Torna Loquor, di Carmelo Pennisi: "Tra pochi giorni comincia il campionato del mondo di calcio e l’Italia non c’è”

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Leone XIV

Qualcuno ha scritto che avere entusiasmo è passare dall’umano al divino, si tratta del riconoscimento emotivo di aver scardinato le porte del mistero e dell’aver trovato quasi il segreto della “pietra filosofale” tanto inseguito da “Mago Merlino”. Tra pochi giorni comincia il campionato del mondo di calcio e l’Italia non c’è, mentre Capoverde e Curacao, due Paesi che non mettono insieme nemmeno la popolazione della cintura a circondare Roma, esordiranno in quella che da appuntamento di elite del calcio mondiale si è trasformato in viaggio premio aziendale per il “Ragionier Fracchia”. Inutile dire come, nel meccanismo in equilibrio tra sospetti di simonia e imitazione da “Circo Barnum” messo in piedi da Gianni Infantino, ci sia evidentemente qualche conto a non tornare. Non siamo al transumano tecnologico che si fa fuori l’umano(non si preoccupi Leone XIV), siamo alla deficienza naturale più abile dell’Intelligenza artificiale a mettere in soffitta la logica donata dal Creatore all’Homo Sapiens. Ma Infantino è considerato un grande dirigente, alla stessa stregua di Giovanni Malagò che fra non molto si siederà sul trono della Federcalcio per guarire i mali, pare, del nostro sport principe. Intanto, per trovare entusiasmo e suggestioni, abbiamo piegato per 1 a 0 il formidabile Lussemburgo famoso non tanto per far tremare il mondo, ma per avere forzieri ricchi riconducibili al distinto ma anche all’indistinto. C’è sempre un chiaro e uno oscuro nella vita, e quando sei la seconda piazza finanziaria a livello globale per attrazione di fondi di investimento, si capisce come alla fine avere una nazionale di calcio dal valore di una rappresentativa degli artisti per beneficenza non sia poi un disdoro così insopportabile. Però, anche se di poco, la demografia del Granducato supera Curacao e Capoverde messi insieme.

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Vuoi mettere, nella ripartenza per andare ancora non si capisce dove(ah, già, qualificarsi finalmente ad un mondiale)abbiamo messo in riga un Paese dove per vivere dignitosamente occorre avere un reddito mensile da 6000 euro, roba da far impallidire il nostro stipendio medio mensile dal 1650-1850 euro con cui, oltre l’affitto, ci dobbiamo pagare la retta(eh sì, è una retta come quella universitaria) di Sky e Dazn so vogliamo avere a disposizione la visione di tutto il tennis e tutto il calcio, ovvero gli sport che dalle nostre parti vanno per la maggiore. E se hai Dazn potrebbe capitarti l’esperienza, imperdibile, della visione di Brasile Curacao, sperando nel colpaccio dei caraibici(e mica solo noi dobbiamo avere nella storia la Corea, poi diventata Macedonia del Nord, poi diventata Bosnia Erzegovina). C’è chi ha tutti e due gli abbonamenti pur avendo un reddito mensile da ospite del centro di accoglienza in Albania, c’è chi ha deciso di avere altre priorità: i costi aumentano e si vuole avere ogni volta di più; tradisce la voglia di farsi tavolo da gioco dove il giocatore perde sempre eppure comunque rilancia. “Senza di noi non ci sarebbero i tornei”, hanno detto i tennisti che stanno bussando a denaro per avere più soldi dai ricavi generati dai tornei del “Grande Slam”. Siamo alla più classica delle fallacie logiche e una cosa proprio la vorrei dire a Jannik Sinner e Novak Diokovic: senza noi spettatori paganti non ci sarebbe niente, ma proprio niente.

Senza il nostro obolo, che surrettiziamente vi arriva anche dai marchi che sponsorizzate, ora sareste a fare altro nella vita. Di meglio ? Di peggio? Questo proprio non lo so, ma sicuramente altro, e forse di molto meno remunerativo. Magari Sinner avrebbe continuato a parlare in tedesco affiancato da un italiano stentato vernacolare, e forse a coltivare mele nelle ridenti “Val di Non” e “Val di Sole”, chissà. Di certo Montecarlo per lui sarebbe stata una foto di qualche rivista patinata di gossip, e invece grazie al tennis, foraggiato ad libitum da noi appassionati, è divenuto lui il gossip monegasco. Bisogna recuperare il senso del vero e delle proporzioni, dobbiamo avere chiaro cosa è divenuto lo sportivo moderno, direi una sorta di fustino di detersivo da vendere ammantato non più di sacro ma di stilemi da marketing. Va tutto bene, il tempo e le sue stupidaggini a volte non si possono fermare, basta si sia almeno onesti nell’appioppare meriti e responsabilità. Per lavoro e per informazione personale sto seguendo l’europeo di calcio under 17, “magari si può intravedere qualche talento per il futuro della nazionale maggiore”, mi ha detto un direttore evidentemente votato all’ottimismo della volontà. Poi vedi colui che difende i pali dell’Italia, un certo Christian Lupo tesserato per il settore giovanile del Lecce, e ti chiedi se il futuro che comincia da questo presente non sia già un incubo annunciato.

