L'Editoriale del direttore di Toro News, Andrea Calderoni: "Rimembrare il caso Bellanova non fa bene, anche se in questi giorni è tornato prepotentemente di moda per due ragioni"
Sassuolo-Torino 2-1: il commento del match dei granata
Lo spettro di Bellanova si aggira ancora a Torino. Sta nascosto in diversi armadi, molto spesso esce e vaga libero tra Filadelfia e stadio "Olimpico-Grande Torino", fa alle volte capolino anche in piazza Castello. Raoul Bellanova resta a tutti gli effetti uno dei più grandi spartiacque della storia recente del Torino: la sua cessione nell'estate 2024, quella con Vanoli in panchina, ha allargato in maniera esponenziare la legione di tifosi granata avversa a Cairo. Ha avuto ripercussioni difficilmente inimmaginabili che hanno portato probabilmente alla definitiva rottura tra presidenza e piazza. A onor del vero la contestazione era già in atto, ma dopo Bellanova è divampata e si è manifestata sotto diverse forme, le più disparate. Rimembrare il caso Bellanova non fa bene, anche se in questi giorni è tornato prepotentemente di moda per due ragioni. La prima: Bellanova, ceduto sul finire del calciomercato estivo nel 2024, fu sostituito da Pedersen, fresco sposo dell'Olympiacos. La seconda: l'imminente partenza di Njie direzione Firenze il 30 agosto ricorda per tempistiche i saluti del laterale destro. Insomma, corsi e ricorsi storici.
Venti milioni più bonus sono una cifra elevata. Njie ha ancora tutto da dimostrare, anche se le qualità tecniche e fisiche messe in mostra un po' a spizzichi e bocconi sotto la Mole appaiono notevoli e destinate a rendere lo svedese un potenziare crack. Detto questo, l'operazione serve a far cassa ma sarebbe davvero deleterio se da questa cassa non si ricavassero le risorse necessarie per cercare di trovare un sostituto che possa quanto meno permettere ad Abate di continuare ad ambire al 3-4-2-1. Njie rappresentava una pedina strategicamente molto importante, quella pedina imprevedibile che sulla trequarti granata al momento manca. Venderlo significa privarsi di un giocatore per il quale Abate ha anche speso parole di un certo tenore nella conferenza stampa pre-Sassuolo. "E’ un ragazzo di grandissimo talento. Abbiamo un bel rapporto, molto schietto. Mi auguro che farà parte del gruppo di quest’anno" le parole del tecnico. La speranza è venuta meno nelle ore successive, ora però serve razionalmente procedere.
Dal punto di vista dell'impatto emotivo su un ambiente che stava provando, tra mille difficoltà, a venire fuori da una situazione burrascosa (vedi i segnali di distensione della Maratona nel match contro il Milan o l'apertura del Filadelfia per l'amichevole contro il Vado), l'operazione Njie alla Fiorentina può essere forse più pesante di quanto non lo sia sul rettangolo verde. Offerta importante, cessione importante: tutto vero. Nello stesso tempo emerge anche l'idea che dall'anonimato cronico non si vuole guarire. Mancano tre giorni, nemmeno pieni, al termine di una sessione di calciomercato oltremodo complessa. Gianluca Petrachi è chiamato a quello che minuto dopo minuto appare sempre di più un miracolo. Le operazioni potenzialmente da fare sono tantissime (tanto sul fronte uscite quanto sul fronte entrate). I segnali arrivati dal Mapei Stadium non giovano sicuramente. Il lavoro da fare è apparso ingente, le lacune anche. Il rischio più triste è dietro l'angolo: disperdere le energie positive disseminate durante l'estate, da più fronti. La cessione di Njie non può che accelerare questo senso di disfacimento del contorno di un puzzle che si stava cercando di realizzare (si era ben lungi da avere il corpo centrale del puzzle ma si era quanto meno partiti da qualcosa, appunto il contorno). Mancano meno di tre giorni a tirare le fila del discorso e subito dopo il gong del calciomercato ci sarà il Monza di Juric a Torino per la Coppa Italia: tre giorni cruciali e c'è un vecchio amico che ha bussato alla porta, un nome che evoca il sussulto, il brivido e tanta frustrazione, quello di Raoul Bellanova. Lo scaccerà il Torino?
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