Il tecnico abruzzese ha avuto lo stesso epilogo di Longo e Nicola
Il Torino ha fatto bene a non tenere D'Aversa? (VIDEO)
"Caron dimonio, con occhi di bragia": il traghettatore più famoso della letteratura aveva un compito preciso, portare i viaggiatori sull'altra riva. Un ruolo che, in modo decisamente meno drammatico, è toccato più volte anche ad alcuni allenatori del Torino. Tecnici chiamati in corsa per portare la squadra in porto, raggiungere l'obiettivo e poi lasciare il timone una volta terminato il viaggio. Negli ultimi anni è successo a tre allenatori diversi: Moreno Longo, Davide Nicola e, da ultimo, Roberto D'Aversa. Tutti e tre hanno raccolto il Toro in un momento delicato, tutti e tre hanno centrato la missione affidata dalla società, ma nessuno è stato confermato per la stagione successiva.
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Longo e Nicola: due salvezze, stesso destino
Il primo della lista è Moreno Longo. Torinese, tifoso granata e cresciuto nel vivaio del club, viene chiamato nel febbraio 2020 per sostituire Walter Mazzarri in una stagione che stava prendendo una piega pericolosa. Longo riesce a condurre la squadra alla salvezza con due giornate d'anticipo, al termine di un campionato complicato e condizionato anche dall'emergenza Covid. Nonostante il raggiungimento dell'obiettivo, il club granata decide però di voltare pagina e affidarsi a Marco Giampaolo per l'annata successiva. Dodici mesi più tardi la storia si ripete. Dopo il fallimento dell'esperienza del Maestro, Cairo sceglie Davide Nicola per tentare un'altra operazione salvezza. Il tecnico piemontese è un fuoriclasse in questo ambito e riesce nell'impresa, guidando il Toro fuori dalla zona retrocessione e conquistando la permanenza in Serie A all'ultima giornata. Anche in questo caso, però, il lieto fine non basta per ottenere la conferma. Al termine della stagione le strade del Toro e di Nicola si separano, aprendo la strada all'arrivo di Ivan Juric.
D'Aversa, missione compiuta ma niente conferma
L'ultimo traghettatore della storia recente granata è Roberto D'Aversa. Arrivato sulla panchina del Torino dopo il disastro targato Marco Baroni, il tecnico abruzzese ha avuto il compito di risollevare una squadra che rischiava di essere risucchiata nella lotta per non retrocedere. La risposta è stata immediata: risultati, compattezza e una classifica che nel giro di poche settimane è tornata tranquilla. D'Aversa non si è limitato a raggiungere la salvezza, ma ha anche restituito fiducia a un gruppo che sembrava aver smarrito le proprie certezze. Nonostante questo, il suo futuro non è mai apparso realmente legato a quello del Toro. La società ha scelto di avviare un nuovo progetto tecnico affidandosi a Ignazio Abate, mentre nei giorni scorsi, dopo meno di 5 mesi, è arrivata anche la risoluzione consensuale del contratto che legava l'allenatore al club fino al 30 giugno. Una conclusione che lo accomuna ai suoi predecessori: missione compiuta, obiettivo raggiunto e viaggio terminato senza una seconda traversata. D'Aversa è il terzo traghettatore negli ultimi sei anni, una scelta che fa discutere: forse Cairo ha letto Dante e conosce bene il destino dei traghettatori: accompagnare i viaggiatori sull'altra riva e poi fermarsi. Longo, Nicola e D'Aversa hanno seguito lo stesso copione. Stavolta, però, la scelta di puntare su Abate sembra avere una logica precisa: aprire un nuovo corso e dare al Torino una prospettiva di lungo periodo.
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