Culto / Desiderarlo diventa un sogno folle che si trasforma in fretta sgomento quando pensiamo che è molto probabile, troppo probabile che non lo vedremo mai più
Il quindici settembre di cinquant’anni fa il tifoso del Toro si sveglia con un’emozione speciale. Il motivo è l’appuntamento che l’urna di Zurigo ha fissato per le 20.30: Torino-Malmoe, esordio assoluto dei granata in Coppa dei Campioni, quella che il Grande Torino non aveva fatto in tempo a giocare perché non era stata ancora inventata, quella aperta solo a chi vince il campionato.
Il Toro in Coppa dei Campioni. Fa quasi impressione dirlo, desiderarlo diventa un sogno folle che si trasforma in fretta sgomento quando pensiamo che è molto probabile, troppo probabile che non lo vedremo mai più. Invece in quel momento sembra così naturale, è bellissimo pensare all’emozione con cui tutti i cuori granata si sono avvicinati alla serata, vivendo la quotidianità di quel giorno feriale che sembra come tutti gli altri ma non lo è con le lancette del proprio orologio interiore puntate al momento del calcio d’inizio da seguire sugli spalti, per i fortunati che hanno acquistato il biglietto, o con l’orecchio incollato alla radio.
Gigi Radice è convinto di fare bene. Il suo Toro si è radunato prima di tutti anche in vista dell’impegno contro gli svedesi, arduo più per motivi di differenza di preparazione che dal punto di vista tecnico, e l’eliminazione prematura dalla Coppa Italia non preoccupa molto. È già accaduto un anno prima e non ha portato male. Il tecnico di Cesano Maderno rassicura tutti: lo scudetto non è un cuscino su cui adagiarsi, siamo pronti, concentrati, abbiamo preparato il match col cura e sappiamo di avere le spalle un pubblico favoloso. Parola di Radix. Il presidente Pianelli prova a fare quello che nasconde le emozioni, ma poi cede: “L’esordio in Coppa dei Campioni è come la nascita del primo figlio”.
Le parole di Franco Costa su Stampa Sera dipingono al meglio il sabato del villaggio infrasettimanale del popolo granata: “Mancano poche ore, forse qualche minuto, all'inizio di questa partita e ci chiediamo che cosa c'è ancora da dire sul Torino, sul Malmoe, sulla nuova Coppa dei Campioni, che già non sia stato detto. La gente di fede granata sa tutto ormai: ha divorato giornali, opuscoli e statistiche e con la bandiera va allo stadio. A stomaco vuoto, per non propiziare gli infarti. Dopo, semmai, si farà festa, nei ristoranti, nelle piole, in pizzeria e auguriamo che la città intorno alle ore 23 venga percossa da cori granata, senza troppi caroselli automobilistici perché altra gente ha diritto di dormire. Il fascino della Coppa dei Campioni non è discreto. E' micidiale, unico, inferiore soltanto al fascino dei campionati del mondo. Il debutto della squadra granata è atteso con logica curiosità da tutto il calcio italiano, e alla curiosità si aggiunge una certa diffidenza perché in campo Internazionale finora la squadra di Pianelli non ha mai raggiunto risultati apprezzabili. Su questa diffidenza, che è anche invidia, Sala e compagni devono far leva per smuovere il loro orgoglio che è grande, forse unico.”
Nei giorni precedenti ha piovuto, ma alla vigilia torna il sole. È un’illusione, il quindici settembre ricomincia a piovere e a tirar vento poi al momento di cominciare si placa. Anche le intemperie vogliono godersi l’esordio delle maglie granata con lo scudetto sul petto nella coppa più importante che ci sia. Il numero due sulle spalle di Danova, passato dal guardare Pulici colpire di testa in modo impossibile “quel” pallone al vestire la maglia del Toro, modifica la litania della formazione dello scudetto, ma Santin a parte gli altri ci sono tutti. Il Malmoe, complice qualche assenza, è più coperto di quanto visto da Radice nei viaggi in terra scandinava per studiare l’avversario. Il turco Babacan fischia, la palla rotola davanti a oltre 57000 spettatori.
