L'ex bomber: "Serve un progetto duraturo e giocatori che sposino la causa granata"
"Il tifoso del Toro è unico. È un dato di fatto più che una considerazione": un rapporto ancora vivido quello tra Marco Ferrante e il suo popolo. Il bomber del periodo a cavallo tra gli anni '90 e 2000 suscita ancora oggi una certa emozione nell'immaginario di chi predilige il granata, anche tra coloro che non ricordano perfettamente le sue gesta. Del resto, stiamo pur sempre parlando del quinto marcatore all time della storia granata: 125 volte ha mostrato le corna, la sua iconica esultanza. Una mitologia che convive con l'attualità di profondo conoscitore dell'umore di una piazza e di una squadra che segue ancora con grande attenzione.
Marco, che stagione è stata per il Toro?
"Travagliata, come tutte le stagioni. Speriamo che passi questo trend di negatività che attornia un po' sia la società sia i tifosi, che si possano unire per creare un Toro forte e ambire a qualcosa di importante. Quantomeno bisogna avvicinarsi alle coppe europee, affinché il tifoso del Toro possa gioire. Poi l'obiettivo magari non lo raggiungi, ma penso che sia lecito provarci".
Da dove bisogna partire?
"Bisogna partire dal creare un organico importante. Che si prendano giocatori non solo per prenderli, ma che sposino la causa. Se non sono particolarmente forti a livello qualitativo, che siano pronti sotto il profilo della personalità: questo è un aspetto che ai giocatori che indossano questa maglia non deve mai mancare".
A prescindere dal nome, quale doveva essere il profilo dell'allenatore a cui affidare il nuovo corso granata?
"Il profilo giusto è un profilo giovane, che deve rimanere due o tre anni e creare un progetto, non essere sempre di passaggio, perché altrimenti non si costruisce nulla di importante".
Quindi il Torino deve puntare su un progetto a medio-lungo termine?
"Ma per forza, come in tutte le società del mondo. Il Toro è una delle società più importanti e prestigiose e non vedo perché non si debba fare questo".
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