Chi è Alberto Aquilani? Scopriamolo grazie al collega al seguito del Catanzaro
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LA STAGIONE CON IL CATANZARO
Che stagione è stata per il Catanzaro? “Fantasmagorica, credo che ogni tipo di aggettivo venga sprecato perché il Catanzaro ha reso possibile l'impossibile. Anche perché bisogna sempre ricordare da dove si ripartiva: si ripartiva da un gruppo giovanissimo con tante speranze, con tante promesse. Però la maturità del pubblico di Catanzaro, che ha dimostrato di essere senza dubbio da Serie A e ha dimostrato soprattutto di avere un amore viscerale nei confronti della propria squadra, ha accolto Aquilani da subito come un nuovo profeta e col senno del poi ha avuto ragione, perché probabilmente c'era la sensazione che potesse essere il tecnico giusto per scrivere una pagina di storia importantissima. Il Catanzaro ha avuto un inizio difficile, e qualunque società probabilmente avrebbe esonerato il proprio allenatore. Ma la forza, la lungimiranza e la fiducia che questa società riponeva in questo progetto tecnico hanno fatto sì che Aquilani, dopo un periodo complicato, potesse vincere contro il Palermo e poi pian piano far esplodere tutta la linea verde, a partire da Alphadjo Cissè, che nella prima parte di stagione è stato la stellina, il calciatore più forte della B. E poi man mano il Catanzaro ha sempre avuto la sua identità, giocando in calcio su prime palle, ri-aggressioni, interscambi, braccetti che diventavano i primi attaccanti e tutti, dico tutti, sono stati coinvolti e hanno reso in maniera incredibile, dal leader Pigliacelli al capitano, leader, capopopolo Pietro Iemmello, Brighenti a D’Alessandro. E poi c'è stata, ripeto, una crescita esponenziale da parte della linea verde, perché talenti come Favasuli, Liberali, Cissè, credo che possano rappresentare un patrimonio per tutto il calcio italiano. Non ci sono aggettivi, c'è l'amaro in bocca per non aver raggiunto una Serie A che, ripeto, lo dicono i fatti, sarebbe stata meritata. Tutto questo perché Aquilani ha fatto un lavoro eccellente di gestione, è cresciuto con i suoi ragazzi, ha avuto la capacità di mantenere la barra dritta, ha avuto un modello societario che funziona, perché prima di Aquilani erano stati raggiunti i playoff con Caserta e prima ancora con Vivarini, e poi un direttore sportivo come Ciro Polito che è giustamente tra i maggiori direttori sportivi in voga perché nella scelta dei giovani si è dimostrato veramente tra i numeri uno in Italia e anche come temperamento e gestione della settimana”.
Un Alberto Aquilani, dunque, protagonista? “Assolutamente sì, è uno degli artefici principali. Però se Aquilani ha potuto essere l'Aquilani di cui si sta parlando e come Caserta ha potuto essere il Caserta della scorsa stagione, e stesso discorso per Vivarini, questo va dato atto, è anche perché c'è una società forte che dà la possibilità anche di sbagliare, che dà la possibilità e mette nelle giuste condizioni di poter contare su un modello di lavoro che funziona. Aquilani ci ha messo del suo, è chiaro che all'inizio qualche errore lo ha commesso, era reduce da una stagione di fermo dopo una stagione in chiaroscuro a Pisa, ma è chiaro che è cresciuto, è cresciuto esponenzialmente, ha letto sempre al massimo e al meglio le partite, anche nei cambi, ha sempre avuto una propensione offensiva giocando un calcio sublime, ha saputo far rendere al meglio, ripeto, i leader e soprattutto nella gestione dei giovani è stato perfetto, quindi veramente una stagione da dieci e lode. Avrebbe meritato la Serie A semplicemente per il lavoro fatto e per l'empatia e per l'amore che ha dimostrato per la piazza di Catanzaro”.
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