La Leggenda e i Campioni / Tieghi la ricevette pochi giorni dopo, col cuore a pezzi, ormai al corrente della sciagura di Superga

Quando si percorre l’autostrada da Vercelli, cominciando a vedere, a toccarli, e a sognare i monti della Val d’Aosta, se ti giri a destra vedi la Serra d’Ivrea che ti accompagna. La Serra d'Ivrea era la morena laterale sinistra dell'antico Ghiacciaio Balteo. Colossale deposito formatosi a causa dell'avanzata e del ritiro dei ghiacci che scendevano dalla Valle d'Aosta, dando vita alla formazione di questo tipo più grande d’Europa.
Su quei rilievi fu partigiano Guido Tieghi, nome di battaglia “Breda” (dalla mitragliatrice pesante prodotta dalla “Società Italiana Ernesto Breda per Costruzioni Meccaniche” e adottata dal Regio Esercito come mitragliatrice pesante standard nel 1937), nel Battaglione partigiano Vercelli, diventato 182a Brigata Garibaldi “Pietro Camana Primula” dopo la morte di Pietro Camana.

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Guido era nato a Milano il primo di maggio del 1925, ma crebbe a Vercelli nel rione Canadà. Oltre ad essere un bel ragazzo prestante (ottanta chili su 1,77 m), aveva un pregio: sapeva giocare bene al pallone. Che novità, direte voi: cresciuto a Vercelli, la città pluriscudettata delle Bianche Casacche, sarebbe stato strano il contrario.

A guerra appena finita, il giovane Tieghi conservava gelosamente le due pagine di Tuttosport con la data del 24 dicembre 1945. Se le rileggeva con orgoglio. Il grande Carlin Bergoglio aveva scritto di lui, di “un velocissimo e intraprendente centravanti di avvenire…”. La domenica 23 dicembre all’ex Campo Littorio di Alessandria (“la fabbrica del fango”, storicamente chiamata così con timore e rispetto dalle squadre ospiti che su quel terreno trovavano lungo nell’affrontare i Grigi) sotto un cielo basso e plumbeo, si era giocata, sotto la direzione dell’arbitro Lorenzo Limido di Milano, Alessandria-Pro Vercelli 4-1 (campionato misto B-C); en passant, allenatore dei Grigi era l’intramontabile Maiu Sperone, già mediano sinistro Campione d’Italia col Toro nel 1927-28.
Nel resoconto della Gazzetta dello Sport: “Tieghi sorvegliato da vicino non ha fatto grandi cose. Egli è però una autentica promessa”.
In quella Vigilia di Natale, il centravanti vercellese, orgoglioso, ripose i fogli del Tuttosport e infilò in una tasca dei pantaloni il denaro che Luigi Cassano, capitano dei Grigi (già campione d’Italia e vincitore della Coppa Italia col Torino nel 1942-43 e in squadra nel Torino Fiat nel torneo di guerra) gli doveva, come pegno della loro scommessa personale. Ad inizio gara, Tieghi si era avvicinato a Gigi Cassano, destinato a marcarlo, per dirgli che comunque, nonostante la sua arcigna marcatura, lui avrebbe segnato un goal per la Pro. Gigi Cassano, detto il “Cavaliere”, aveva raccolto la sfida ponendo una condizione: in palio ventimila lire. La scommessa era stata onorata. Nel pantano, l’intervento difensivo di Cassano era andato a vuoto e Tieghi, come aveva scritto Carlin su Tuttosport, “al 41’ salvava l’onore con un bel colpo di testa”.

Tarda primavera 1946. A consuntivo, grande stagione di Tieghi nella Pro Vercelli: quindici reti in ventun partite. Un goal anche nell’amichevole contro l’Olympique Nice, vinta per 2-0 dalla Pro. In sede di mercato, l’Andrea Doria, storico club genovese che andava a fondersi con la Sampierdarenese per dar vita alla Sampdoria, fu battuta sul tempo dal Torino del presidente Ferruccio Novo, in cerca di una riserva e, in prospettiva, del successore di Guglielmo Gabetto nel ruolo di centrattacco.
Il 12 giugno 1946 Guido Tieghi diventava così un giocatore tesserato dell’A.C. Torino. Aveva ventun anni.

