Vlasic a One To One sul canale YouTube del Torino: "Per me il calcio è per i tifosi. Adesso i tifosi granata sono tornati e sono contento"

Nikola Vlasic è stato intervistato a One To One sul canale YouTube del Torino e ha parlato di diversi aspetti della sua avventura granata, partendo dal rientro post Mondiale 2026:

Per essere già così in forma hai lavorato anche durante le vacanze? "Sì, ho preso solo 7 giorni di riposo e dopo ho iniziato a lavorare un po'. Se torni che stai già bene è molto più facile allenarsi con la squadra. Non mi piace prendere tante vacanze".

Ci racconti come tu e tuo padre avete trasformato il vostro giardino di casa in un campetto? "Io non ho fatto niente (ride). Gli avevo detto che dovevo fare più lavoro con la palla e lui mi risponde 'Ci penso io'. Due giorni dopo si è presentato con tutta l'attrezzatura. Così quando sento, mi alleno lì: tecnica, passaggi, è bello.

US Avellino v Torino FC - Pre-Season Friendly

Abate ha detto che ha ricevuto la tua telefonata e gli hai dato la carica. È difficile darla ad uno come lui, ma tu come hai fatto? "No, abbiamo parlato un po', ho sentito quanta voglia e grinta lui ha per far bene e quello ha caricato anche me. Penso che abbiamo un mister adesso che lavora tutto il giorno per far bene. Viene qua alle sette di mattina, va a casa alle 8 di sera è veramente uno che vive il calcio e penso che stia trasferendo tutto questo a noi giocatori"

Sei uno dei leader della squadra, cosa ti ha chiesto l'allenatore rispetto agli altri tecnici? "Tutti gli allenatori hanno la loro visione di gioco. Senza entrare nei dettagli tattici, il mister mi chiede di guidare i giovani, di dare l'esempio e di mettere ogni giorno il 100% per caricare la squadra. Sono cose che anche lui faceva da capitano e sto lavorando proprio in questa direzione".

In coppa Italia avete ritrovato la spinta dei tifosi. Contro il Milan saranno ancora di più. Quanto è importante per te avere il tifo che ti spinge allo stadio? "Sì, per me il calcio è per i tifosi e si gioca per i tifosi. L'anno scorso c'era lo stadio vuoto era una brutta sensazione. Sono tornati, possono dare una grande mano specie contro il Milan, dove devi lottare sui novanta minuti. Loro ti danno quella sensazione di poter ottenere il risultato".

Tu sei un esempio come cultura del lavoro. Ti immagini di poter avere una carriera lunga e duratura come quella di Modrić? "Quarant'anni di carriera come sta facendo lui, è davvero lunga. Mi sento bene, sto lavorando ogni giorno per star bene, per sentire il mio corpo. Anche adesso ho imparato certe cose dove prima andavo oltre e forse avevo qualche infortunio in più. Ma adesso sento il mio corpo meglio. Non mi vedo fino a 40 anni, ma fino a 37-38 anni".

Sulla partita con la Carrarese. Quando l'arbitro fischia e rientri nello spogliatoio cosa percepisci nei muscoli? E quanto tempo ci vuole per staccare la spina? "In quel momento lì non senti tanto che sei stanco, perché hai vinto la partita, sei contento, stai parlando con gli amici. Ma forse dopo mezz'ora o un'ora ti sta arrivando un po' di stanchezza. E mentale... forse ho bisogno di almeno 2 ore per staccare, perché 2 ore dopo la partita pensi ancora alla gara, ai dettagli, a cosa è successo. Ma dopo 2 ore sono a posto."

Sei riconosciuto come un punto di riferimento silenzioso, uno che parla con i fatti nello spogliatoio del Toro. Chi è invece il tuo compagno che riesce a farti sorridere e a smorzare un po' la tensione prima di una grande sfida? "Ne abbiamo diversi. Mi piacciono sia Ismajli che Kulenovic, perché parliamo la stessa lingua. Ma io prima della partita voglio essere un po' più preciso. Non mi piace sorridere tanto prima della gara, perché sono molto concentrato sul match. Non sento tanto il bisogno di sorridere".

Tu hai una playlist, magari Spotify, con delle canzoni che ascolti spesso prima della partita? "Non ce l'ho una playlist, ma sento la musica prima di ogni partita. Non ho un genere specifico, vado a caso: una rap, dopo una canzone croata, dopo una italiana. Non c'è ordine, io ascolto tutto"

Tra i nuovi arrivati, soprattutto quelli più giovani di quest'anno, c'è qualcuno in cui ti rivedi? Ti ricordi di quando anche tu eri giovane e stavi per esordire? Oppure c'è qualcuno che ti ha colpito particolarmente? "Guarda, i tempi sono diversi. Quando entravi in prima squadra, dovevi fare tutto. Finisce l'allenamento, devi prendere tutto, portare i palloni nello spogliatoio, prendere le casacche, tutto. Adesso noi abbiamo un rapporto con i giovani come se fossero già qui da diversi anni. Non abbiamo questa cosa per cui tu sei giovane e devi fare per forza queste cose. Siamo molto rispettosi. Quando io entravo in prima squadra a 16 anni avevo paura. Adesso il tempo è cambiato, non posso dire che mi rivedo in qualcuno, perché era molto diverso. Non li vedo che hanno paura di entrare in prima squadra, questa cosa è cambiata"

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti