Ci sono appartenenze che non hanno bisogno di essere dimostrate ogni settimana, perché sono diventate parte della propria storia.

Sara Curtis oggi vive in una dimensione completamente diversa da quella di una tifosa qualunque. Studia, si allena e gareggia ai massimi livelli, mentre il suo nome comincia a essere conosciuto in tutto il mondo. Ha appena 19 anni e davanti a sé ha una carriera ancora tutta da scrivere.

Non sappiamo quanti altri record batterà, quante medaglie vincerà o dove riuscirà ad arrivare. Sappiamo però che, dentro quella corsia, insieme alla sua tecnica, alla sua velocità e alla sua determinazione, c'è anche qualcosa che arriva da molto lontano. Da suo padre. Da Torino. Da quella parte di famiglia che le ha trasmesso un modo di guardare il mondo.E dentro tutto questo c'è anche il Toro.

Forse è questo il senso più bello dell'appartenenza granata. Non sempre il Toro è quello che scegli. A volte è quello che qualcuno ti consegna quando sei ancora troppo piccolo per sapere quanto potrà diventare importante. Poi cresci, prendi la tua strada, vai dall'altra parte dell'oceano, sali sul tetto d'Europa e del mondo. E quel Toro continui a portartelo dentro.

ANDREA ARENA - Learning Advisor, mi occupo di formazione e sviluppo organizzativo aiutando persone e team a crescere nelle competenze, nella leadership e nella capacità di collaborare. Credo che ascolto, empatia, condivisione e fiducia siano le vere leve per generare cambiamento e risultati sostenibili, per questo accompagno aziende e organizzazioni in percorsi su misura dedicati allo sviluppo delle performance e alla costruzione di una cultura collaborativa. Con #CuoreGranata porto questa stessa visione nel racconto delle storie di tifosi e professionisti legati al Toro. Attraverso interviste e testimonianze, raccolgo voci e passioni che si intrecciano con i valori granata, ispirandomi al modello del Grande Torino: resilienza, organizzazione, missione e visione che parlano al presente e al futuro.

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