Dopo la durissima esperienza della guerra partigiana, combattuta con coraggio e senza esclusione di colpi fino alla Liberazione, prospettive di felicità di successo nel gioco e nel ruolo da sempre amato si paravano di fronte al giovane vercellese.
Facciamo un passo indietro proprio al tempo di guerra, com’era solito chiamarlo mio padre partigiano, evocando quei tempi tremendi…
Marzo 1945. Una mattina, la pattuglia che controllava la strada dalle alture avvistò una vecchia 500, proveniente da Cavaglià e diretta a Biella. Al conducente fu intimato l’alt!; ciononostante, l’auto accelerò cercando di allontanarsi a zig zag. Due raffiche di mitra colpirono le gomme e il veicolo finì la sua corsa in un fosso. Assieme all’autista scese un uomo vestito con un abito scuro elegante che, esibendo la carta d’identità, fece cadere a terra una foto di Mussolini. Apriti cielo! Le cose si stavano mettendo veramente male.
I due furono scortati al comando di brigata alla Cascina Aranco, nei pressi di Magnano Biellese. Tieghi, il comandante di distaccamento “Breda”, risolse tutto: “Cercate un allenatore? Questo è Monsù Puss, il nostro Commissario Tecnico Campione del Mondo del ‘34 e del ‘38! È uno in gamba, quello che la sa più lunga di tutti su un campo di football”.
Al che il Commendator Vittorio Pozzo tolse dalla tomaia della scarpa sinistra un documento, che provava come fosse stato inviato dal CLN di Torino in missione a Biella.

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Campionato 1946-47
Su Gazzetta Sera, il 4 gennaio, Renato Tosatti scrisse: “il Torino è partito questa mattina alle 9,30 con il solito Conte Rosso. Tappa e colazione ad Alessandria, proseguimento per Genova Quinto al Mare, albergo Lido Parco. Il Torino si apparta, vuol stare tranquillo. Segue la squadra, in qualità di riserva, Tieghi”.
Il giorno dopo: Genoa-Torino 2-3 (1-1).
Reti: Ossola, Grezar, Ferraris II per i granata;
di Verdeal detto “Caracas” e di Trevisan (su rigore) i goal dei rossoblu.

La domenica successiva, l’esordio di Tieghi al centro dell’attacco dei granata contro il Bari.

Torino-Bari 2-1 (0-0).
Sulla Gazzetta del Popolo, la cronaca di Umberto Maggioli: “15’ della ripresa. Menti fermato con un fallo al limite dell’area. La punizione la batté lo stesso Meo: la palla rimbalzò su un paio di stinchi, venne ribattuta da Costagliola; Tieghi se la trovò lì, la colpì con rabbia e la mandò, bassa e filante, sulla sinistra del n.1 degli ospiti”. Tieghi si lasciò andare ad un pianto carico d’emozione e di felicità. Grezar lo abbracciò così forte che i due si ritrovarono a terra. Poi il goal della vittoria: “Tieghi lanciato in area, affrontato da Fusco, avvicinato da Costagliola uscente”. Rigore, trasformato da Valentino Mazzola.

19 gennaio 1947
Curiosità. Ad Alessandria, Tieghi venne schierato, in virtù della sua prestanza fisica, nell’insolito ruolo di mediano a sostituire il concittadino vercellese Eusebio Castigliano. Danilo Martelli, anch’egli al primo anno nel Torino, sostituiva Loik con il numero 8.
Giornata da tregenda, nel pantano.
Alessandria-Torino 2-0 (0-0).
Reti: Bertoni II, Stradella.
Molti anni dopo, durante un viaggio a Torino per seguire il nostro Torino Campione d’Italia, due miei grandi amici, Nanni e Franco, di cui sento la mancanza, mi avrebbero raccontato di quella domenica. Il primo sedici anni, si portò dietro il secondo, undicenne, prendendo un treno merci da Novi Ligure per vedere la partita.

Poi, per Tieghi, un brusco stop causato da una distorsione sul campo del Filadelfia.

Terza ed ultima presenza alla 38a giornata sul campo del Modena, il 6 luglio 1947, A.C. Torino nuovamente Campione d’Italia, il secondo titolo tricolore del dopoguerra -il terzo dell’epopea del Grande Torino- con 10 punti di distacco sulla Juventus seconda classificata e 12 sullo stesso Modena, terzo.
Valentino Mazzola capocannoniere con 29 reti.

Vittorio Pozzo su La Stampa: “Al 3’ già Tieghi aveva spedito in rete il primo pallone, riprendendo un tiro sfuggito al portiere Corghi su tentativo di Mazzola”. Negli sviluppi dell’incontro, Ossola al centro, al comando del quintetto d’attacco granata con Tieghi all’ala.
Modena-Torino 2-4 (0-3).
Reti: Ossola, Loik, Mazzola, Tieghi per i granata; Brighenti I, Del Medico per i canarini.

Una dolce serata sulle Ramblas a Barcellona, il 7 settembre 1947, dopo l’amichevole vinta al Montjuïch per 2-0 su una selezione catalana, composta in prevalenza da giocatori del Barcelona e completata da elementi del Sabadel e dell’Espanyol.
Guido Tieghi era un bel centravanti, un attaccante di peso, che s’imponeva per la sua prestanza in area di rigore. Ancora da affinare tecnicamente. Però il problema consisteva nel fatto che il “Barone” Gabetto, classe 1916, non fosse per niente al tramonto della sua carriera…
Così, in fase di mercato, dovendo scegliere per fare cassa, la Società granata scelse la conferma di Danilo Martelli, formidabile “riserva” universale -capace di disimpegnarsi efficacemente in tre ruoli, mediano, mezzala o all’occorrenza persino terzino- decidendo di cedere Tieghi al Livorno, con un ritorno economico di tutto rispetto.

