Dopo due prestiti in Serie B, il difensore riparte dal Padova: il Toro rimanda ancora l'appuntamento

"Proverà a convincere Vanoli”, “Proverà a convincere Baroni”, “Proverà a convincere Abate”. Cambiano gli allenatori, ma ogni estate il ritornello è lo stesso quando il focus è su Alessandro Dellavalle. Finora, però, il difensore non è mai riuscito nell'intento: le varie guide tecniche succedutesi non lo hanno ritenuto ancora pronto per il grande salto, con la Serie B ad attenderlo per – altra frase parecchio abusata – "farsi le ossa". Quest'estate, però, una volta rientrato dal secondo prestito al Modena, forse si è giunti a un punto di non ritorno.

La scorsa estate, Dellavalle, in un’intervista rilasciata a La Stampa raccontava quale fosse la considerazione che aveva di lui il Torino: “Che puntano su di me e che per crescere mi serve un altro anno di B”. Ora, dopo un'altra annata in cadetteria, con una difesa granata smantellata, reduce dal secondo peggior dato numerico del campionato scorso, di Dellavalle non c’è stato comunque bisogno. Prima Modena, ora Padova, comunque lontano dal Toro. E viene da chiedersi se la modalità del prestito non racconti una bocciatura definitiva, visto che i veneti, da quanto si apprende, avrebbero diritto al riscatto (e il Toro al controriscatto).

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Nell’ultimo prestito, dopo una prima annata da 25 presenze, Dellavalle non ha convinto appieno. Soltanto 15 presenze, qualche acciacco fisico e tanta panchina. A fine prestito, l’opportunità di riprendere dove aveva interrotto l’anno scorso. La sua volontà era quella di rimanere, giocarsi le sue carte, ma – a detta sua – con il Torino si arrivò al compromesso di un altro prestito per crescere ulteriormente. Con Abate, però, una volta tornato alla base, ha messo in mostra qualche limite tecnico, fisico e nelle scelte.

Suo il fallo che ha deciso la partita con il Cittadella, ormai orientata verso un mesto 0-0. Come se gli mancasse quello scalino in più per accontentare tutti quelli che in Dellavalle rivedevano il nuovo Alessandro Buongiorno. Una storia analoga per il background di scudieri della Primavera. “Spero un giorno di diventare come lui”, diceva nel 2023. Quanto meno, per dare adito al paragone, Buongiorno alla sua età era già entrato nelle rotazioni in Serie A, mentre per Dellavalle la massima serie, ancora per un po’, dovrà ridursi a quei 14 minuti del 12 maggio 2024, quando subentrò a Verona e fu uno dei motivi di quella rimonta, decisa dalle meteore Savva e Pellegri. Sarà per sempre quel quarto d’ora l’unica traccia di Dellavalle nel Toro vero, quello tanto sognato, o ci sarà una svolta improvvisa in quel di Padova da renderlo irrinunciabile? E anche il prossimo anno, probabilmente, “Proverà a convincere…” l’allenatore di turno, che si spera possa essere ancora Abate.

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