Dai fasti della pallavolo azzurra ai fiaschi della FIGC fino alle annose questioni legate al Torino: in esclusiva le parole di chi conosce bene sport e politica
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Soap opera FIGC
Da uomo di politica e di sport quanto la rattrista la situazione che sta vivendo la FIGC? Sta andando in archivio un'altra estate di caos e la vicenda Malagò sembra davvero essere uno sceneggiato da soap opera... "Mi rattrista e conferma che il calcio è lo sport più conservatore che esista in Italia. A differenza di quanto detto sulla pallavolo, per il calcio sono decenni di profonda crisi. Bisogna almeno partire dal 2010. Tutto sta accadendo fuorché un tentativo di porre rimedio a una situazione insostenibile. Sia chiaro: io, come molti altri, non ho la bacchetta magica per risolvere i problemi. Però, quando una cosa non funziona o funziona male, è ovvio che serve discontinuità. Ogni volta che si deve generare discontinuità succedono fatti che rallentano, limitano o cancellano la volontà di rompere con il passato. Si difende lo status quo con le unghie e con i denti. L'analisi spazia dalla nazionale al campionato di Serie A. Il nostro massimo campionato ha perso appeal e bellezza, credo sia innegabile".
In questo quadro fosco vede delle opportunità? "Sì, ho percepito di recente un elemento di discontinuità abbastanza chiaro in questo panorama: è il Como. Il Como ha generato un modello fortemente orientato. Si può ragionare se questo modello sia funzionale alla nazionale italiana. Però, il Como rappresenta uno dei pochi modelli a livello manageriale del nostro calcio. E non sto parlando soltanto di risultati sportivi perché i successi arrivano se applichi un certo tipo di modello manageriale. I risultati sono la conseguenza di quello che imposti come lavoro. Ecco il Como sta portando sostanziali novità nel modello manageriale del calcio italiano".
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