L'esonero a marzo, la conferma mancata di D'Aversa e la scelta di Abate: così il direttore cerca di ricostruire la sua idea di Toro

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Abate si presenta in conferenza: "Da fuori Torino è tanta roba" (VIDEO)

“Mi aspetto che abbia un rapporto di simbiosi, di grande collaborazione e sintonia con Baroni e che trasmetta alla squadra la carica e la voglia che ha per questo ritorno. Dobbiamo fare cose positive e importanti”. Così Urbano Cairo, nel dicembre scorso, introduceva il sequel, la nuova esperienza di Gianluca Petrachi da deus ex machina del Torino.
I proclami estivi, le ambizioni di “fare meglio dell’anno scorso”, già in quella fase iniziavano a vacillare. La sconfitta incassata all’Immacolata, con quegli errori grossolani di Israel contro il Milan, fu l’ultima riga del capitolo al Torino di Davide Vagnati. E il portiere uruguaiano è forse la cartina di tornasole più lampante di ciò che non ha funzionato la scorsa estate.

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“Oggi ci dobbiamo rendere conto che la situazione non è semplice: ho detto alla squadra che voglio vederla cattiva e con il coltello tra i denti”. Sicuramente un cambio di registro comunicativo rispetto al predecessore, con una virata sul senso di appartenenza e sui dettami valoriali del mondo granata. Quello che il ds chiedeva anche all’allenatore:A Baroni ho chiesto di essere il Marco Baroni che conosco, di tirare fuori tutto quello che ha dentro”, affermava. “Marco può e deve fare di più, gliel’ho detto: mi aspetto che la squadra gli somigli”. Ma soprattutto: “Nella Lazio ho visto voglia di aggredire l’avversario e fare la partita senza attendere. Pretendo che trasferisca le sue caratteristiche senza guardare in faccia nessuno”.

Petrachi, l'esonero di Baroni e la scossa di D'Aversa

Un diktat chiaro, inequivocabile. E un primo effetto Petrachi sull’andamento della squadra si vide nei sei punti conquistati contro Cremonese e Sassuolo, prima di emozionarsi troppo, come da anni a questa parte, di fronte all’invito alla terza vittoria consecutiva. Dal ko con il Cagliari, alla vittoria di Verona, fino a una “gerriscottiana” caduta libera. Il 3-0 di Genova è il punto di non ritorno. Baroni, al contrario, si è fatto schiacciare da una forma di autosabotaggio, quando era già fin troppo evidente che la squadra non lo riconoscesse più come guida. “Io penso che Marco, da persona intelligente qual è, abbia compreso che al Torino bisognasse dare una scossa, è stata la considerazione di Petrachi, a giochi ormai fatti.

US Cremonese v Torino FC - Serie A
CREMONA, ITALY - APRIL 19: Gianluca Petrachi Sports Director of Torino FC and Roberto D'Aversa Head Coach of Torino FC during the Serie A match between US Cremonese and Torino FC at Stadio Giovanni Zini on April 19, 2026 in Cremona, Italy. (Photo by Stefano Guidi - Torino FC/Torino FC 1906 via Getty Images)

E la scossa porta un nome davvero impronosticabile: quel Roberto D’Aversa accolto con scetticismo da tutti, dai tifosi alla società che gli ha proposto il contratto fino a giugno: salvezza e poi arrivederci e grazie. E con gli acuti contro Lazio, Parma, Pisa e Verona, la salvezza arriva. E allora ci si chiede già quale sarà il Toro del futuro.
Le risposte, però, già allora potevano dire tutto e il contrario di tutto. Il 20 aprile Petrachi gioca sulla cortesia. “Va ringraziato per quello che sta facendo e per quello che ha fatto. È stata una scelta azzeccatissima, in un momento particolare”, aggiungendo che, se non fosse stato per lui, la salvezza non sarebbe arrivata. Ma, come accade spesso, belle parole prima di un “ma”: “Per il futuro lo stiamo valutando, stiamo vedendo come andare avanti e che tipo di stagione vogliamo fare. Dipende anche dal sistema che c’è dietro. A prescindere, però, quello che è stato fatto è tanto”.

Il Toro a viso aperto: l'idea di Petrachi e Abate

E così, in compagnia di Cairo e Ventura, Petrachi assistette al derby che fu l’ultima panchina di D’Aversa al Torino. Già, anche se non ufficialmente, le quotazioni erano basse. Fino all’addio e a questi giorni in cui c’è un gran vociare. Baroni, nella conferenza stampa del suo ritorno a Verona, si è assunto le responsabilità del flop granata, pur senza assumersele fino in fondo: “Molte componenti non mi hanno aiutato”. Mentre è di qualche giorno fa l’intervista rilasciata a Tuttosport da D’Aversa, che ha ringraziato Cairo e Petrachi, confessando che, nel rush finale, “avevo già cominciato a intuire che molto probabilmente non sarei rimasto, nonostante il buon lavoro svolto”. Questione di scelte. Petrachi, almeno dai messaggi comunicativi e dalla presenza mostrata, sembra che d’ora in poi al Torino qualche scelta forte dovrà compierla in prima persona. Nella conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore ci ha tenuto a ringraziare D’Aversa. “Tutto sommato avrebbe meritato la conferma”, ha detto il ds, con annesso un altro “ma”: “Ma c'era il mio desiderio di cambiamento: volevo fare un calcio diverso, più come piace a me, cercando di lavorare sui giovani e portando freschezza”.E, dalle dichiarazioni, effettivamente sembrano proprio due persone che lavorano per la stessa causa. Nulla di impossibile… a luglio. “Ignazio mi ha trasferito energie, idee che condivido in pieno e il passaggio è stato obbligato per andare in una direzione. È partito dai giovani ed è importantissimo”. Ma a chiudere il cerchio, finora, della seconda esperienza di Petrachi al Toro è lo stesso Abate. Una questione di carattere e di atteggiamento: “Ho fiducia che il direttore creerà una squadra che voglia affrontare l’avversario a viso aperto”.

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