Le richieste e i tentativi di Abate non si sono visti in campo e il Toro paga la mancanza di fiducia

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Mancanza di coraggio e sfacciataggine: due aspetti agli antipodi che alimentano l'incoerenza mostrata dal Torino nel corso della serata dei sedicesimi di Coppa Italia. I granata sottovalutano il Monza e pensano di poterlo battere inserendo giocatori fuori condizione e senza minuti nelle gambe. Il risultato? Juric trionfa. La sfacciataggine, poi, ha maldestramente mascherato una mancanza di coraggio importante e significativa da parte dei giocatori granata che hanno messo una toppa decisamente peggiore del buco.

Le richieste non esaudite di Abate: dov'è il coraggio?

Il punto di partenza è la volontà di Abate. Nella sua conferenza stampa di presentazione, il tecnico granata aveva così risposto a un giornalista che chiedeva che Torino avrebbe voluto costruire: "Un Torino riconoscibile, con grande identità. Vorrei un calcio propositivo in cui si cerca di dominare il gioco. Voglio una squadra coraggiosa, su quello non transigo". E invece sembra proprio che abbia dovuto transigere, perché il suo Torino non solo non ha proprio provato a dominare il gioco, ma non è neanche stato riconoscibile. O meglio, è successo. Ma per un lasso di tempo pari a una mezz'ora, complessivamente nelle tre partite giocate finora. E nel resto del tempo?
Torino FC v AC Monza - Coppa Italia

Il Torino si rifugia in un lancio lungo poco funzionale

Se la volontà di Abate di dare un'identità alla propria squadra passa dal gioco "propositivo e dominante", fatto di partenze dal basso e passaggi rapidi, allora il Torino non è che non abbia recepito il messaggio, semplicemente ha paura di mostrarlo. La formazione granata pecca in fiducia e coraggio e nella paura di sbagliare provando a fare quanto visto in allenamento - i suddetti obiettivi - scaglia il pallone non provando a costruire ma spostando il possesso più lontano possibile e sperando che, in seguito a un allineamento di pianeti, finisca nei pressi della porta avversaria. Contro il Monza il centrocampo del Torino è stato sistematicamente saltato: dal portiere, o difensori, direttamente agli attaccanti. E poi "testa bassa e pedalare". Ma così non va, Abate non ha preparato la squadra a questo: questa è solo un'apparente comfort-zone in cui i granata si sono rifugiati per la paura di sbagliare agendo come, invece, dovrebbero fare.

L'inesperienza paga con la scelta di Aboukhlal. Ma gli si dia tempo...

E da ultimo, negli errori di Abate ce n'è uno di inesperienza: inserire Aboukhlal a mezz'ora dalla fine in una gara in svantaggio - gara da dentro o fuori - è una scelta difficile da comprendere. E non a caso, se scriviamo "gli si dia tempo", naturalmente non è riferito all'ex Tolosa, che di tempo per fare bene in granata (e non l'ha fatto) ne ha avuto. Ci si riferisce, invece, ad Abate. Un tecnico che sicuramente è alla prima esperienza con un club di Serie A e deve ancora prendere le misure, come appunto nel caso dell'ingresso del marocchino. Ma un tecnico che, allo stesso tempo, è difficile da giudicare dopo tre partite in cui non ha avuto modo di lavorare con una squadra completa: nel corso dell'ultimo giorno di mercato (ieri, martedì 1° settembre) il Torino ha ufficializzato quattro giocatori, elementi che potrebbero rivoluzionare la formazione di Abate. E allora, inevitabilmente, è prematuro fare un bilancio. Certo, però, si può dire che il Torino per mostrare la propria identità ha bisogno di trovare il proprio coraggio.

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