Le vostre lettere.
Siamo primi e non mi pare vero.
Vedere la luce e credere razionalmente nella concreta possibilità di tornare là dove ci sentiamo tutti un po’ più a casa è il più bel regalo natalizio che il Toro potesse farmi. E non è tanto la posizione in classifica a rendermi felice, quanto l’atteggiamento di una squadra che, eccezion fatta per le giornatacce di Gubbio e Modena, ha offerto molte prove di maturità e forza. Si è dimostrata superiore ai mugugni iniziali e ai primi timidi ma giustificati fischi del post-Cittadella, ha imposto con umiltà il proprio essere squadra laddove ha sempre mostrato paura, ottenendo vittorie convincenti e importanti a Verona e soprattutto a Genova, vera chiave di volta della stagione, e ha interpretato gli infortuni come incidenti di percorso e non come alibi per giustificare cattive prestazioni, poca grinta e, come conseguenza, sonore batoste.
Vedere Steva aggredire la linea di fondo e saltare due uomini, Ogbonna dare sicurezza ad un reparto concreto ma fragile, Iori illuminare un centrocampo che da anni non si vedeva, supportato da un Basha ordinato, aggressivo ma lucido al tempo stesso, Antenucci sbattersi con egregi risultati in un ruolo precedentemente non suo, Ebagua dimostrare una professionalità non comune, e potrei continuare tante volte quanti sono i nostri giocatori in rosa, da Coppola a De Feudis, è una piccola soddisfazione se paragonata a quelle che la vità può potenzialmente dare ma enorme se ci guardiamo indietro ed esaminiamo la nostra comune passione calcistica.
Ho volutamente estromesso il Capitano dall’elenco dei protagonisti, perchè nel mio cuore ricopre una posizione particolare, indipendentemente dai tanti soldi - sproporzionati per la categoria – che mesilmente percepisce.Bianchi ha ricevuto un boato di fischi - culminati in un'espulsione – che all’Olimpico non avevo mai sentito. E credo che quel giorno abbia imparato a conoscere il Toro, o almeno chi si trovava di fronte. Ha accettato la sfida, l’ha persa, ri-persa e ri-ri-persa, ma la sua dura testa bergamasca ha sicuramente favorito la permanenza in un ambiente che dovrebbe essere grato a chi è secondo, in tempi recenti, solo a Ferrante. Si mangia una caterva di gol, Pescara e Modena sono esempi ancora freschi, ma offre colpi di tacco, rovesciate e reti da fuori area che solo un serio professionista può regalare senza paura. Ricordiamoci che tra qualche mese leggerà i nomi degli Invincibili a Superga e quest’anno, se gli eventi dimostreranno continuità con il recente passato, potrà farlo a testa alta, proprio lì di fronte a quella lapide dimenticata dalle istituzioni ma meta di veri e proprio pellegrinaggi di chi, per un momento, vuole sentirsi a casa propria e parte di una grande famiglia.
Un enorme applauso a Ventura e alla sua conferenza stampa a Sappada, dove candidamente ammise di aver accettato un incarico assai gravoso. Riporto le parole che egli stesso disse: “Il mio obiettivo è vincere giocando acalcio. E allora ho fatto una domanda, ho detto ‘Per far si che ciò avvenga ci sono i presupposti perchè questo avvenga?’. I presupposti sono quelli che vedo dalle altre parti, l’entusiasmo. ‘C’è entusiasmo qua? No’. ‘C’è compattezza? No’. ‘C’è unità di intenti? Poca’. ‘C’è fiducia? Poca’.E allora la prima domanda che mi viene spontanea è ‘Noi vogliamo andare in serie A e i presupposti sono questi che non ce n’è neanche uno. E’ bizzarra come riflessione, o no?” Sembra preistoria, il Mister ha offerto spunti che, a oggi, non ha tradito.
E vorrei anche menzionare la Società, che ci ha delusi proporzionatamente a quanto ci ha illusi. Non conosco i veri motivi e in fondo non mi interessa neanche più di tanto. Io, tifoso, desidero soddisfazioni possibilmente accompagnate da vittorie : le prime sono fondamentali, le seconde ben accette anche ne non eccessivamente roboanti. Gradirei impegno per il Fila e per i Tifosi, e una maggiore partecipazione nella vita della famiglia Granata, non c’è acquisto che possa valere di più.
Auguro un sereno e Granata Natale a tutti voi!!
Andrea
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