Chi è Ignazio Abate? Scopriamolo grazie al collega al seguito della Juve Stabia
Quale futuro per la panchina del Torino? (VIDEO)
DIFFICOLTÀ E PRESSIONE
Ci sono stati momenti di difficoltà? Se sì, come ne è uscito? “Quando è scoppiata la bomba, e cioè che c'erano state queste infiltrazioni mafiose, venute fuori grazie al procuratore Gratteri che aveva indagato a fondo su queste partecipazioni di soggetti pericolosi, per meglio dire, legati alla Camorra, subito dopo la prima partita che si è giocata lui, nella conferenza stampa, che cosa ha fatto? Non ha dato addosso alla società, ha detto queste testuali parole: “State tranquilli, perché riuscirò a tenere i calciatori lontani da questa situazione”. E così è stato: la prima partita successiva la Juve Stabia l'ha vinta. E anche nella conferenza postpartita lui ha sempre detto che nel calcio ognuno deve pensare al lavoro per cui è stato chiamato e quindi non è importante se l'impresa ha il direttore o l'amministratore delegato che prende una brutta piega perché ha dei problemi con la giustizia, bisogna continuare a lavorare perché così si farebbe anche in un'azienda, cioè a prescindere da quello che succede ai vertici. Certo, lui diceva che i calciatori non possono essere completamente sordi e ciechi, però è stato davvero importante che Abate si sia posto come un ottimo cuscinetto tra la situazione giudiziaria e la situazione di campo. È stato, devo dire la verità, un grande da questo punto di vista, cosa che io ho riconosciuto personalmente. Poi è stato correttissimo anche con la stampa, sempre disponibile. E anche sulle domande che potevano essere, non dico scomode, ma comunque complicate è stato sempre di un'onestà della quale può andare orgoglioso. Poi molte volte in sala stampa quando si cominciava, siccome lui ha i parenti qui in Campania perché è nato a Sant'Agata Dé Goti, nonostante la sua famiglia sia a Milano, c'era la moglie con la figlia piccolina, la quale ogni volta noi cominciavamo la conferenza stampa lo chiamava, “Papà, papà”. Per cui lui si sentiva in imbarazzo per questa cosa, però la risata generale poi non creava problemi. È stato anche seguito dai parenti e ha dimostrato una grande disponibilità nei confronti della stampa”.
Sarebbe in grado di reggere la pressione e gestire l’atmosfera in una piazza così complicata come Torino? “Io sono stato sempre favorevole al fatto che l'allenatore possa essere un ex calciatore. Come allenatore con i giovani ha fatto l'esperienza con la Primavera del Milan, poi ha allenato a Terni, anche lì piazza non facile, a Castellammare, che è una piazza tutto sommato tranquilla perché già la Serie B è un vanto, è un onore, è un grande successo. Però devo dire, e questo va per il fatto che ci sia stato questo problema societario che non è stato semplice, quello di avere degli infiltrati della Camorra nella società, che l'ha gestita saggiamente; quindi, non credo che gli possa far paura. Anche perché ha lavorato anche come calciatore in un ambiente non facile come quello del Milan. Non dico adesso, ma anche prima era un ambiente che vuole sempre vincere; quindi, una città dove si vuole vincere per cui il Toro, secondo me, che sia Abate, che sia Aquilani, ha tutto da guadagnare e niente da perdere. Io credo che Abate abbia le caratteristiche perché si fa scivolare addosso tutto. Però non è passivo, è molto attivo, e quindi è chiaro che la piazza gli darebbe pressione. È chiaro che la piazza insomma vorrebbe vedere sempre un allenatore di grido, però devo dire che non è un allenatore di seconda fascia, altrimenti non lo avrebbe voluto il Sassuolo, non lo avrebbe voluto il Toro, non lo vorrebbe il Modena. Io credo, alla luce di quello che ha fatto in questi ultimi due anni, che possa decisamente aspirare ad una piazza difficile ma non impossibile. È chiaro che lui è ambizioso e quindi accetterebbe un discorso del genere, però bisogna anche tener conto che tutto sommato il Toro ha avuto Baroni e adesso ha avuto D'Aversa, e quindi, certo, la contestazione è sempre nei confronti del Presidente. È chiaro che se dovesse andare male, cosa che non gli auguro ovviamente, la piazza se la prenderebbe con Cairo, come sta facendo in questi ultimi tempi o, per meglio dire, da diversi anni. Per cui io credo che riesca a sopportare questo peso. Tra l'altro la Juve Stabia, questo bisogna sottolinearlo, veniva da una semifinale di playoff dell'anno scorso con Pagliuca con il quale era arrivato alla semifinale a giocarsela con la Cremonese. Quindi aveva anche lui un macigno: la squadra veniva da una semifinale di playoff e con Pagliuca aveva fatto 55 punti nella regular season, mentre lui ne ha realizzati 51. Se non ci fossero stati alcuni episodi sfavorevoli avrebbe di gran lunga superato anche la quota dei 55 punti di Pagliuca dell'anno precedente”.
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