D'Aversa torna sull'addio al Toro e punge Petrachi sulla gestione

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L’addio di Roberto D’Aversa al Torino torna a far rumore e ricorda un aspetto non trascurabile: non sempre il problema è la decisione, ma il modo in cui si arriva a prenderla e comunicarla. L’ex allenatore granata, oggi, non contesta la scelta di aver puntato in estate su Ignazio Abate e non rivendica una conferma che considera comunque dovuta. Racconta però di aver vissuto gli ultimi mesi con la sensazione che potesse esserci un futuro diverso: "Avevamo un ritmo da Europa, mi sentivo nel posto giusto in una piazza che abbraccia i miei valori. Io sono uno da Toro". Il fatto che un allenatore possa arrivare a pensare di aver cambiato il proprio destino e poi scoprire che la società ha già imboccato un’altra strada dice molto della distanza che può crearsi tra le percezioni di chi lavora quotidianamente dentro un club e quelle di chi, a livello dirigenziale, sta "programmando" il futuro.

roberto d'aversa toro

La mancata chiarezza

Non a caso D’Aversa non sembra rimproverare al Torino di aver scelto un altro allenatore: "Non pensavo di restare, ma se il direttore Petrachi me lo avesse detto avrei accettato la sua scelta, da una persona del suo spessore mi aspettavo maggior chiarezza". È una distinzione importante. La società aveva tutto il diritto di cambiare guida tecnica, ma proprio una scelta di questo tipo avrebbe richiesto una comunicazione altrettanto netta. Anche perché D’Aversa era arrivato in un momento complicato, aveva conquistato la salvezza in tutta tranquillità e aveva costruito un rapporto positivo con l’ambiente. Lasciarlo con l’impressione che potesse esserci ancora spazio per lui, salvo poi scoprire che il Toro aveva preso un’altra direzione, significa inevitabilmente creare un cortocircuito. Non è il mancato rinnovo a far discutere, ma la gestione delle aspettative.

Il rapporto con Cairo, mentre Abate...

Dunque, cosa resta delle parole di D’Aversa? Il rammarico per non aver proseguito la sua avventura al Toro, certamente, ma soprattutto la sensazione che il passaggio dalla sua gestione a quella di Abate non sia stato accompagnato dalla chiarezza che si sarebbe aspettato. E poi c’è il ringraziamento a Cairo: "Ringrazierò sempre il presidente, venivo da una stagione non felice: ho provato sensazioni uniche". Un passaggio che assume un peso particolare proprio mentre Cairo chiede ad Abate uno scatto in più e il nuovo allenatore lavora per dare una direzione diversa alla squadra. È qui che il cambio di panchina diventa anche una fotografia dei rapporti interni al Torino: Abate è arrivato per una scelta fortemente voluta da Petrachi, mentre D’Aversa conserva un rapporto positivo con Cairo e con l’ambiente. Non serve parlare di fazioni, ma è evidente che l’addio dell’ex tecnico lascia ancora una domanda sul tavolo: quando una società decide di cambiare strada, non basta scegliere il nuovo allenatore. Bisogna anche saper chiudere bene con quello precedente.

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