L’entusiasmo è tanto, ma la gara è ostica. Radice è sempre in piedi e forse sta pensando di aver scelto il momento sbagliato per provare a smettere di fumare, come detto alla vigilia. Il Toro spinge sospinto più da un Patrizio Sala scatenato, ma il vigore degli avversari è duro da fiaccare. Qualche crepa inizia ad apparire sulla muraglia svedese verso la fine del tempo. Un colpo di testa di Zaccarelli viene salvato sulla linea da Kristensson mentre tutti stavano già gridando al gol. Una botta di Pulici finisce a lato di poco. Su un cross di Claudio Sala Graziani viene anticipato di un soffio. Al 44’, finalmente, il Toro passa in vantaggio.
Quattro mesi prima il colpo di testa di Roberto Mozzini aveva beffato Castellini regalando l’ultimo spavento della corsa scudetto dei granata e provocando la storica reazione di Gigi Radice a fine gara, in piena trance agonistica. Il destino decide di iniziare a restituire qualcosa allo stopper nato a Sustinente facendogli segnare il primo gol del Toro in Coppa dei Campioni. Sul calcio d’angolo di Pat Sala il numero cinque irrompe con la furia di un centravanti e schiaccia in rete nonostante il disperato tentativo di parata del portiere Moeller.
L’inizio ripresa del Toro è giocato sullo slancio del vantaggio, qualsiasi preoccupazione è accantonata e ci si butta in avanti. Pulici trova la parata in angolo di Moeller su un suo rasoterra. Claudio Sala, decisamente entrato in partita, mette in crisi la difesa del Malmoe con un cross dei suoi e sulla respinta Zaccarelli colpisce il palo. Una bordata di Graziani viene parata in due tempi dal portiere.
Il Malmoe inserisce una punta, però è il Toro ad attaccare ancora. Pulici calcia troppo centralmente da buona posizione. Graziani sbaglia malamente il colpo di testa su pennellata di Claudio Sala e in tribuna c’è un po’ di maretta fra sostenitori granata e la moglie del numero nove difesa dalla signora Pulici secondo la cronaca di Stampa Sera. Le occasioni per il raddoppio si accumulano, ma il 2-0 non arriva. Il Malmoe a un certo punto gioca addirittura in dodici (Jacobsson non si era accorto di essere stato sostituito dopo un infortunio e, rimessosi in piedi, è rientrato in campo scacciato subito dall’arbitro). Il Toro insiste, ma perde lucidità. Il cronometro corre, la vittoria è di misura, non dà sicurezza per il ritorno, ma a 2’ dalla fine il risultato cambia e se prima stava solo stretto, adesso è un cappio che soffoca.
Cervin, la punta entrata nel secondo tempo fra gli svedesi, dà un senso alla sua presenza in campo conquistando un calcio d’angolo. La difesa granata respinge la battuta dalla bandierina, ma Jonsson indovina il tiro dalla lunghissima distanza segnando quello che un tempo veniva chiamato eurogol. Il Toro ne subirà di dolorosi nella sua storia europea (Ohlicher in Toro-Stoccarda, Jonk in Toro-Ajax), ma quella sera nessuno può e deve rovinare il debutto in Coppa dei Campioni, quindi si riparte a testa bassa per i pochi istanti che restano.
Claudio Sala (e chi se no) porta palla e mette in mezzo, Moeller esce a vuoto nel tentativo di anticipare Pulici e la palla giunge a Graziani. Ciccio stoppa di petto e scaraventa in rete la rete che sancisce il successo. C’è il gol in trasferta degli svedesi che potrebbe far bastare loro una vittoria per 1-0 al ritorno, c’è il rammarico per tante reti fallite, ma c’è il successo, voluto, lottato, preso con la forza quando sembrava essere sfuggito e per questa notte può bastare così. Qualcuno in tribuna mugugna, qualcun altro è felice. Se sapessero cosa succederà di lì a quindici giorni in Svezia sarebbero tutti contenti. Se sapessero cosa succederà nel secondo turno, molto meno. Per adesso devono soltanto metabolizzare l’aver vissuto la prima notte del Toro in Coppa dei Campioni. Cinquant’anni fa. Poi mai più. Che peccato.
FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.
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