Il prefetto chiese di non giocare la gara per evitare la concomitanza con la manifestazione della Lega Nord

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Il 15 settembre 1996 Venezia fu il teatro di una giornata in cui politica e calcio si incrociarono. Allo stadio Penzo era in programma Venezia-Toro, gara di Serie B, ma nello stesso momento la città lagunare ospitava l’atto conclusivo della tre giorni organizzata dalla Lega Nord: Umberto Bossi si preparava a proclamare simbolicamente l’indipendenza della Padania.

La concomitanza preoccupava soprattutto per una questione di ordine pubblico. Da una parte c’erano migliaia di militanti leghisti arrivati a Venezia per cortei, comizi e manifestazioni; dall’altra i tifosi delle due squadre diretti verso il Penzo, stadio sull’isola di Sant’Elena raggiungibile attraversando la Laguna. La presenza contemporanea di due movimenti di persone così consistenti aveva spinto il prefetto di Venezia, Enzo Troiani, a chiedere di anticipare la partita di un giorno. L’obiettivo era semplice: evitare che calcio e manifestazione politica si svolgessero nello stesso momento e nello stesso spazio cittadino.

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La richiesta non venne accolta. Venezia-Torino rimase quindi fissata per il 15 settembre e anche il sindaco Massimo Cacciari intervenne, invitando i tifosi a non recarsi allo stadio. L’avvertimento non bastò a fermare l’afflusso: il Torino partì regolarmente per Venezia e al seguito della squadra arrivarono diverse centinaia di sostenitori granata. Al Penzo si presentarono circa un migliaio di abbonati, oltre agli altri spettatori che decisero comunque di assistere alla gara. Per qualche ora, così, Venezia visse due appuntamenti completamente diversi ma inevitabilmente legati dalla stessa giornata. In città proseguiva la mobilitazione della Lega Nord, culminata con il proclama pronunciato da Bossi, mentre al Penzo il Torino cercava punti in campionato.

Sul campo furono i granata a passare avanti. All’inizio della ripresa Cristallini segnò di testa e il Torino si avvicinò alla vittoria, colpendo anche una traversa con lo stesso centrocampista e un palo con Sommese. Il pareggio del Venezia arrivò però al termine di un episodio decisivo: Bellucci approfittò infatti di una papera del portiere granata Casazza e firmò l’1-1. Un pareggio che, oltre a chiudere la partita, ebbe conseguenze immediate sulla panchina del Venezia. Bellotto venne esonerato e al suo posto arrivò una soluzione a due: Franco Fontana e Walter De Vecchi.

La gara, alla vigilia considerata soprattutto un problema di ordine pubblico, si concluse invece senza incidenti di particolare rilievo. Ed è questo il particolare che rende ancora oggi singolare quel Venezia-Torino. La partita di Serie B venne giocata nonostante fosse stato chiesto di anticiparla e nonostante l’appello del sindaco ai tifosi, mentre a poca distanza la città viveva uno degli appuntamenti politici più discussi della storia della Lega Nord. Il calcio non si fermò: finì 1-1, Casazza fu protagonista in negativo sul gol del Venezia e Bellotto perse la panchina. Una domenica rimasta nella memoria soprattutto perché, per un giorno, il campionato si giocò dentro una Venezia che guardava quasi tutta altrove.

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