Il tecnico toscano risolve il contratto con il Torino dopo un'esperienza complicata, confusa e conclusasi già a febbraio

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Più domande che certezze. Marco Baroni risolve il contratto con il Torino dopo un percorso complicato, vissuto costantemente sul filo dell’equilibrio. Il tecnico era stato scelto per aprire una fase nuova, con l’idea di portare principi diversi rispetto al recente passato: più palleggio, più coraggio, maggiore controllo del gioco. Il progetto, però, non è mai davvero decollato.

Fin dal ritiro di Prato allo Stelvio erano emerse le prime difficoltà, anche per via di una dirigenza in confusione sin da subito. Le idee non erano chiare, ma una piuttosto radicata è stata quella del modulo, ovvero il 4-2-3-1. Questa idea si è scontrata con una rosa poco adatta a interpretarla, e da lì sono iniziati continui correttivi: il passaggio al 4-3-3, la ricerca di nuovi equilibri con un mediano di impostazione, fino al ritorno al 5-3-2. Baroni ci ha messo del suo, ma è anche finito dentro a una stagione segnata da scelte poco lineari della società che hanno contribuito a una gestione tecnica confusa. Tra mercato, cambi di rotta e continue contraddizioni, il Torino ha progressivamente perso identità: la squadra si è svuotata sul piano mentale e la sensazione, col passare dei mesi, è stata quella di un gruppo sempre più in affanno.

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Le macerie

L'addio di Baroni ha chiuso una fase che il Torino non poteva più permettersi di prolungare. La stagione appena conclusa ha rappresentato un punto di non ritorno, oggi il club si ritrova con una rosa da rivedere in profondità con diversi esuberi da sistemare e la necessità di ricostruire una direzione chiara dopo mesi di confusione. Se guardiamo gli acquisti della scorsa estate, Ngonge e Asllani sono arrivati in estate e partiti in inverno, Nkounkou ha già abbandonato la nave, Israel è prossimo a farlo e Aboukhlal è in fase di valutazione. Anjorin proseguirà ancora il percorso in granata, anche se su di lui ci sono ancora dei dubbi da chiarire. Soltanto Simeone si può dire che si sia davvero inserito nel gioco, diventando anche uno dei leader di una squadra che però oggi è da ricostruire. Insomma, dei giocatori dati a disposizione a Baroni in estate, pochissimi hanno lasciato il segno.

Oggi bisogna sottolineare il ritorno di Gianluca Petrachi, chiamato a ridare ordine e identità all'area tecnica. La scelta di affidare la panchina a Ignazio Abate va nella stessa direzione: aprire un nuovo ciclo fondato su idee precise e continuità di lavoro. La ricostruzione richiederà tempo e il mercato sarà decisivo, ma il primo obiettivo sarà restituire al Torino quella coerenza che è mancata troppo spesso nell'ultima stagione.

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Baroni riparte da Verona

Mentre il Torino prova a ricostruire, anche Marco Baroni guarda avanti. Il tecnico riparte da Verona, una piazza che conosce bene e dove aveva ottenuto alcuni dei risultati più significativi della sua carriera. Proprio il lavoro svolto in gialloblù aveva contribuito a creare aspettative importanti attorno al suo approdo in granata, aspettative che però non hanno trovato conferma. Oggi lo scenario è completamente diverso: il Verona è reduce dalla retrocessione in Serie B e punta a riconquistare immediatamente la massima categoria. Per Baroni si tratta di una sfida impegnativa ma anche di una preziosa occasione di rilancio. Dopo essere stato il volto di una stagione da dimenticare a Torino, avrà la possibilità di dimostrare che quell'esperienza non può cancellare quanto di buono costruito negli anni precedenti.

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