Il punto di vista di Ciccio Graziani sulla situazione del Toro
Video - Povero Abate: sosta al Filadelfia senza difesa
"È passato troppo tempo dall'ultimo scudetto!". Francesco Graziani parte da lì, da quel rimpianto che per chi ha vissuto il Grande Torino e lo scudetto del 1976 continua a pesare ancora di più. Il "gemello del gol" di Paolo Pulici, intervistato da La Stampa in occasione di un evento organizzato da AudioNova Italia, ha parlato a tutto campo del suo Toro, tra il difficile avvio di stagione, le speranze per la ripresa e un obiettivo che, da tifoso, resta sempre quello: tornare a sognare. "Me lo auguro, i presupposti per riprendersi ci sono, le ultime partite hanno generato speranze e spero anche un po' di entusiasmo", ha detto Graziani pensando al Toro dopo la sosta. Un inizio, però, che non ha rispettato le sue aspettative: "Non è stato un bell'avvio, credevo in qualcosa di meglio".
Basta alibi, ma il Var...
E gli alibi, secondo Graziani, non possono arrivare dal mercato completato negli ultimi giorni. "Può essere, ma non sia un alibi, non è certo capitato solo al Toro. Due o tre settimane per inserire i nuovi ci stanno, ma adesso sono passate". Anche perché qualcosa, nelle ultime uscite, è migliorato. Il grande rammarico resta però il rigore non concesso a Oristanio contro il Bologna, episodio sul quale l'ex attaccante granata non usa mezze misure: "Come si fa a non vedere un rigore così? È una vergogna. La Var è morta, ringraziamo Orsato che ha distrutto la tecnologia. Fanno passare dei falli che prima punivano, c'è troppa confusione". Parole durissime, che si inseriscono nel dibattito sulla nuova linea arbitrale e su una soglia del contatto che, secondo Graziani, sta generando più confusione che chiarezza.
Il punto interrogativo su Zapata
Poi c'è Abate, chiamato a dare un'identità a una squadra profondamente cambiata in estate. Graziani crede nel tecnico, ma ricorda anche una vecchia legge del calcio: "Me lo auguro, è giovane e ambizioso e lui ci mette tanto impegno. Il Toro è un'opportunità che non deve farsi scappare, ma come diceva Gigi Radice è la squadra che determina i risultati". E proprio la squadra porta al tema dell'attacco. Simeone è ancora a secco, Adams deve recuperare dall'infortunio, ma per Graziani il vero punto interrogativo è un altro: Duvan Zapata. "Ho grande stima e rispetto per un giocatore così, però dopo l'infortunio non si è più visto il vero bomber. Nessuno pretende che giochi sempre titolare, ha 35 anni, ma deve essere un'alternativa importante per gli altri". Una frase che pesa, perché il Toro ha bisogno anche dei gol di chi, prima dell'infortunio, era stato scelto per essere uno dei riferimenti dell'attacco."Cairo è pronto a vendere"
Infine, il rapporto con la piazza e con Cairo e un piccolo sogno. Graziani saluta con favore il ritorno del pubblico allo stadio: "Sono contento: una squadra di calcio appartiene al suo popolo". E sul futuro della società aggiunge: "Cairo è pronto a vendere, mi sembra provato da questa situazione, ma ci vogliono gli acquirenti". Sul finire anche una previsione della stagione granata: "L'obiettivo deve essere la prima metà della classifica, i presupposti ci sono. Ma da tifoso sogno un piazzamento in Europa". È il Toro visto da Graziani: una squadra che può ancora rimettersi in piedi, un allenatore da aspettare, giovani da valorizzare e un attacco che deve ritrovare i suoi gol. Ma soprattutto una piazza che, nonostante tutto, continua ad aspettare. Da troppo tempo.© RIPRODUZIONE RISERVATA