RisorgimenToro / Da una parte, al fischio d'inizio, contempleremo il più splendido dei tramonti, mentre dall'altra ammireremo l'alba più radiosa

Mentre attendo notizie dal mercato granata e circa l'esito del ricorso al TAR dell'Unione Club Granata, promosso dai Giuristi Granata, scrivo questo articolo d'attualità. Sono contento. Il mondiale va a chiudersi con la consacrazione di un mito.
O sarebbe meglio dire di due.
Da un lato il vecchio, inossidabile campione. La pulce d'acciaio. Colui al quale, 4 anni fa, fu imposto di indossare un velo tradizionale nel corso della premiazione dell'ultimo mondiale, il suo primo mondiale. Fece buon viso a cattivo gioco, da persona educata qual è.

Ma subito dopo Messi, a differenza dell'avido e plasticato CR7, ha subito deciso, forse proprio in forza di quel sopruso, di respingere fermamente ogni offerta da parte di squadre arabe, pur disposte a coprirlo d'oro. Si è invece ritirato nell'occidentalissimo e tranquillissimo Inter Miami per coltivare i suoi sogni di fine carriera. Sogni che, per un campione come lui, non possono essere certo di ricchezza, ma di gloria.

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Per questo, di fatto, per inseguire i suoi sogni, Lionel si è "messo in ghiaccio" per 4 anni, presentandosi al mondiale americano come appena uscito da una macchina del tempo. Un trentanovenne che sfugge a ventenni selezionati in nazionale, che segna e pennella assist come un dio del calcio qual è. D'altronde è l'unico e vero erede di Dieguito. Mica pizza e fichi.

Entrambi piccoli concentrati di classe pallonara, di densità mai vista, a dispetto di colleghi ben più fisicati. Ma la mano di Dio non fa solo vincere le partite, dà talento a chi vuole... Leo, poi, ha un cuore che batte davvero forte per la sua Argentina. Un grande cuore che ha allenato con grandissimo impegno e serietà, insieme a corpo e mente, per 4 anni e con un solo scopo.

Ritornare sul tetto del mondo. E ci è quasi arrivato... Brividi. Nell'altro angolo, è proprio il caso di dirlo, quello che appare a tutti poter essere il suo erede. L'erede al trono di un nobile casato che hanno in comune e che entrambi li ha accolti e valorizzati. Il Barcellona. Uno dei più significativi esempi mondiali di partecipazione popolare dei tifosi all'interno di un Club. E non è un caso che un simile contesto produca simili meraviglie. Lamine Yamal. Un ragazzo, che avrebbe fatto la fortuna del Marocco, ha scelto la sua patria adottiva e da questa si è fatto portare in finale.

Il ragazzino, infatti, non ha particolarmente brillato sinora, ma la sua classe è cristallina ed è emersa comunque a tratti nel corso del torneo. Perché la luce non si può oscurare se non solo per limitati momenti di tempo. La Spagna è una corazzata di compattezza in difesa, con il miglior centrocampo del mondo. Ma nell'altra metà campo, al calcio d'inizio, ci sarà altrettanta forza, diversa, ma altrettanto consistente.

I loro fuoriclasse assoluti tutti li abbiamo visto ritratti in una foto iconica di tanti anni fa, che li raffigura insieme, uno neonato, l'altro già uomo. Da una parte, al fischio d'inizio, contempleremo il più splendido dei tramonti, mentre dall'altra ammireremo l'alba più radiosa. Loro hanno entrambi già vinto, dimostrando di essere campionissimi, ma non possono vincere entrambe le loro squadre. Bene.

Ve lo dico. Io terrò per l'Argentina di Messi e non per la Spagna di Yamal. Al di là di tutto. Per quanto ho raccontato (e per maggiore vicinanza d'età), il vecchio leone si merita il mio tifo. Ma se vincerà il giovane Yamal sarà comunque bello e ne sarò contento. Peraltro tutti i compagni di queste due stelle sono peraltro formidabili giocatori, meritevoli del successo finale. Vincerà però, in ogni caso, e lo si dovrà notare, la splendida tradizione blaugrana dei campioni del Barca.

Esempio di partecipazione popolare applicata e tradotta in una cultura del calcio fatta di valori, gioco e vittorie. Anche noi del Toro avremmo una cultura del calcio da difendere e promuovere. Chissà se non verrà presto un giorno...

"Più di un Club" è, non a caso, il motto della società catalana. E sarebbe bello che anche per il Torino FC diventasse realtà, ritornando ad essere finalmente "Toro". E hai visto mai poi che, dopo questa finale, la pulce d'acciaio non si rimetta in ghiaccio per altri 4 anni...


MASSIMILIANO ROMITI - Avvocato e mediatore civile e commerciale. Socio Fondatore dei Giuristi Granata - Toro Club Marco Filippi, dell'Associazione Curva Primavera per la Fondazione Stadio Filadelfia e dell'Associazione ToroMio. Attuale presidente del Comitato NOIF "Nelle origini il futuro" che unisce a ToroMio associazioni di varie tifoserie italiane nella promozione di una proposta di legge che introduca la partecipazione popolare nel mondo del calcio e dello sport

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