Dal blackout iniziale alla reazione guidata da Piano e Moraglio: come la lezione del secondo tempo può far fare il salto di qualità al gruppo

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E il progetto? (VIDEO)

Una prestazione dai due volti non basta al Torino Under 18 per evitare la sconfitta casalinga al Robaldo contro il Genoa, la seconda consecutiva dopo quella contro il Como prima della sosta nazionali. La formazione granata esce dal campo con l'amaro in bocca dopo novanta minuti da montagne russe, con il 2-1 finale a favore dei rossoblù: a una prima frazione costellata da disattenzioni difensive ha fatto seguito una ripresa arrembante, in cui cuore, cambi tattici e occasioni a ripetizione non sono bastati per completare la rimonta.

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Sul piano collettivo, il Toro ha pagato a caro prezzo un approccio iniziale sottogamba. Nel primo tempo, il 4-2-3-1 disegnato da Leardi ha mostrato crepe evidenti soprattutto nella fase di transizione difensiva: le distanze tra i reparti erano troppo ampie e la coppia di centrocampo non è riuscita a schermare le incursioni avversarie, lasciando la retroguardia esposta alle ripartenze e agli inserimenti letali dell'asse Mastropietro-Nuredini. La svolta della gara è arrivata nella ripresa grazie a due fattori cruciali: la gestione della panchina da parte del tecnico granata e la reazione del gruppo. Leardi è stato abile a correggere subito la colonna vertebrale della squadra inserendo forze fresche al rientro dagli spogliatoi (Russo, Marangon e Boulifi) alzando così baricentro e pressione. Nella seconda metà di gara la squadra ha mostrato coesione e reattività, occupando stabilmente la trequarti avversaria e producendo un volume di gioco tale da sfiorare il pareggio.

Torino Under 18, Piano

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Il migliore in campo per leadership e presenza è stato soprattutto capitan Enrico Piano. Oltre a guidare la linea difensiva nei momenti di massima sofferenza, il centrale ha suonato la carica trascinando i compagni nella ripresa. Ha sfiorato il gol sugli sviluppi di un corner e ha trasformato con freddezza il rigore dell'1-2. Tra i migliori in campo anche Moraglio e Malidor. Il numero 10 ha confermato di essere il faro qualitativo della manovra granata. Muovendosi sulla corsia destra Moraglio ha creato costante scompiglio nella retroguardia rossoblù: sue le giocate più pericolose palla al piede, la percussione sventata da Romeo e lo spunto con cui si è procurato il penalty. L'esterno francese, invece, è cresciuto esponenzialmente con il passare dei minuti. Lo spostamento a sinistra nella seconda parte del primo tempo ne ha esaltato la falcata e l'uno contro uno, diventando un'arma costante per scardinare il blocco difensivo del Genoa.

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Guardando al prosieguo della stagione, la prestazione di sabato traccia una strada ben precisa per la formazione granata. La capacità di reazione e la qualità tecnica espressa soprattutto nella ripresa hanno mostrato che il potenziale dell'organico è competitivo per i vertici del campionato. Tuttavia, il percorso di maturazione del gruppo passa inevitabilmente attraverso l'eliminazione dei blackout iniziali, peculiarità condivisa con la Primavera di Baldini. Per fare il salto di qualità definitivo, la squadra di Leardi dovrà trovare continuità nei novanta minuti, approcciando le gare con la stessa determinazione mostrata nel secondo tempo contro la formazione di Ruotolo. Se il Toro saprà fare tesoro degli errori commessi contro il Genoa e rafforzare la mentalità e reattività vista con l'assalto finale, il futuro di questo gruppo si preannuncia decisamente luminoso.

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