Un prosieguo lusinghiero con la maglia del Livorno, 14 goal in 32 partite, quindi l’avvicinamento a casa, per indossare la maglia azzurra del Novara.

“ Non avrebbe mai dimenticato il 21 dicembre 1948”, inizia così il libro di Massimo Novelli, “La vita strappata di Guido Tieghi” , graphot editrice, aprile 2025.

Esce dal barbiere in Corso Libertà. Tre agenti in borghese lo invitano a seguirli in questura per una semplice informazione.
Doveva trattarsi di una semplice informazione… Tieghi uscirà di prigione soltanto nel 1950, dopo oltre 15 mesi. Prima la cella n.6 delle carceri Beato Amedeo a Vercelli (priva di servizi igienici e persino di un giaciglio), poi, amara ironia del destino Genova, a Marassi, adiacente lo stadio, seguendo la partita della domenica solo attraverso i boati del pubblico, con un magone così.
Il capo d’accusa: complicità in un delitto politico, concorso in omicidio immediatamente dopo la Liberazione.
Venne scarcerato l’8 aprile 1950: nessuna responsabilità nella vicenda: una falsa testimonianza, un'indagine affrettata da parte di un magistrato che aveva operato nella RSI. La colpa di Tieghi: essere stato il valoroso partigiano “Breda”. Questa la medaglia al valore che ricevette dalla neonata Repubblica Italiana.
L’assoluzione in istruttoria venne ad opera del consigliere di Cassazione dott. Alessio Alvazzi Delfrate che, secondo la descrizione apparsa su “La Stampa” del 1960, nella Magistratura spiccava per doti eccezionali di acutezza di mente, di dottrina, d’impegno scrupoloso senza trascurare il minimo dettaglio, anche andando di persona al nocciolo della questione.
Comunque, ormai a Guido Tieghi avevano strappato la carriera sportiva ma, soprattutto, lo avevano privato del gusto della vita.

Nell’archivio fotografico del giornale “L’Unità”era rintracciabile la copia di una cartolina.
Un Bilhete Postal Portugal. Scritta dal concittadino ed amico Eusebio Castigliano,
era indirizzata al
Signor Guido Tieghi
Carceri Giudiziarie
Vercelli
La data: 3 maggio 1949
Una cartolina recante tutte le firme dei giocatori del Grande Torino.

Tieghi la ricevette pochi giorni dopo col cuore a pezzi, ormai al corrente della sciagura di Superga.
Oltre a quella di Castigliano, ci sono le firme di tutti, Gabetto con le sue lettere grandi, il segno elegante di Ossola, la firma quasi illeggibile di Rigamonti, la mano di Menti, il nome di Mazzola; la elle e la i puntate verso l’alto di Loik, la M poderosa di Maroso, la firma per esteso di Aldo Ballarin, e in fondo Fadini e Bacigalupo.

4 maggio 1950. Prima commemorazione del Grande Torino. Su “L’Unità”, il cronista Pierino Novelli, ex giovanissimo partigiano, riferì che la cerimonia era iniziata alle nove del mattino a Torino, nella sede del club granata in via Alfieri 6 -ah, quando ci passi davanti ancora oggi, quel balcone e quel pennone da cui non sventola più alcuna bandiera…- dove venne consegnata alle famiglie dei caduti la medaglia per il campionato 1948-1949. Tra i presenti venivano ricordati i “superstiti” Tomà, Gandolfi e Tieghi.

Molti anni dopo. Ufficio Anagrafe del Comune di Livorno. Un giovane entra per fare richiesta del certificato di nascita, in vista del matrimonio. “Mi chiamo Dario Tieghi”. L’impiegato, al di là dello sportello, lo squadrò e sbottò. “Ma tu te sei il figliolo del Guido Tieghi? Dio bono, ma lo sai che ‘l tu’ babbo è stato il miglior centravanti che il Livorno abbia mai avuto? Ora ti dico di quei tre goal all’Inter…”.

Bibliografia

“La vita strappata di Guido Tieghi” di Massimo Novelli, graphot editrice, aprile 2025.


GIANNI PONTA - Chimico, ha lavorato in una multinazionale, vissuto molti anni all’estero. Tuttavia, non ha mai mancato di seguire il “suo” Torino, squadra del cuore, fondativa del calcio italiano. Tra l’altro, ha scoperto che Ezio Loik, mezzala del Grande Torino, aveva avviato un’attività proprio nell’ambito dell’azienda in cui Gianni molti anni dopo sarebbe stato assunto.

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