Dall'amore dei tifosi al lavoro di Abate: cosa resterà del ritiro del Torino a Pinzolo?
La top 5 del ritiro di Pinzolo (VIDEO)
"Consapevolezza". Volendo assolutamente mettere le mani avanti, "consapevolezza" sarà la parola più letta in questo articolo. Perché il ritiro del Torino a Pinzolo in quest'estate 2026 ha lasciato la possibilità, se ancora ce ne fosse stato bisogno, di ribadire alcuni concetti lampanti. Per comprendere il lascito di questo periodo trascorso in Val Rendena dalla formazione granata occorre addentrarsi negli ambienti che l'hanno contraddistinto: il "dentro", il "subito fuori" e il "molto fuori", dal rettangolo di gioco del Cs comunale Pineta. Così si può determinare cosa resterà di Pinzolo 2026.
Dentro il campo: la preparazione di Abate
Gli allenamenti di Ignazio Abate. Nel corso del ritiro ve li abbiamo raccontati nei minimi dettagli e vi abbiamo resi partecipi dei tanti schemi provati dal nuovo tecnico del Torino. Se possiamo parlare di "buon ritiro", come abbiamo fatto in larga parte, certamente non poco del merito va all'allenatore. Abate ha attirato su di sé gli apprezzamenti della stragrande maggioranza di chi ha assistito alle sue sedute in Trentino. Intanto per la grinta e l'intensità richieste: un dialogo continuo con i suoi per spronarli a "tirare fuori gli attributi", metafora spesso utilizzata dal tecnico. E poi per gli interessanti spunti calcistici: una squadra cangiante che si è vista lavorare su più disposizioni e con diverse varianti delle stesse. Insomma, idee e identità: le caratteristiche che Petrachi andava cercando nel nuovo allenatore del Torino. E l'impressione, dal ritiro del Torino a Pinzolo, è che con Ignazio Abate le abbia trovate.Subito fuori: l'ambiente tra i tifosi e l'uomo del popolo
In tutte le sue zone. L'interezza del lungo perimetro percorso allo sfinimento dai tifosi granata durante gli allenamenti per stare più vicini ai giocatori, e nel campo principale, e nel secondario, e in palestra, è il termometro di una costante "voglia di Toro", come ci ha raccontato Carlo Testa. L'ambiente che i tifosi sono stati in grado di creare tra di loro e nel rapporto con i giocatori è stato il grande valore aggiunto del ritiro di Pinzolo 2026. Un clima sereno, positivo, disteso, di amicizie che nascono dalla passione condivisa, verso il Toro, e di un dialogo possibile anche con i granata in campo. L'amore riversato dai tifosi accorsi a Pinzolo nella figura di Andrea Luongo è l'emblema di questa positività: tutto il supporto che la piazza granata ha saputo dare a un diciottenne che, con impegno e voglia di emergere, si è fatto apprezzare da tifosi, compagni e staff.E dalla parte dei giocatori non si possono non sottolineare l'umiltà e la disponibilità dimostrati: in tante occasioni, nel corso del ritiro, si potevano vedere membri della formazione granata fermarsi anche per molto tempo a parlare con i tifosi, a raccontarsi e ad accontentare qualsiasi richiesta di foto o autografi. In questo senso, e non poteva essere altrimenti, si è contraddistinto Alberto Paleari: il primo uomo spogliatoio, il primo uomo del popolo. Una figura scelta da Petrachi per restare a fare da chioccia ai giovani che verranno. E la speranza è che questo possa accadere anche negli anni a venire, perché non si può mai rinunciare a una figura del genere tra le mura di uno spogliatoio. Questo ambiente di serenità e distensione che vi abbiamo raccontato a più riprese è la dimostrazione che creare un clima positivo intorno alla piazza granata è possibile anche senza mettere da parte la contestazione. Questa, anche in ritiro, non si è fermata, tra striscioni e prese di posizione da parte dei tifosi. Ma il supporto alla squadra è stato costante, in ogni sua forma.
Molto fuori: ancora troppo lenti
In ultima istanza, una doverosa necessaria considerazione sulle modalità in cui si è svolto il ritiro del Torino a Pinzolo. Ignazio Abate è stato costretto a lavorare con una rosa ridotta, incompleta. Salvo poi vedersi chiudere tre operazioni - Comert, Comuzzo e Perri, ormai cose fatte - a pochissimi giorni dal rientro a Torino. Essere indietro a luglio è una cosa normale, ma essere indietro come lo è stato il Torino, tra le squadre meno pronte arrivati al ritiro estivo, è un rischio che i granata si stanno assumendo. Abate ha lavorato molto su intensità, identità, spirito e perseveranza nel corso del ritiro. L'ha fatto, però, anche con molti giocatori che nella stagione che sta per cominciare non entreranno neanche nel suo parco riserve. Un lavoro che, se continua ad essere fatto in questo modo, rischia di perdere il suo motivo fondante: creare il gruppo che dovrà lottare insieme da fine agosto a inizio giugno. E quindi tutto quel che succede nel "molto fuori" dal campo ha inevitabili ripercussioni sull'attività all'interno del rettangolo di gioco. Quanto messo in mostra da Abate crea entusiasmo ma pretende qualità: senza quella qualità, il Torino potrebbe faticare ancora una volta. Il tempismo, in questo Pinzolo 2026, sarebbe potuto essere diverso. Se ad oggi possiamo parlare di un ritiro positivo, tanto del merito lo si deve ai punti precedenti.© RIPRODUZIONE RISERVATA