Chi è Ignazio Abate? Scopriamolo grazie al collega al seguito della Juve Stabia
Quale futuro per la panchina del Torino? (VIDEO)
TATTICA E CARATTERE
A livello tattico quali sono i precetti del tecnico? “La difesa ha sempre dato ottimi risultati. Poi quello che ha funzionato molto sono stati i due esterni, e quindi Cacciamani, torno a ripetere, di proprietà del Torino, e Carissoni dall'altra parte. Per cui questo 3-5-2 diventava molte volte un attacco molto profondo. Abate preferisce la profondità, le verticalizzazioni, che sono state quelle che hanno determinato molte volte il vantaggio della Juve Stabia. È poco favorevole agli eccessivi tocchi di palla e poi ha la capacità di fare un blocco basso ma non è mai stato un catenacciaro: un blocco basso sì, ma sempre volto all'attacco, mai per chiudersi. Io credo che il sistema di gioco, il 3-5-2, è sicuramente quello più congeniale. Lo utilizzava a Terni, l'ha utilizzato a Castellamare e molto probabilmente farà di tutto, compatibilmente con il feeling che ci sarà, nel caso del Toro, con Petrachi per prendere calciatori che gli consentano questo schema di gioco. Ripeto, Cacciamani lo conosce benissimo, l'ha formato, l'ha plasmato e quindi il fatto di poterlo allenare, eventualmente, di nuovo sarebbe per lui sicuramente una grande soddisfazione”.
Dal punto di vista caratteriale, invece? È un allenatore carismatico? “Senz'altro, ha proprio nella sua disciplina questo fatto di essere seguito e di essere molto incisivo soprattutto con i giovani. Io ho seguito, ovviamente, tutte le partite della Juve Stabia e posso garantire che anche sui calciatori ha un grande effetto. Per esempio, nel dopopartita c'è sempre l'intervista all'allenatore e al calciatore, molte volte si incrociavano, uno usciva e l'altro entrava, e lui spendeva sempre parole, anche quando il calciatore non aveva dato proprio il meglio di sé, ribadiva sempre “Deve migliorare, deve migliorare”. E quando poi ha avuto dei nuovi innesti, aveva già chiarito all'inizio che aveva bisogno di far assimilare loro, più che la tattica, il modo di pensare. Tanto è vero che Okoro è venuto fuori sulla distanza, così come Diakité, non perché ci fossero dei problemi o dei dubbi sulle loro qualità, ma perché teneva moltissimo che imparassero, capissero il comportamento, la gestione soprattutto dello spogliatoio e poi in un secondo momento la tattica, che per lui è fondamentale per ottenere dei risultati”.
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