"Due dati balzano all'occhio: in Serie A c'è stato il record di 0-0, in Serie B c'è stato il record di gol"

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Abate: il Toro dimostri di avere coraggio in ogni sua scelta (VIDEO)

ALLENATORI: ABATE E NON SOLO

Nella prossima Serie A ci saranno (a cose quasi fatte) quattro tecnici che vengono dalla Serie B (il 20%): a cosa si deve questa tendenza? “La tendenza è che viene premiato questo tipo di calcio più propositivo e meno risparmioso. In Serie A si vedono tanti allenatori che più che proporre un’idea di gioco gestiscono un gruppo di giocatori per farlo rendere al massimo, ma non trasmettono un'idea di gioco. Invece forse adesso si è deciso di dare anche un'idea di gioco. Poi per carità, a Sassuolo c'era Fabio Grosso, arriva Aquilani e prosegue un po' il progetto di Grosso, che è un allenatore di quella filosofia. È bello vedere che anche il Torino, invece di avere allenatori che cercano di valorizzare il gruppo di giocatori che hanno a disposizione, sceglie un allenatore che oltre a valorizzare questi giocatori gli dà anche un'idea di gioco che è diversa. Fondamentalmente è un po' la filosofia che il Torino voleva portare avanti con Juric. Poi è andata male, come sappiamo. Juric, come Abate, è un allenatore che dà un'idea di gioco d'attacco offensivo e propositivo. Non è solo la valorizzazione del singolo talento, è proprio un'idea di squadra che è importante. E la coincidenza è che sia Aquilani che Abate, i due allenatori arrivati in Serie A non sul campo ma per meriti, sono due ex giocatori di Serie A. Sono due che sanno a cosa vanno incontro in Serie A, la conoscono. Sanno cosa vuol dire giocare in Serie A, quindi sanno che è diversa dalla Serie B. Però il loro calcio adattato alla loro esperienza di Serie A sicuramente ci fa aspettare delle buone cose da quelle due squadre”.

Perché a volte un allenatore non riesce nel salto? È una questione di ritmi, qualità o pressione? “Io farei la firma per vedere ogni anno salire quattro allenatori in Serie B e Serie A. Poi a volte si fa fatica perché in Serie A ci sono più giocatori che arrivano dall'estero con l'obiettivo di mettersi in mostra, raffinarsi, farsi conoscere, migliorarsi e poi ripartire per un'altra destinazione. La Serie A è diventata un porto di passaggio. Dalla Polonia per la Liga, dal Sud America per la Premier League. La Serie A è un campionato che deve sgrezzare, svezzare, raffinare questi talenti per metterli in mostra. Quindi il giocatore è più portato a migliorare se stesso che a mettersi a disposizione di una squadra. Questo in Serie A è evidente perché si hanno giocatori di dieci nazionalità diverse… Ora che diventano un gruppo ce ne vuole. In Serie B invece sono quasi tutti italiani, è normale che nasce più il gruppo classico da squadra. In Serie B ci sono ancora più gruppi squadra che hanno anche delle motivazioni all'interno. Perché il gruppo, lo spogliatoio, dà delle motivazioni diverse. In Serie A sono tante piccole aziende, i calciatori, che devono migliorare il proprio profitto e mettersi in mostra per ottenere grandi fatturati. L'allenatore fa fatica perché sono due modi di allenare diversi. In Serie B l'allenatore migliore è quello che conquista il cuore dei suoi giocatori. Quando un giocatore dice “per il mio allenatore mi butterei dalla finestra”, l'allenatore ha vinto. Questo vale in Serie A, Serie B, Serie C, terza categoria. Questo vale per tutti. In Serie A è difficile perché il giocatore che è a disposizione non è lì per la squadra, per il cuore, per l'attaccamento, per il gruppo. È lì per se stesso. E quindi è più difficile. Essendo grandi talenti, essendo giocatori di grande potenzialità, perché quelli che arrivano hanno tutti delle grandi qualità, sono tutti più portati a valorizzare se stessi. Mentre dalla Serie B in giù è più facile trovare giocatori che, invece, mettendosi a disposizione del gruppo, sanno che possono migliorare e crescere. Sono due cose completamente diverse”.

Ci racconta un po’ di Abate? “Anche per il suo successo sarà fondamentale che i giocatori decidano di seguirlo. È tutto lì il segreto. Se lui riesce a conquistarli, a portarli dalla sua parte, potrà fare bene. Abate è uno che fino a 5-6 anni fa in Serie A ci giocava, sa cosa vuol dire essere un giocatore in Serie A perché conosce la loro mentalità. Avrà giocatori di varie etnie, di varie nature, di varie filosofie, deve farli diventare squadra. E più questi giocatori crederanno nel loro allenatore, più il Torino, in questo caso, ne beneficerà. Tutto dipende dalla testa dei giocatori e dalla loro volontà di mettersi a disposizione del loro allenatore. Perché, ripeto, l'allenatore vincente è quello che riesce a prendere il cuore dei giocatori. Antonio Conte vince perché riesce a prendere il cuore dei giocatori. Allegri vince perché è un grandissimo gestore ed entra nella testa dei giocatori. L'allenatore che li conquista è quello che ha vinto. Quindi se Abate riesce, e ha sicuramente la capacità perché ci è passato e sa cosa vuol dire, se i giocatori lo seguono, si inseriscono nelle sue idee, nel suo modo di giocare, allora secondo me il Torino ha fatto un'ottima scelta”.

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