Lasciarci le penne / Quest'anno festeggeremo i nostri primi centovent'anni ed è doveroso parlare di Alfred Dick che fu il motore, la mente della prima fondazione.
C'è una antica foto del Torino: i pionieri schierati in una forma vagamente piramidale. Molti sono seduti a terra, le gambe e le braccia incrociate come gli indiani saggi nei western. Evidentemente non c'era ancora l'uso di accosciarsi, come nelle successive foto di rito, e anche quelli in piedi sono lontani dai soldatini sull'attenti delle immagini anni Settanta e dai gruppi di oggi, che si cingono l'un l'altro le spalle. Campeggia uno con fare da dandy impettito: camicia granata lunga fino ai polsi, le mani sui fianchi, lo sguardo lontano a cercare la gloria. Dietro di lui un altro con la bombetta e l'abito scuro: sembra pronto per affrontare la City di Londra, piuttosto che il terreno polveroso di un vetusto campo sabaudo.
Alcuni indossano un cappellino, ibrido tra un copricapo da ciclista e un basco militare: forse faceva parte della perfetta tenuta di gara dei gentlemen del foot-ball, come si scriveva allora. Quasi tutti sfoggiano baffi spettacolari. Il primo presidente si chiamava Hans Schönbrod, tedesco, il secondo Alfred Dick, svizzero. Dick era uno dei transfughi dalla Juve che si fusero con i giocatori oronero della Torinese per generare il nostro Toro. La differenza con gli altri ex bianconeri consisteva nel fatto che lui della Juve era stato addirittura il presidente, insomma era uno che aveva esperienza.
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Il 3 dicembre 1906 Alfred detto Alfredo, prototipo di tutti i granata, si trovò con gli altri in birreria: si erano dati appuntamento alla Voigt di via Pietro Micca 22, oggi caffè Norman, elegante locale affacciato su piazza Solferino, ed è bello pensare che fu un gruppo di dissidenti, tra un boccale di bionda e l'altro, a fondare il club che ci fa battere il cuore ancora oggi, a centovent'anni di distanza. Già, quest'anno festeggeremo i nostri primi centovent'anni (se volessimo tener buona la data di fondazione della Torinese di cui siamo diretta emanazione bisognerebbe retrodatare il tutto al 1894) ed è doveroso parlare dei pionieri, in particolare di Alfred che fu il motore, la mente della prima fondazione.
Povero Dick: lui della nostra storia vide poco o niente. Fu presidente tra il 1907 e il 1908 e si sparò un colpo di rivoltella alla tempia l'8 agosto del 1909 (si legge che il fatto si svolse il 10, ma dalle fonti risulta il giorno 8). Aveva 44 anni e negli articoli dell'epoca viene ricordato come amministratore delegato della Manifattura pellami e calzature. Si dice anche, en passant, che era popolare nel mondo del calcio. Non ho trovato però nessun accenno diretto, in quei coccodrilli, al Torino: troppo giovane la vicenda granata e troppo pochi gli appassionati per nominarlo nella notizia.
All'epoca chi seguiva il foot-ball era un orgoglioso carbonaro e si muoveva quasi in incognito. Molti appartenevano alla nobiltà o all'alta borghesia, tanti erano stranieri e, con quello strano giuoco, suscitavano la stessa curiosità di chi sfrecciava sulla Fiat 18-24 HP sfiorando i settanta chilometri all'ora Chissà se Alfred sognò che la sua creatura avrebbe sfidato i decenni, preso gli schiaffi della malasorte, vinto, perso, riso e pianto, ammaliando generazioni di tifosi. Il 3 dicembre non dimentichiamolo: se il Toro esiste, il merito è anche suo.
MARCO P.L. BERNARDI – Lasciarci le penne Autore di gialli, con "Cocktail d'anime per l'avvocato Alfieri" ha vinto l'edizione 2020 di GialloFestival. Marco P.L. Bernardi condivide con il protagonista dei suoi romanzi l'antica passione per il Toro e l'amore per la letteratura e la canzone d'autore. Nel marzo del 2023 è uscito il suo nuovo noir a forti tinte granata "Giallo profumo di limoni. L'avvocato Alfieri in un nuovo caso tra Torino e Sanremo" (Fratelli Frilli Editori).
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