“Mi raccontava della Grande Inter e dei ricordi al Filadelfia”: Camolese ricorda Sandro Mazzola in esclusiva su Toro News

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La scomparsa di Sandro Mazzola ha scosso il mondo del calcio e, inevitabilmente, anche quello granata. Figlio del capitano del Grande Torino, simbolo della Grande Inter e uno dei più iconici numeri 10 della storia del calcio italiano, Sandro Mazzola ha avuto un legame diretto anche con il Toro. Tra il 2000 e il 2003 ha infatti fatto parte della dirigenza granata, vivendo una fase delicata e importante della storia recente del club. In panchina, in quegli anni, c'era Giancarlo Camolese, protagonista di una delle stagioni più significative del Torino di quel periodo, quella della promozione in Serie A.

Parma v Torino X

Proprio Camolese ha ricordato Sandro Mazzola ai microfoni di Toro News, ripercorrendo gli anni condivisi al Torino e il rapporto con una figura che ha attraversato alcune delle pagine più importanti della storia del calcio italiano.

Buongiorno, mister. Siamo tutti scossi dalla scomparsa di Sandro Mazzola, com'era il vostro rapporto?

"Abbiamo lavorato insieme nell'anno della promozione dalla Serie B alla Serie A, era il mio idolo da bambino come giocatore, ma l'ho incontrato nella veste di dirigente. Era bravissimo, un grande. Ho conosciuto una persona corretta e per bene. Spesso mi raccontava degli aneddoti prima delle partite, quando ervamo insieme. Mi piaceva molto, soprattutto quando mi raccontava della Grande Inter e dei suoi ricordi da bambino al Filadelfia. È chiaro, però, lui è andato a vivere a Milano già da piccolo, la sua vita è stata soprattutto lì".

Si ricorda il vostro primo incontro?

"Era una persona molto attenta. Ci teneva a conoscere davvero l'ambiente, allora io allenavo la Primavera e il nostro fu un incontro veloce: lui era responsabile della prima squadra ma ci teneva a sapere chi fosse l'allenatore dei giovani. Mi ha chiesto la mia visione del calcio, ma poi abbiamo parlato anche di altro: della famiglia e dei valori, oltre al pallone. Ci siamo conosciuti meglio dopo, con la prima quadra. Veniva spesso a vedere gli allenamenti, li seguiva con attenzione. Masticava sempre il sigaro e mi diceva la sua".

Può raccontarci qualche aneddoto in particolare?

"Durante l'anno della promozione ricordo che mi lasciavano carta bianca, dicendomi che se perdevo venivo cacciato (ride nda). C'erano poche discussioni, ma la squadra faceva bene. Il nostro rapporto si è costruito nel quotidiano: non ho veri e propri aneddoti, ma lui c'era sempre. Era molto discreto e attento ai bisogni della squadra e alla costruzione dei rapporti. Era professionale e cercava sempre il dialogo, mi raccontava di Herrera, allenatore della Grande Inter, e degli altri mister che l'avevano allenato".

Quale eredità lascia al mondo sportivo Sandro Mazzola?

"Sandro Mazzola è stato una leggenda del calcio italiano ed è diventato grande facendo attenzione al prossimo con sensibilità. Credo che il suo esempio debba essere seguito. Se potessi parlargli ancora una volta non gli direi nulla in particolare, ci siamo sempre detti tutto in modo schietto e sincero. Anche nei momenti più difficili, e sempre con rispetto".

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