Squadra allo sbando, tensioni interne, pessima situazione ambientale, polemiche e tanta paura di finire in serie B.

Squadra allo sbando, tensioni interne, pessima situazione ambientale, polemiche e tanta paura di finire in serie B.
Naturalmente è quest’ultima la causa maggiore delle tante ansie attuali del popolo granata.
A ben pensarci l’attuale grave crisi granata, all’apparenza quasi inipotizzabile solo due anni fa, da tempo poteva essere prevista.
Da quasi tre anni ormai si vive in attesa di qualcosa che non arriva, attesa che sembra figlia più un attestato di fiducia verso il nuovo corso societario che una vera e propria concreta convinzione.
La promozione in serie A aveva dato ulteriore spinta a questa certezza popolare ma già da allora i segnali di allarme che avrebbero dovuto far riflettere erano più che evidenti.
Il continuo richiamo ad un progetto societario che non trovava mai attuazione concreta al di là di affermazioni incoraggianti, le campagne acquisti che smentivano di fatto gli stessi positivi intenti annunciati, il continuo turnover di dirigenti e tecnici, come non interpretarli come segnali per lo meno contraddittori ?

9e9fd95523b6e0aa32b6b9cb1de91488.jpg

Non che le scelte attuate fossero tutte sbagliate, anzi, gli uomini, dirigenti e giocatori, con qualche lacuna quest’ultimi, erano tutti di ottimo livello. Qualcosa non ha funzionato e questo qualcosa è apparso evidente: l’incapacità o la difficoltà di creare un ambiente in cui tutti coloro che vi operavano avessero possibilità di esprimere le loro capacità e il loro valore professionale.
Più che i buoni intenti, quindi ad essere criticati ora sono la gestione e i metodi con cui si è operato.
Questo è il vero motivo della crisi attuale del Torino, crisi che ora rischia di trascinare quella che è stata una breve parentesi di speranza e serenità, di momentaneo ritrovato orgoglio della gente granata, in una nuova cocente delusione che in caso di retrocessione rappresenterebbe un evento di gravissima portata, sotto il profilo economico per la società di calcio ma soprattutto psicologico per tutti gli appassionati granata.
Adesso però è il momento di guardare in faccia la realtà, di non abbandonarsi di nuovo ai personalismi e alle convinzioni di infallibilità che spesso conducono uomini di grande statura e successo imprenditoriale, tecnico e professionale a scelte a volte errate.
Ora serve un passo indietro, occorre riflettere sugli errori commessi e riprendere il cammino facendo tesoro dell’esperienza negativa.
Questa capacità di autocritica è quanto rende differenti le persone di grande valore da quelle solo più fortunate delle altre.
Occorre un umile passo indietro da chi non ha saputo, per colpa o non colpa, cogliere la grande occasione di sedere sulla panchina granata.
Non è il momento discutere di rosa e di giocatori a disposizione, questi discorsi andavano fatti prima di firmare il contratto d’ingaggio o semmai durante il periodo di riparazione del mercato.
Oggi, cercare questo tipo di scusanti per i pessimi risultati raggiunti e per lo sfascio attuale, appare come cercare di nascondersi dietro un dito e poco serio nei confronti di chi ha riposto fiducia nell’uomo e nell’allenatore, nonostante i contrari e preziosi consigli dei quasi sempre inascoltati collaboratori
Ora è tempo di mettere da parte anche il proprio orgoglio imprenditoriale e decidere, per il bene della propria azienda e per la serenità dei tifosi.
E’ il tempo delle dimissioni spontaneee di Novellino, all’esonero non vorremmo neanche pensarci, sarebbe come affermare che ci siamo sbagliati anche sull’uomo Novellino e non solo sulle, diciamo sfortunate circostanze, che hanno portato al suo fallimento alla guida del Torino.
Ed è il tempo di riprogettare il Toro, questa volta veramente, partendo da uomini che conoscono bene l’ambiente granata che a questo ambiente hanno dato molto e possono dare ancora moltissimo.
E’ ora di recuperare lo spirito Toro, di mettere al servizio della società un team professionale, di esperienza ma soprattutto riconosciuto e apprezzato per quello che rappresenta storicamente anche dai tifosi.
E’ ora insomma arrivato il tempo di dare fiducia a chi questa fiducia da tempo dai tifosi granata l’ha già, grazie al suo lavoro ed alla sua dedizione ampiamente dimostrati in passati recenti. Uomini che sanno cos’è il Toro e che in silenzio hanno lavorato, facendo il loro dovere con spirito di sacrificio e di servizio per la squadra, trascinati da amore vero, non dichiarato solo in sede di ‘insediamenti vari’ dichiarazioni per altro anche facilmente smentibili perchè già espresse nei confronti di altri in occasioni simili.
Spesso ci guardiamo intorno non prendendo seriamente in considerazione quello che abbiamo già, è venuto il momento di attingere dalle preziose risorse interne al Toro.
I professionisti validi ce li abbiamo in casa.
Uomini come Pigino, uomini che hanno già dimostrato di avere il coraggio di scendere in campo, di accettare la sfida e vincerla, per poi riaccomodarsi in silenzio dietro le quinte, anche se era il loro momento di gloria.
Per il bene del Toro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti