Il Toro in una foto / Il giocatore granata massacrato sui social per il brutto fallo su Raimondo. Meritava l’espulsione, non la gogna pubblica

Il Torino ha giocato un secondo tempo negativo a Frosinone, meritando la sconfitta sotto tutti i punti di vista. Occorre però avere sempre equilibrio nei giudizi. Non sono sufficienti 45 minuti deludenti per cambiare la buona opinione che avevo espresso sul gruppo costruito da Petrachi e Abate e sulla crescita manifestata nelle quattro partite precedenti, compreso il ko contro il Como.
Certo, mi chiedo – e dovrebbe chiederselo anche Abate – come sia possibile che il Frosinone, avendo avuto meno tempo del Torino per recuperare dalla partita precedente, abbia sovrastato i granata dal punto di vista fisico fino al novantacinquesimo minuto. Ma credo sia giusto aspettare Torino-Lecce per verificare se il pomeriggio dello Stirpe sia stato un incidente di percorso contro una squadra lanciatissima o la spia di criticità più gravi.

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Aboukhlal meritava l’espulsione: Orsato, è tutto a posto?

Questa considerazione mi spinge, stavolta, a concentrarmi su riflessioni che vanno al di là dell’attualità granata. Penso all’episodio che ha visto protagonista Zakaria Aboukhlal, autore di un bruttissimo fallo che terrà fuori a lungo Antonio Raimondo, l’attaccante rivelazione di questo inizio di stagione a cui vanno rivolti, ovviamente, i migliori auguri di una pronta ripresa.
La prima considerazione da fare riguarda i danni che ha fatto, e continua a fare, il metro di giudizio arbitrale adottato dai direttori di gara di Serie A, sotto l’impulso del neo-designatore Orsato. La tendenza a lasciar giocare per diminuire le interruzioni di gioco e rendere le partite più spettacolari sta sfociando nella tendenza a non punire ciò che deve essere punito. Aboukhlal è stato ammonito, ma meritava il rosso diretto, se è vero che è questa la misura da adottare quando vengono effettuati interventi che mettono a repentaglio l’incolumità fisica degli avversari. Gli arbitri sono passati da un estremo all’altro nel valutare gli episodi di campo e non è detto che così sia meglio: ce ne accorgeremo quando i punti inizieranno a valere di più.

La violenza online è da denunciare e combattere

Ciò detto, va considerato lo stato mentale in cui si trovava Aboukhlal e valutare le ragioni per cui potrebbe aver commesso quel brutto fallo. Chi segue il Torino sa che stiamo parlando di un giocatore che è totalmente da ricostruire, e che fino a poche settimane fa era psicologicamente sotto un treno. L’occasione di giocare da titolare a Frosinone, concessa da Abate per il fatto che mancavano Cacciamani e Fortini, era per lui importantissima. La consapevolezza di questo ha probabilmente inciso, la foga del voler fermare una ripartenza avversaria ha fatto il resto.
Tutte cose che, evidentemente, non interessano minimamente ai poveracci che sui social hanno riempito il giocatore granata di insulti, anche razzisti. Solo chi le subisce può comprendere quanto facciano male le shitstorm virtuali, perché è ovvio che i commenti online vengano sempre letti dai destinatari. Ma Aboukhlal non voleva certo fare del male al povero Raimondo. A volte non ci rendiamo conto di quanta frustrazione e quanta rabbia ci sia nelle persone. I social hanno dato modo di sfogarla dietro a una tastiera, senza metterci la faccia, il che libera i peggiori istinti. Sono cose intollerabili, che non possono passare in alcun modo. Il giorno in cui la società si rassegnerà a tutto questo, sarà un pessimo giorno. Dalla parte di Raimondo, ma anche da quella di Aboukhlal: forza ragazzo, trova il modo di mettere a tacere i tuoi odiatori.

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