Torna la rubrica "Lettere alla redazione". Mandateci i vostri contributi: i migliori saranno pubblicati su Toro News!
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Oggi la lettera porta la firma di un affezionato lettore, Giorgio Tassara, e tratta del match disputato ieri dal Toro contro il Lecce: "Nessuno possiede bacchette magiche ma anche il più disincantato tifoso si accorge che ogni anno manca sempre qualcuno per tamponare assenze per giustificati motivi o carenze tecniche".
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Fatto storico ricorrente che la squadra granata appaia una, più o meno bella, incompiuta. Cosa che rende poco profittevole assegnare colpe agli attori di turno, sarebbe come dare la colpa di tutti i mali all’ultimo medico che ha visitato il paziente. Meglio vagliare l’accumulo delle cause della cronica defaillance di prestazioni per trovare il bandolo della matassa.
Impossibilità a disfarsi di vecchie scorie? Difficoltà o avventatezza nel rinnovare i ranghi? Scelte sbagliate nell’individuare guaritori e sistemi d’intervento? Schiavitù legate a regole di bilancio? Mancanza di logica nel rischio d’impresa? Quando i fatti sono ricorrenti è sempre difficile attribuire un diverso peso alle cause, a meno che non si voglia fare di ogni erba un fascio. La soluzione breve può arrivare solo dalla strategia manageriale del rischio calcolato, ossia dal coraggio imprenditoriale di avviare un progetto che preveda i pareggi di bilancio alla fine del campionato non all’inizio della competizione. Possibile farlo nel rispetto delle regole di play finanziario che il mondo del calcio si è dato, e spesso, in meandri capitalistici evasivi e complessi, non riesce a controllare, lasciando aperti i varchi ai furbi?
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Nessuno possiede bacchette magiche ma anche il più disincantato tifoso si accorge che ogni anno manca sempre qualcuno per tamponare assenze per giustificati motivi o carenze tecniche, e si è costretti a far giocare gente fuori ruolo, fuori condizione, fuori giri. A che serve mandare i ragazzi della primavera a farsi le ossa in ambienti a loro estranei, dove vedono altro e spesso neanche giocano. Non sarebbe meglio tenerne uno per reparto, prepararlo in casa e utilizzarlo in emergenza. Un dettaglio? Vero ma sono i piccoli dettagli che fanno corpo consistente. Vendere un giovane per quadrare i bilanci e non centrare obiettivi che farebbero guadagnare molto di più è un’arte ragionieristica che non risolverà mai i problemi alla radice. La forza di un gruppo si concentra nel coraggio delle proprie azioni.
Sono d’accordo con tutti coloro che si possono sentire criticati “facile disquisire, difficile agire” ma lunga esperienza manageriale mi ha insegnato che non esiste altra strada diversa dal rischio calcolato d’impresa o dal limitarsi alla sopravvivenza. Almeno fino a quando gli altri marceranno veloce e tu resterai al palo come una bella incompiuta.
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