La paura del Torino che trasforma la fatica in grinta e vince la prima in Serie A con una rimonta incredibile

Copertina Torino in campo per il riscaldamento al Franchi

Fiorentina-Torino, la squadra è in campo per il riscaldamento (VIDEO)

La disperazione e la grinta di una squadra che aveva bisogno esattamente di questo: ritrovare la fiducia, soffrire e ottenere risultati dai propri patimenti. Il Torino finge di abbattersi al gol del vantaggio della Fiorentina firmato Pellegrino ma poi si rialza, si affida all'uomo che serviva dal mercato, Rolando Mandragora, e con Adams chiude i giochi di una partita che per Abate e i suoi deve essere il punto di ripartenza.

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Fiorentina-Torino, le scelte: Mandragora subito dentro, Simeone out a sorpresa

La sorpresa di Abate comincia nel modulo: se ci si poteva attendere un ritorno al 3-4-2-1, dal 1' Abate sceglie un 3-5-2 che fa l'occhiolino a una punta singola con trequartista alle spalle. In porta è confermato Lucas Perri, che trova davanti non Ismajli, ma un terzetto composto da Comuzzo, Coco e Cömert. Sulle corsie confermati Fortini e Cacciamani; in mezzo, insieme ai soliti Fitz-Jim e Gineitis, compare l'ex fresco di passaggio dalla Fiorentina al Torino: Rolando Mandragora, al suo secondo debutto in maglia granata. Davanti la sorpresa è l'assenza di Simeone: al suo posto Adams, con il capitano Nikola Vlasic a girargli intorno.
ACF Fiorentina v Torino FC - Serie A 2026/27

Il primo tempo: la dura legge... per gli ex

Il Torino comprende al secondo minuto cosa deve temere: la qualità del Real Madrid e la dura legge del gol dell'ex. Coco e Gineitis si addormentano su un facile disimpegno e lo trasformano in un assist al bacio per Mastantuono, che a botta sicura quasi non si accorge del miracolo compiuto da Perri con il piede. Sulla respinta c'è Njie, l'uomo più atteso. Un altro facile gol si trasforma in un salvataggio eccezionale: questa volta il piede è quello di Fortini, che compie un secondo miracolo. I dieci minuti successivi sono una serie di contrasti a centrocampo e tentativi sprecati di incursioni sulle corsie, da una parte e dall'altra. Per interrompere il trend ci vuole un altro ex, e non può essere altrimenti. Una buona salita, calma e calibrata, degli uomini di Abate arriva sui piedi di Mandragora che fa scoprire ai compagni la possibilità del tiro da fuori e impegna i guantoni di De Gea quasi quanto si sono impegnati gli scarpini del collega dall'altra parte a inizio match. La partita è equilibrata e si studiano da entrambe le parti le situazioni che potranno rivelarsi decisive. La Fiorentina prova a più riprese a sfruttare il fisico di Pellegrino; il Torino, invece, si affida a quanto (poco) si è già dimostrato efficace finora in stagione: dribbling secco di Cacciamani e cross in mezzo. Questa volta a sfruttarlo stava per essere Fortini, che ha visto respinto il proprio colpo di testa. Quindi, sempre dal lato dei granata, è nuovamente un tiro da fuori di Mandragora, accompagnato dai fischi del pubblico di casa, a far sospirare la retroguardia viola. La prima parte di gara si conclude con un buon ritmo da parte di entrambe le squadre e un Torino decisamente più positivo e propositivo rispetto alle partite precedenti. Al centro della difesa granata, al 45', non figura più Coco, uscito per infortunio, ma Ismajli.

Il secondo tempo: Mandragora, provvidenziale arrivo

E come spesso accaduto in queste poche settimane di stagione, proprio quando ne aveva più bisogno, il Torino ha visto cadere le proprie certezze. Pellegrino fa a spallate con Mandragora che con un intervento scomposto non riesce a sottrargli il pallone. Poi guarda la porta e dalla grande distanza infila un tiro all'apparenza innocuo ma che, coadiuvato da una papera di Perri, si trasforma nel sesto gol in quattro partite dell'argentino contro i granata. E i due giocatori che nel primo tempo hanno rispettivamente emozionato e salvato il Torino, ora sono i principali imputati del suo svantaggio. "La bravura della squadra sta nel capire i momenti delle partite", aveva dichiarato Abate alla vigilia del match. Il lavoro per risolvere questa gara, evidentemente, nella teoria del tecnico passa dalle corsie. Quindi spazio al debutto anche di Patterson e Belghali, che rilevano rispettivamente Fortini e Cacciamani. Proprio dagli esterni, appena entrati e già scambiatisi tra di loro, arrivano i primi pericoli per i viola nella ripresa: a mezz'ora dal 90', lo scozzese taglia tutta l'area con un traversone preciso che Vlasic sfiora dando l'impressione di un colpo di testa che, con un impatto diverso, sarebbe stato certamente pericoloso. Il pallino del match, però, ce l'hanno sempre i padroni di casa, che si fanno vivi dalle parti di Perri in più occasioni con Gnonto. A rendersi pericoloso è Atta: l'ex Udinese raccoglie un cross e di testa da posizione ravvicinata costringe il portiere granata a un intervento strepitoso con il quale si riscatta dall'errore sul gol. Servono nuove idee a un Torino in affanno e Abate le cerca cambiando anche modulo: gli ingressi di Bragança e Simeone per Comuzzo e Gineitis aprono le porte a una difesa a quattro, pronta a diventare a due in fase offensiva. Sono più mentali che tattici gli switch del Torino che, dopo Perri, raccoglie anche il riscatto di Mandragora. Come un cecchino, lui che aveva regalato il primo tiro in porta da fuori area nella stagione del Torino ci riprova dalla stessa mattonella ma questa volta secca De Gea con un missile che si spegne nel sette per il pareggio granata: è la dura legge del gol... dell'ex. In fiducia, il Torino continua ad attaccare, da una parte e dall'altra. L'uscita a vuoto di Valdepeñas fa arrivare la sventagliata di Bragança a destinazione. A raccoglierla è Belghali che arriva sul fondo e crossa in mezzo senza pensarci. Sul dischetto del rigore è pronto Adams che dà l'impressione di un controllo sbagliato ma poi si riversa sul pallone con una zampata disperata che infila in rete il gol che completa la rimonta definitiva. La disperazione di una squadra che non ha ancora esultato si trasforma nella grinta di andare a riprendere una partita e trasformare il bisogno in fiducia, la necessità in trionfo.

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