Bilancio-Torino, i nuovi rigorosi parametri FIGC per l’iscrizione alla Serie A: la situazione dei granata

Bilancio-Torino, i nuovi rigorosi parametri FIGC per l’iscrizione alla Serie A: la situazione dei granata

Inchiesta – Parte 10 / Abbiamo combinato i nuovi indici per l’iscrizione alla Serie A nelle prossime stagioni con i dati del bilancio granata del 2014. Ad oggi, il Toro si dimostra società virtuosa, anche in vista del 2019…

Cairo Tavecchio Lotito

A marzo  2015 la FIGC ha reso noti i nuovi parametri che le squadre che vorranno iscriversi alla Serie A nelle prossime stagioni saranno tenute a rispettare.

La Federazione, infatti, attraverso un piano quadriennale che parte da questa stagione e ha come termine l’anno calcistico 2018/2019, punta a risanare il calcio nostrano attraverso nuovi paletti economici e finanziari che mirano a portare le squadre che s’iscriveranno al campionato ad arrivare al pareggio di bilancio entro il 2019.

Il piano previsto, come detto, è graduale: dalla prossima stagione si comincerà a richiedere ai club una maggiore attenzione ai debiti finanziari, alle passività e al rapporto tra costo del lavoro e ricavi ordinari, fissando dei parametri di “sopportazione” che si stringeranno sempre di più, fino a portare le squadre all’agognato pareggio di bilancio. I nuovi indicatori che i club saranno tenuti a tenere da conto sono tre, e avvalendoci del bilancio 2014 del Torino (che vi abbiamo ampiamente presentato nelle 9 precedenti puntate della nostra inchiesta) proveremo a simulare con i dati dell’ultimo anno un’eventuale iscrizione per i prossimi campionati del Torino. Mi spiego meglio: cercheremo di capire se – nel caso la situazione economico-finanziaria del club  rimanesse invariata – la società di Cairo abbia già ad oggi i requisiti necessari per far parte delle prossime stagioni di Serie A.

INDICATORE DI LIQUIDITA’

Il primo indicatore è il cosiddetto “indice di liquidità” che – recita il sito della Lega –  serve a misurare “il grado di equilibrio finanziario di breve termine”, in parole spicciole le reali capacità di una società (date dai numeri, dal bilancio) di adempiere agli “impegni finanziari” con scadenza fissata entro un anno. Il risultato di tale indice si ottiene dividendo l’attivo corrente con il passivo corrente, e i parametri richiesti dalla Lega per i club sono i seguenti: per la stagione 2015/16 il risultato deve essere almeno maggiore di 0.4, per il 2016/17 maggiore di 0.5, e per il 2017/18 di 0.6. Il Torino, a bilancio 2014, aveva un attivo corrente (che interpreteremo come attivo circolante entro e non oltre la fine dell’esercizio preso in esame) di 43.271.184 euro, mentre la passività circolante (da noi interpretata con lo stesso modello di sopra) di 44.281.767 euro. Dividendo i due dati si ottiene un indice altissimo, di 0.9, che conferma la nostra analisi positiva di questo bilancio 2014, e la cifra è dovuta in massima parte all’aumento dell’attivo circolante rispetto al 2013 (dove il valore era di circa 22 milioni). Il Torino, dunque, per quanto riguarda quest’indice, non solo è più che in regola con il parametro indicato per la stagione che sta per cominciare (maggiore di 0.4), ma è sulla strada giusta per arrivare al 2019 con il pareggio sostanziale tra le due voci, mentre si dimostra più che in linea con i parametri previsti per le prossime tre stagioni.

INDICATORE D’INDEBITAMENTO

Il secondo indicatore è forse il più complesso, e mira a verificare se il ricorso al debito bancario di una società è coerente con il giro d’affari della stessa: l’indicatore d’indebitamento, insomma, serve a scongiurare altri casi Parma. La cifra si calcola dividendo i debiti finanziari con il valore complessivo della produzione, e i parametri da rispettare per poter iscriversi alle stagioni a venire possono essere così riassunti: indice minore di 2 per il 2015/16, minore di 1.75 per il 2016/17, sotto l’1.50 per il 2017/18. Nel 2014 i debiti finanziari del Torino sono  stati pari a 0 (nel 2013 erano 1.500.000 euro netti), mentre il valore della produzione è di 92.547.000 euro, ed il suo aumento rispetto al 2013 è analizzato nello specifico nella prima puntata della nostra inchiesta. Il risultato della divisione tra le due cifre, comunque, è chiaramente 0: un Torino che si dimostra virtuoso anche in questo delicatissimo campo, aumentando di circa 30 milioni il valore della produzione rispetto all’esercizio precedente senza incorrere in indebitamenti con le banche. Il Torino, se mantenesse questa cifra, potrebbe tranquillamente disputare tutti i campionati che verranno in una posizione di assoluta tranquillità finanziaria. Per capire meglio di cosa stiamo parlando, comunque, è bene prima di tutto precisare che si potrebbe considerare come parametro da rapportare al valore di produzione non solo il dato relativo ai debiti finanziari, ma anche quello dell’intera posizione finanziaria netta: una voce del bilancio che contiene la parte sulle passività, ma che esprime in maniera forse più completa il rapporto che c’è tra banche e società, andando ad inquadrare, in maniera sintetica, il saldo tra fonti ed investimenti di natura finanziaria. Data questa ipotesi, per onore di cronaca e completezza, è doveroso presentarvi la posizione finanziaria netta dei granata, che si articola in tre voci: depositi bancari, pari a 11.171.000 euro, denaro e valori in cassa, per il valore di 49.000 euro, e infine debiti finanziari, che abbiamo già detto essere pari a 0, per arrivare ad una posizione finanziaria netta di 11.220.000 (nel 2013 – è bene saperlo – il dato segnava un passivo di 445.000 euro). Tenendo presente, comunque, che per la nostra “proiezione” ci avvaliamo del primo parametro fornitovi, pareva doveroso consegnare un’immagine quanto più ampia ed esauriente della situazione granata, andando a presentare anche quest’ultima voce.

