I meccanismi tattici di Abate: cosa cambia da una spiegazione alla resa su un campo più sfidante?
La top 5 di Burnley-Torino
Una settimana, ventitré ore: il tempo tra il fischio d'inizio della gara contro il Cittadella e quello in terra inglese. Eppure, contro il Burnley, già alcune differenze evidenti. E soprattutto, la possibilità di analizzare cosa accade quando si differenziano i carichi, a livello fisico, e quando si alzano ritmi e si inseriscono ostacoli sfidanti nella costruzione di simmetrie. L'evidenza dei precetti tattici di Abate deve fare i conti con la necessità del momento e la tendenza naturale della gara, scontrandosi con la differenza sostanziale tra la copertura blanda di un situazionale e quella reale di una partita, seppur amichevole. Alcune considerazioni che ci permettono di comprendere cosa sia cambiato da Pinzolo ad ora, in poco più di una settimana.
Da Pinzolo, stessi concetti...
Il gioco di Abate riparte in Inghilterra dagli stessi precetti teorici su cui il tecnico ha puntato giorno per giorno in ritiro in Trentino. Il baricentro della squadra deve essere alto, la pressione aggressiva e sul primo controllo: tutti i dieci giocatori di movimento granata devono avere l'obiettivo di interrompere il prima possibile il giro palla avversario. E in fase di possesso, le modalità di costruzione sono quelle studiate nei vari situazionali: tutto parte dal play (Luongo prima, Fit-Jim poi) che segue la pressione avversaria smarcandosi verso il basso per favorire l'uscita. Quindi cominciano i movimenti a catena degli altri giocatori: allargamento del pallone sull'esterno, movimento della punta (o del trequartista a venire incontro). Quindi nuovo scarico e filtrante per uno degli altri elementi, tendenzialmente dal versante opposto, che sono scattati.... Alcune differenze
Sul piano teorico, i precetti sono questi. Ma su quello pratico? È necessario registrare alcune differenze. Affrontare una formazione di pari valore, come quella del Burnley, ha messo in evidenza dei limiti, che ora vanno superati prima dell'inizio della stagione. A partire dai ritmi. Elevare l'intensità di gioco porta alla necessità di accelerare tutti i movimenti e le concatenazioni di eventi. Questo è stato evidente, nella gara in Inghilterra, soprattutto in fase di non possesso. Le indicazioni da parte di Abate e del suo staff in caso di giro palla avversario nei pressi dell'area di rigore sono chiare: attendere sul limite dell'area con una linea ben strutturata, seguendo i movimenti del pallone con pressing uomo su uomo, quindi scappare indietro e rimanere perfettamente allineati al pallone in caso di allargamento. Proprio queste fughe, a più riprese nel corso del match, sono avvenute un po' in ritardo: elevare i ritmi vuol dire accelerare tutti questi precessi. Ma c'è bisogno di tempo. A maggior ragione se si pensa che, per tutto il primo tempo, due difensori su tre sono stati giocatori ufficializzati nel corso della settimana.Una questione geometrica: le asimmetrie di Abate
Un altro aspetto da evidenziare riguarda le simmetrie. Abate si è presentato al Torino parlando di sé come di un allenatore a cui non piace legarsi a moduli con caratteristiche precise e vincolate. E, in effetti, è un concetto che abbiamo avuto modo di verificare a più riprese. Quel che incuriosisce, però, è la ricerca, quasi sistemica, di asimmetrie all'interno della costruzione del gioco. La struttura del Torino difficilmente sarà una struttura allineata. Certo, il 5-4-1 che si forma in fase di non possesso e di guida, da parte della punta, della pressione pretende un movimento ordinato e una sinergia tra i dieci granata in campo. In fase di possesso, invece, i giocatori possono - e, talvolta, devono - avere ruoli differenti.Un concetto che risulta evidente soprattutto osservando i trequartisti in campo: nel primo tempo Abate ha schierato Njie e Vlasic. Allo svedese i compiti più di gamba: guidare la pressione insieme alla punta, inserirsi frequentemente e tentare l'ingresso in area ad ogni occasione. Al croato, complice una condizione ancora da trovare, una richiesta differente: agire più tra le linee, fornire il passaggio sicuro e disegnare modalità di ingresso nella retroguardia inglese. E anche nel secondo tempo, lo stesso concetto ma in maniera speculare: questa volta il trequartista di destra, Oristanio, con meno successo, era incaricato di scambiarsi frequentemente con la punta (Simeone prima, Adams poi) nei compiti di inserimento, guida alla pressione e movimenti da pivot. All'altro, Casadei, era richiesto di alzarsi per allungare la squadra, abbassarsi per favorire la manovra di costruzione e, spesso, servire l'appoggio fuori dall'area per rientrare e tirare. Un aspetto, quello asimmetrico, che colpisce nella costruzione del gioco del Torino. E che, al tempo stesso, una volta applicato con precisione, potrà portare a sviluppi molto interessanti.
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