Il suo nome accompagnerà l'ingresso al quartier generale del vivaio granata, nel luogo dove il calcio incontra i valori in cui ha sempre creduto
(Video) - L'intitolazione della via d'accesso al Robaldo a Don Aldo Rabino
Non poteva esserci luogo più simbolico per ricorda la figura di Don Aldo Rabino. Da oggi la strada d'accesso al Robaldo, il nuovo quartier generale delle giovanili del Torino, porta il suo nome. Un ritorno in campo per il sacerdote che, per oltre quarant'anni, ha accompagnato il mondo granata come padre spirituale, educatore e punto di riferimento per generazioni di calciatori. La cerimonia si è svolta proprio nel giorno in cui don Aldo avrebbe compiuto 87 anni.
Lo Russo: "Il Robaldo rappresenta Don Aldo"
"Ciascuno di noi incontra persone che cambiano la traiettoria della propria vita e Don Aldo è stato una di queste", ricorda il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, cresciuto all'Oasi di Maen. "Ci ha lasciato il senso profondo dell'umanità". Poi il ricordo è diventato personale: "C'erano i cazziatoni per una posata messa nel verso sbagliato, il timore quando arrivava a Maen e bastava guardare il suo sopracciglio per capire l'aria che tirava. Ma era anche la persona che ti chiamava quando avevi bisogno, che ricordava il tuo compleanno e non ti faceva mai sentire solo". Per Lo Russo il Robaldo rappresenta perfettamente la sua idea di calcio: "Diceva che bisognava educare i ragazzi prima ancora che insegnare loro a stoppare un pallone".
Il nipote: "Don Aldo era speciale, trovava il tempo per tutti"
A sottolineare il legame con il Torino anche Paolo Bellino, consigliere granata. "Mio padre era compagno di giochi di don Aldo all'oratorio Michele Rua. Quando entrò in seminario gli disse: "Ci avete portato via un futuro giocatore della Nazionale. Oggi siamo fieri che il Robaldo sia finalmente operativo e che proprio qui trovi posto una targa dedicata a lui".A ricordare il lato più intimo è il nipote Aldo Frola. "Era uno zio speciale, sempre di corsa, ma trovava il tempo per tutti. Potevi chiamarlo a qualsiasi ora e lui rispondeva sempre". Poi il legame con lo sport: "Per lui il calcio, come ogni disciplina, era prima di tutto uno strumento educativo, capace di aiutare bambini e ragazzi a diventare adulti migliori".
L'eredità della Fondazione Oasi
Un messaggio raccolto e portato avanti dalla Fondazione Oasi. "Don Aldo aveva fatto una scelta radicale: stare accanto ai giovani, ai piccoli e ai poveri", ricorda il presidente Sebastiano Gamba. "Ogni progetto aveva un unico obiettivo: aiutare ciascuno a trovare un senso alla propria vita".© RIPRODUZIONE RISERVATA
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