I talent scout della storia granata

Nel Segno del Toro / Torna l’appuntamento con la rubrica di Stefano Budicin: i talent scout sono elementi fondamentali di un organico societario

di Stefano Budicin
Vatta

È cosa ovvia che una squadra di calcio debba sempre essere gremita di figure capaci di avere un sesto senso e abilità predittive fuori dall’ordinario. I talent scout sono elementi fondamentali di un organico societario, data la loro innata vocazione alla scoperta delle nuove promesse del calcio. Per quanto riguarda i granata, possiamo elencarne centinaia, dai mister ai dirigenti, grazie alla cui intermediazione hanno potuto vestire la maglia granata alcuni dei giocatori più forti di tutti i tempi. Vediamo di fare una cernita e di selezionare i principali.

Uno dei primi che bisogna ricordare è Carlo Rocca, responsabile assieme a Giuseppe Sella e Adolfo Baloncieri della nascita dei Balon Boys e della scuola del Filadelfia, composta da giovani del vivaio granata come Federico Allasio, Cesare Gallea, Osvaldo Ferrini, Aldo Cadario, Sergio Piacentini, Livio Bussi.

Ellena, Sperone

Un altro talent scout che merita menzione è Mario Sperone, che vestì per tutta la sua carriera agonistica la maglia del Torino, con cui collezionò 138 presenze in nove stagioni di fila. Una volta appesa al chiodo la maglia granata, si fece notare come allenatore quando vinse assieme ai Campionissimi lo scudetto nel 1947-48. È per merito suo se Virgilio Maroso giocò nella nostra squadra del cuore.

Altro mister di grandissimo fiuto è stato Sergio Vatta. Una vita, la sua, dedicata al mondo del calcio, sia da protagonista sul campo, prestando i suoi servigi alla Triestina, l’Aquila, Fano e Campobasso, quindi da allenatore e grandioso scopritore di talenti. Al Torino Vatta approdò nel 1977, di cui cura la squadra giovanili e promuove la carriera di atleti come Roberto Cravero e Gianluigi Lentini. subentrando a Sala.

vatta

Non bisogna dimenticarsi inoltre di Carlo Lievore, grazie a cui poterono essere selezionati atleti del calibro di Lido Vieri, Fogli, Petris, Castelletti. Oppure di Giacinto Ellena, che mosse mari e monti per segnalare Paolo Pulici, e fu un instancabile scopritore di talenti: Diego Fuser, Dino Baggio, Renato Zaccarelli e Franco Causio.

Per non parlare della lunga lista di allenatori delle giovanili che contribuirono chi più chi meno a mettere in luce le qualità atletiche di campioni potenziali e che per questioni di concinnitas mi trovo costretto a menzionare solo di nome: Vittorio Sentimenti, Fantinuoli, Marchetto, Rabitti, Marchiò.

La storia del Toro è costellata di figure elevabili al rango di veri e propri Marco Polo del pallone. La loro capacità di analisi e osservazione ne ha fatto, in più di cent’anni di storia, elementi di assoluto prestigio all’interno della società piemontese. E non li ringrazieremo mai abbastanza.


Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.

2 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

  1. antonio.aluia@alice.it - 4 settimane fa

    e i grandi USSELLO e NARETTO NON DIMENTICHIAMOLI !!!!!!!!!!!!!!!!!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. Messere Granata - 4 settimane fa

    È giusto ricordare l’abilità dei “panettieri”, ma ci dimentichiamo di parlare della qualità della “farina”. L’acqua, da sola, non basta.

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy