L'esterno spagnolo è in arrivo al Sassuolo con una formula che sarebbe stata gradita anche dal Toro, ma perché non l'ha usata?
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Il Toro ha perso un treno, anzi ne ha persi due. L'estate di Rafa Obrador sembra finalmente stare per trovare una direzione e, dopo mesi vissuti ai margini del suo Benfica, lo spagnolo è pronto a tornare in Italia. Il Sassuolo è infatti in chiusura per l'esterno mancino classe 2004, con un'operazione pressoché uguale a quella che aveva portato lo spagnolo al Toro a gennaio: prestito con diritto di riscatto. Allora il riscatto era fissato a 9 milioni e qui c'è il primo treno non preso dai granata, che decisero di non esercitarlo, senza però chiudere del tutto le speranze di poter riavere con sé lo spagnolo. Eppure alla fine Obrador cambierà casacca, pur rimanendo in Italia.
Perché il Toro non lo ha ripreso?
Se il primo treno perso è quello del riscatto, in un certo senso è anche comprensibile. Il laterale aveva un costo che il Toro non aveva nessuna intenzione di versare nelle casse dei portoghesi. Certo, a livello tecnico Obrador aveva dimostrato nei sei mesi in granata di avere qualità e margini, ma era lecito ritenere i 9 milioni una cifra eccessiva. E poi c'era la famosa affermazione di Petrachi: "Spendere 9 milioni per Obrador non è una condizione. Ho interesse a valorizzare Cacciamani perché è un nostro ragazzo". Ma su questo aspetto torneremo dopo. In ogni caso il Toro ha comunque provato a trattare il prezzo con il Benfica, probabilmente vedendosi sbattere la porta in faccia. A quel punto dire addio a Obrador, anche a malincuore, avrebbe avuto una motivazione più o meno condivisibile, ma comunque valida: quella economica. I dubbi tornano, però, quando si guarda all'operazione che sta mettendo in piedi il Sassuolo. Il prestito con diritto di riscatto, la tanto amata formula che piace a Cairo. E allora la domanda sorge spontanea: ma non poteva usarla il Toro? Se il problema erano i 9 milioni, il prestito avrebbe permesso ai granata di rimandare la decisione e di valutare nuovamente Obrador dopo un'altra stagione. La risposta rimarrà probabilmente un mistero, ma a questo punto la sensazione è che sia stata una scelta precisa: il Toro non ha voluto usare quella formula. E così, dopo aver rinunciato al primo treno, i granata hanno perso anche il secondo. E Obrador, alla fine, tornerà in Italia. Solo che non tornerà a Torino.
Perché avrebbe dovuto riprenderlo
Se la scelta di non riprendere volutamente Obrador è stata dettata dal prezzo e abbiamo assodato che, con la soluzione di un nuovo prestito, la questione economica non sarebbe stata un problema, allora qualche considerazione da fare c'è. In primis, il Toro è ancora alla ricerca di un sostituto o, meglio, di un comprimario di Cacciamani sulla corsia mancina e Obrador poteva essere il profilo giusto: conosceva già l'ambiente, aveva già lavorato con la squadra e poteva alternarsi alla perfezione con il classe 2007, lasciando poi, al termine del prestito, campo aperto a un Cacciamani più cresciuto. In secundis, il Toro non è nemmeno certo di tenere Cacciamani al 100%, per usare le parole di Cairo. La volontà di trattenerlo continua a essere ribadita, ma davanti a un'offerta superiore ai 20 milioni il Torino potrebbe vacillare, e non poco, di fronte alla possibilità di una cessione. E qui sarebbe tornato proprio il nome di Obrador. Con l'enorme plusvalenza generata da Cacciamani, il Toro avrebbe avuto anche la forza economica per riportare lo spagnolo a titolo definitivo, magari trasformando una cessione dolorosa in un'operazione meno traumatica dal punto di vista tecnico. Obrador, in quel caso, sarebbe stato forse l'unico profilo in grado di non far rimpiangere troppo la partenza del classe 2007. A questo punto non resta che augurarsi che si avverino le tante parole di buona volontà sulla permanenza di Cacciamani in granata. Perché Obrador, ormai, di certo non vestirà nuovamente la maglia del Toro e ugualmente un altro esterno mancino dovrà arrivare sotto la Mole.
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