Il ridotto utilizzo del Var nelle prime cinque giornate pone interrogativi importanti: in quale direzione sta andando la Serie A?
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Il nuovo corso di Daniele Orsato ha una filosofia precisa: meno fischi, meno “rigorini”, più calcio e soprattutto più responsabilità all'arbitro. Un principio condivisibile, perché il Var non è nato per trasformare ogni contatto in un processo al rallentatore. Il problema arriva quando la ricerca del calcio “vero” diventa una sorta di religione del lasciar correre. Perché nelle prime giornate di Serie A la sensazione è che si sia passati rapidamente da un Var che vedeva tutto a un Var che, in certi casi, sembra non voler vedere più nulla. E il calcio, fortunatamente, non è fatto soltanto di estremi.
Il caso Oristanio è solo l'ultimo
L'episodio di Bologna-Torino è emblematico, ma non deve diventare una questione granata. Heggem interviene sul piede di Oristanio in area, Guida lascia correre e il Var non interviene. Orsato lo ha considerato una decisione di campo, dunque fuori dalla soglia dell'intervento tecnologico. Si può discutere all'infinito sulla valutazione del contatto, ma è proprio questo il punto: se davanti a un episodio del genere il Var resta muto, quale deve essere la soglia per farlo parlare? La domanda vale per il Toro come per qualsiasi altra squadra ad esempio il Genoa che può reclamare sulla spinta di De Bruyne alla prima giornata. Perché il problema non è avere un Var che interviene poco: è capire se quel “poco” coincida davvero con gli errori che vale la pena correggere.Poi arrivano gli errori ammessi
A Lissone Orsato ha riconosciuto diversi errori delle prime giornate, tra cui il rigore non assegnato all'Atalanta per la trattenuta di Kalulu su Rowe e quello che avrebbe dovuto essere concesso al Torino per il mani di Vlasic contro il Milan. In entrambi i casi il sistema non è intervenuto. E poi c'è il caso Raimondo, ancora più difficile da comprendere: in Frosinone-Como il gol viene annullato per un presunto fallo di Ramon, che in realtà inciampa da solo. Qui non siamo più nel territorio del “rigorino” o della valutazione soggettiva: se l'arbitro vede un fallo che non c'è, il Var dovrebbe servire esattamente a questo. A correggere un errore evidente. Altrimenti la domanda diventa inevitabile: il Var non ha visto oppure ha visto e ha deciso di non intervenire?La via di mezzo, questa sconosciuta
Nessuno rimpiange un calcio nel quale ogni contatto veniva vivisezionato per trovare un motivo per assegnare un rigore. Ma tra il rigorino e il rigore solare o il fallo netto e il semplice contatto di gioco esiste una terra di mezzo: è fatta di episodi difficili, di valutazioni soggettive, di immagini che possono aiutare un arbitro senza necessariamente sostituirlo. Il Var dovrebbe vivere proprio lì. La nuova linea di Orsato rischia invece di consegnargli un ruolo quasi binario: o l'errore è clamoroso, oppure il monitor resta spento. Ma il calcio non è binario e soprattutto in questo inizio anche quando è stato clamoroso non è intervenuto. E se l'obiettivo era togliere il Var dal centro della scena, attenzione a non farlo sparire completamente dal campo. Altrimenti, come ha osservato Sarri, tanto varrebbe toglierlo del tutto. Perché un Var fantasma può evitare i rigorini. Ma può anche lasciare lì, davanti agli occhi di tutti, gli errori che avrebbe dovuto correggere.© RIPRODUZIONE RISERVATA