La vittoria per 2-1 contro la Fiorentina accende una luce nel Toro: le impressioni al termine della gara contro i viola
Fiorentina-Torino 1-2: il film della partita
Prima vittoria in campionato dell'era Abate, primi sprazzi di un Toro diverso. Non saranno sufficienti tre punti a far cadere tutti i difetti di questa squadra, ma quello visto al Franchi contro la Fiorentina è un Toro che comincia ad avere un'identità, comincia ad avere carattere e ribalta una partita che si stava incanalando sugli stessi binari di una settimana fa. Il 2-1 di Firenze solleva i granata dalla terza sconfitta consecutiva e lascia uno spiraglio di luce in fondo al tunnel. Permette di affrontare con meno pressione una settimana che culminerà con una gara difficilissima contro una Roma partita fortissimo in stagione.
Il miglior primo tempo per equilibrio
Abate prima della gara aveva chiesto solidità nella fase difensiva, ma i suoi uomini non sembrano recepire immediatamente il messaggio. Dopo neanche due minuti dal fischio d'inizio il Toro rischia di subire il più classico dei gol degli ex: prima Perri è miracoloso su Mastantuono, poi è il turno di Fortini che salva sulla riga sulla conclusione a botta sicura di Njie. Forse è questa la scossa che sveglia il Toro, almeno nella prima frazione. Anche alcune scelte di Abate pagano. Mandragora prende in mano le chiavi del centrocampo dal minuto numero 0 a quello numero 94 e la differenza rispetto al solito si vede. Adams, preferito a un Simeone relegato in panchina, gestisce la sfera con più tranquillità e insieme a Vlasic, nel 3-5-1-1, riesce a legare il gioco. Il Toro arriva anche con più facilità sulle fasce e Cacciamani a sinistra è in palla ed è sempre l'uomo in più per i granata: punta, salta e mette in mezzo per 45 minuti. È un Toro che non crea troppe occasioni, ma non ne subisce neanche, tenendo il pallino del gioco e chiudendo il primo tempo con il 66% di possesso palla e sullo 0-0. Insomma, un bel Toro, più equilibrato e preciso del solito.
Lo spettro del Mapei culmina con un Toro illuminante
Ma si sa, al Toro basta poco per cadere nel buio, per autoinfliggersi una punizione che sarebbe stata troppo severa. Nella vita due cose sono sicure, la morte e il gol di Pellegrino contro il Toro: sei gol in quattro gare quando vede granata, nonché quasi metà dei suoi gol in Serie A. La botta da fuori dell'argentino si insacca a inizio ripresa, complice un Perri che si fa bucare le mani. Prima che inizino i giudizi negativi sul suo conto, però, il neo portiere si riscatta con un riflesso in controtempo sul colpo di testa di Atta qualche minuto più tardi. Il Toro è in bambola e sembra di rivedere il secondo tempo del Mapei. Stavolta, però, la reazione arriva. A salire in cattedra è ancora Mandragora, che compie il secondo tiro in porta da fuori area dopo tre giornate e fa un gol che da queste parti non si vedeva da tempo. Ah, il primo tiro in porta? Sempre Mandragora, nel primo tempo, sfiorando anche in quella occasione il gol. A voi i commenti...
Abate cambia anche volto alla squadra con un 4-3-1-2 finale che regala un Toro quasi illuminante. Il gol vittoria di Adams arriva da un cross di un Belghali che subentra con vivacità. Il trio di centrocampo che chiude il match a memoria è di una qualità raramente vista a Torino. Fitz-Jim corre e gioca, tanto che al 90' semina il panico nella difesa avversaria: qualcuno cloni l'olandese. Per Mandragora si sprecherebbero le parole, mentre Bragança aggiunge il tocco di classe a una mediana che comincia ad incuriosire, entrando al posto di un Gineitis ancora una volta insufficiente quando ha il pallone tra i piedi. E non è un'analisi campata per aria. Il Toro chiude palleggiando in faccia alla Fiorentina, senza subire nemmeno il più classico dei forcing della disperazione. La stessa disperazione con cui Abate e la sua squadra trovano i primi tre punti. Non è solo una disperazione da vero cuore Toro, ma anche qualche sprazzo di un Toro che comincia a mostrare un'identità.
Il primo passo è compiuto
Piedi per terra, però, perché il cammino è ancora lungo. Questa vittoria non cancella le difficoltà delle prime due giornate e soprattutto non può trasformare Firenze in una sentenza definitiva sulle qualità del Toro. Ma può essere un punto di partenza. E adesso arriva già un sentiero tortuoso: prima la Roma, poi il Bologna. Due partite che diranno molto di più sulla crescita della squadra di Abate e sulla consistenza dei segnali arrivati dal Franchi. Abate avrà anche una settimana in più per inserire ancora meglio i nuovi e capire qual è la direzione tattica da intraprendere. Per ora ci si può godere i tre punti, con la consapevolezza che il Toro ha finalmente acceso una piccola luce. Ora bisogna capire se sarà capace di tenerla accesa.
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