INDICATORE DEL COSTO DEL LAVORO

L’ultimo indicatore è noto come “indice del costo del lavoro”: questo parametro serve a capire se i costi del lavoro sono sostenibili in rapporto ai ricavi “ordinari” della società, ovvero – come da definizione UEFA – in rapporto con tutti quei ricavi attinenti all’attività sportiva, di cui però non fanno parte plusvalenze e vari diritti sul parco giocatori. Il costo del lavoro da prender in esame è quello che si rifà a ciò che il club spende per tutti i suoi tesserati e dipendenti, e per il Torino è di 37.046.000 euro (per approfondire questa voce, vi rimando alla seconda puntata della nostra inchiesta sul rapporto tra costi per il personale e diritti tv). Questa cifra va divisa con i ricavi ordinari, che a bilancio 2014 sono pari a 59.927.000 euro, e godono di un incremento di circa 9 milioni rispetto all’anno precedente dovuto massimamente ai ricavi derivati dall’Europa League e dalle sponsorizzazioni. Per restare nei parametri richiesti dalla FIGC per la prossima stagione, il risultato non deve superare 0.9; a scendere nel 2016/17, quando non dovrà essere maggiore di 0.85, mentre nel 2017/18 la cifra dovrà essere ridotta almeno a 0.85. Ad oggi, il Torino può godere di un indicatore del costo del lavoro pari a 0.6, dunque rientrante appieno nei paletti previsti per la stagione che sta per iniziare, ma anche – in prospettiva – per gli anni a venire.

TABELLA RIEPILOGATIVA (sotto le stagioni i parametri richiesti dalla FIGC per iscriversi alle stesse)

                                                                 15/16    16/17   17/18  TORINO ’14

 

IND.DI LIQUIDITA’                                     > 0.4     > 0.5     > 0.6        0.9
(att. corrente/pass. corrente)*

 

IND. D’INDEBITAMENTO                           < 2.00   < 1.75   < 1.50      0
(deb. finanziari/valore della produzione)

 

IND. DEL COSTO DEL LAVORO                < 0.90    < 0.85   < 0.80      0.6
(costo del lavoro/ricavi ordinari)

*vengono presi in esame solamente i passivi ed attivi circolanti relativi al solo esercizio 2014

Un Torino, dunque, – a quanto ci risulta – più  che virtuoso dal punto di vista economico-finanziario: alla dirigenza va riconosciuta una gestione oculata e quasi sempre costruttiva dei fondi e dei ricavi, con questi stessi indicatori che parlano da soli, mettendo in luce la trasparenza e la freschezza economica di una squadra in crescita costante, che non solo non vuole terminare di stupire sul campo, ma che certamente dimostra di aver chiaro in mente l’idea di perseguire un modello calcistico più sano possibile, anche e soprattutto in temi tanto delicati e scottanti come quelli riguardanti i soldi… E ci sono squadre altrettanto gloriose che hanno pagato a caro prezzo queste disattenzioni.

LA NOSTRA INCHIESTA

PARTE 1 – AUMENTO DEL VALORE DI PRODUZIONE PARI AL 50%

PARTE 2 – AUMENTO DEGLI UTILI DEL 1000%: 10 MILIONI PER IL MERCATO

PARTE 3 – IL VERO GUADAGNO DEL TORINO DAI DIRITTI TELEVISIVI

PARTE 4 – PLUSVALENZE AUMENTATE DEL 138%, MINUSVALENZE SEMPRE PIU’ BASSE

PARTE 5 – ABBONATI IN RIALZO, MENTRE CALANO DEL 34% GLI INCASSI DELLE GARE NAZIONALI

PARTE 6 – AUMENTO DEI RICAVI DALLE SPONSORIZZAZIONI

PARTE 7 – INDEBITARSI O VENDERE PER INVESTIRE ANCORA SUL MERCATO

PARTE 8 – SETTORE GIOVANILE: MINIMA SPESA, MASSIMA RESA

PARTE 9 – SENZA EUROPA POSSIBILE FLESSIONE DA QUASI 10 MILIONI

PARTE 10 – I NUOVI PARAMETRI FIGC

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