Ti chiedi anche: possibile che in tutta Italia non ci sia nessuno sotto i 17 anni migliore di un portiere che non sa uscire, non sa respingere, non ha spinta nelle gambe? Quale mistero si nasconde dietro la scelta di Christian Lupo? Cosa hanno visto in prospettiva coloro che lo hanno scelto? Vorresti farti altre domande, ma a volte sopraggiunge il timore di aprire altre porte e trovare ciò che non vorresti mai trovare. La prossima si va in Grecia, un appuntamento tra recordman continentali del lavoro a basso valore aggiunto e debiti pubblici alti quanto l’Everest, in pratica una sfida tra geni incompresi. Giocheremo a Creta, e non saprei dire se è una ironia tutta greca quella di averci imposto l’isola del labirinto del “Minotauro”. Prima o poi troveremo un filo d’Arianna a portarci fuori dal dedalo in cui ci siamo infilati? Si gioca non come alternativa al cilicio da autodafé, ma per cercare di raccattare qualche punto per il ranking Uefa, utile per una sorte migliore possibile nei sorteggi dei gironi di qualificazione degli Europei e dei Mondiali. Da qualche parte, comunque, bisognava pur ricominciare, in attesa della farsa delle elezioni del nuovo presidente federale il 22 giugno.

Farsa perché anche le pietre e i disinteressati sanno che da quella data sarà Giovanni Malagò a comandare sul calcio italiano. Chissà se l’ex presidente del Coni ha avuto occasione di vedere qualche partita dell’Italia europea under 17, così, giusto per prendere atto dell’urgenza di mettere in discussione certi presenti. Capita di consolarsi con poco, così quando sullo schermo si compone la formazione della nazionale under 17 scorgi il nome di Francesco Ballarin, mediano del settore giovanile del Venezia. Ah, i rimandi della memoria, possono essere fattura diabolica o acqua benedetta, in questo caso è la panacea benedetta del “Grande Torino” ad accarezzarmi i sentimenti. Le lieve carezze riescono a lenire lo stupore infausto di vedere un Paese bombardato, l’Iran, che va a giocare un mondiale in casa di chi lo sta bombardando. Vedete, qui non si tratta di aprire interminabili discussioni su chi ha torto o ha ragione, perché tutto dovrebbe sempre essere preceduto dal senso del limite, che avrebbe dovuto impedire l’utilizzo del calcio per dare una distorta parvenza di normalità dove la normalità in questo momento non c’è. L’Iran a correre dietro un pallone in uno stadio Usa, riduce il dramma a videogame, ovvero quando mi stanco spengo la consolle e vado al campetto. “Magnifica Humanitas”, magnifica umanità, è il forte incipit con cui si apre la prima e molto bella Enciclica di Leone XIV dedicata all’Intelligenza Artificiale.

Il Papa venuto da Chicago, passando per il SudAmerica, avverte che qualsiasi ricostruzione può avvenire solo mettendo Dio, quindi il mistero, al centro e ridando valore ai legami prima ancora che alle pietre. Un tempo eravamo così, rispettosi persino nell’impossibilità di comprendere le cose. Un tempo un mondiale di calcio non era una rappresentazione da “Onu”, bensì una sfida per raggiungere quell’eccellenza che da significato anche chi ancora non l’ha raggiunta o non la raggiungerà mai. L’umanità è magnifica ma è anche fragile, siamo tutti in cammino: noi, quelli prima di noi, quelli che verranno dopo di noi. Siamo persone chiamate a farsi storia, e di questa storia lo sport ha la sua importanza, sia per i nostri sentimenti che per i nostri valori. Non consentiamo il continuare a mortificarlo, torniamo a credere in lui in quanto veicolo posto tra il sacro e il profano; utile quindi a farci abbracciare il mondo persino in tutti i suoi dettagli. Ce la possiamo ancora fare.


Scrittore, sceneggiatore e regista. Tifosissimo granata e già coautore con il compianto Anthony Weatherill della rubrica “Loquor” su Toro News che in suo onore e ricordo continua a curare. Annovera, tra le sue numerose opere e sceneggiature, quella del film “Ora e per sempre”, in memoria del Grande Torino.

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