Dieci anni fa la presentazione di Hart al Toro, oggi i granata rivivono la stessa sensazione con Perri?
Lucas Perri è davvero il portiere giusto per il calcio di Abate? (VIDEO)
Dieci anni esatti. Il 16 settembre 2016 il Torino presentava Joe Hart, uno dei colpi più rumorosi dell'era Cairo. Dieci anni dopo, quasi nello stesso periodo, il Toro si ritrova a interrogarsi su un altro portiere arrivato dall'Inghilterra: Lucas Perri. Il parallelo è inevitabile, soprattutto perché anche il brasiliano ha iniziato la sua avventura granata lasciando più dubbi che certezze. Contro il Monza l'imprecisione sul tiro di Dany Mota è costato la partita, ma i due errori più gravi arrivano a Firenze, dove Perri ha mancato completamente l'intervento sulla conclusione di Pellegrino e contro la Roma, un grave errore in costruzione ha spalancato la strada al vantaggio di Malen. Tre episodi diversi, ma accomunati dal peso specifico: errori che hanno avuto conseguenze dirette sul risultato, soprattutto col Monza e con la Roma.
Eppure Hart e Perri sono due storie molto diverse. Hart arrivò a Torino a 29 anni da portiere della Nazionale inglese, dopo dieci anni al Manchester City, due Premier League, una FA Cup, due Coppe di Lega e oltre 450 partite nei club. Era un nome internazionale, un'operazione che Cairo definì una vera opportunità e che la piazza accolse con un entusiasmo enorme. Perri, invece, è arrivato a 28 anni dal Leeds, dopo le esperienze in Brasile, Lione e Premier League al Leeds, con 20 presenze nell'ultima stagione inglese: un portiere esperto, certamente, ma senza lo stesso status e senza quella presentazione da grande colpo che accompagnò l'arrivo dell'inglese.
Due inizi simili, due pressioni diverse
Anche Hart, però, partì nel modo peggiore. All'esordio contro l'Atalanta una sua uscita sbagliata su calcio d'angolo permise a Masiello di segnare il pareggio. Poi arrivarono due clean sheet consecutivi contro Empoli e Pescara e, nel corso della stagione, alternò grandi interventi ad altri errori. Chiuse con 36 presenze in campionato e 62 gol subiti, in una stagione che non rispecchiò completamente le aspettative create dal suo nome. Lo stesso Hart, alla presentazione, aveva ricordato di essere stato accolto benissimo dai tifosi e di voler crescere insieme a loro.
Per Perri il percorso è ancora tutto da scrivere, ma la differenza forse più importante sta proprio nel punto di partenza. Hart arrivò con il peso di dover dimostrare che Guardiola si era sbagliato a lasciarlo partire; Perri arriva invece con il peso di dover dimostrare al Toro di poter essere il portiere su cui costruire il futuro. Inoltre Perri non ha avuto nemmeno un pre-campionato interamente granata: la trattativa con il Leeds si è sbloccata soltanto a fine agosto, a campionato già iniziato, e prima del suo arrivo Mascardi aveva disputato una buona preparazione, lasciando aperto anche il discorso sulle gerarchie.
Dieci anni dopo, dunque, la storia non è la stessa. Ma il campanello d'allarme sì. Hart ebbe il tempo di trasformare quell'esordio negativo in una stagione fatta di alti e bassi, ma seppe comunque farsi apprezzare dai tifosi granata per il suo carisma; Perri ha già commesso tre errori pesanti nelle prime uscite e ora deve dimostrare che si tratta soltanto di un periodo di adattamento. Abate continua a difenderlo e a considerarlo un portiere capace di dare vantaggi alla squadra nel lungo periodo. La speranza del Toro è che, tra dieci anni, il ricordo di Perri sia quello di un portiere che ha avuto bisogno di qualche partita per prendere le misure alla nuova realtà, non quello di un altro grande investimento rimasto a metà.
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