#IoRestoACasa con Toro News – Boosta: “Il calcio come la musica è emozione”

#IoRestoACasa con Toro News – Boosta: “Il calcio come la musica è emozione”

Esclusiva / Davide Dileo AKA Boosta dei Subsonica ospite del nostro Nicolò Muggianu nell’undicesima puntata del nuovo format di Toro News

di Nicolò Muggianu

Nasce #IoRestoACasa con Toro News, il format pensato da Toro News per intrattenere e informare i suoi lettori in questi difficili mesi di quarantena forzata. Ogni settimana nuovi ospiti, nuove interviste e nuove storie da raccontare. Non solo calcio tra i temi trattati, ma anche gli hobby, gli interessi e le passioni dei protagonisti; che vi aiuteranno a conoscere meglio tutti i personaggi legati al Torino FC che interverranno.

Ospite esclusivo del nostro Nicolò Muggianu nell’undicesima puntata di #IoRestoACasa con Toro News, Davide Dileo meglio noto come Boosta: musicista e fondatore dei Subsonica nonché tifosissimo granata.

Ciao Boosta come va?

“Ciao ragazzi, tutto bene grazie”.

Pochi giorni fa avete fatto uscire questo album inedito, “Mentale strumentale”, come è nato il progetto?

“E’ uscito un album inedito di 16 anni fa che però mi sembra essersi conservato abbastanza fresco nel tempo, mi sembra di capire”.

L’album era lì dal 2004. Sul web se ne sono lette tante sul perché non sia mai uscito fin ora, volevo sapere la tua versione.

“Non l’abbiamo fatto uscire all’epoca perché al discografico non era piaciuto, semplicemente. Con la nostra etichetta si stava arrivando al punto limite ed eravamo quasi alla “rescissione del contratto” per rimanere in termini che conosciamo. In questo momento ci è sembrato un bel regalo, da oggi tra l’altro escono anche i video. I filmati sono fatti con un’intelligenza artificiale che auto-genera le immagini in base alla musica, sarà un bell’esperimento, affascinante tra tecnologia e arte”.

Questo progetto è un po’ figlio di questo periodo? Perché in una condizione normale avreste dovuto cominciare il tour.

“Quando è iniziato il lockdown stavamo per iniziare il tour di “Microcip temporale” nei club, per adesso ovviamente è sospeso fino a data da destinarsi. Ma ci auguriamo di rimettere i piedi sul palco presto, perché alla fine tutti i musicisti o buona parte di loro fa questo mestiere solo per andare a suonare dal vivo. Un pochino come il calciatore che non vede l’ora di scendere in campo”.

Come passi il tempo in queste giornate al di là della musica?

“È lunga e difficile, cerco di non scoraggiarmi, soprattutto di darmi una disciplina. Utilizzo il tempo per studiare, comporre e guardarmi in giro. Abbiamo la fortuna di avere internet, ma c’è una mole di informazioni così grande che è difficile capire di quali hai bisogno”.

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Come stai vivendo invece questa astinenza dal calcio? Ti ha allontanato o ti ha spinto a desiderarlo ancora di più?

“Emotivamente l’ho messo nel congelatore e aspetto veramente che ricominci, non vedo l’ora che riparta. Perché il calcio è come uno stargate: ti sposta dalla quotidianità della tua vita. Quando vai allo stadio o guardi una partita, puoi fare qualunque lavoro del mondo o avere l’età che vuoi, ma le sensazioni tornano sempre ad essere quelle di quando eri piccolo, non ci stai dentro”.

Com’è nato il tuo essere tifoso del Toro?

“E’ cromosomico. I miei sono del Toro e probabilmente la prima cosa che ho fatto con mio padre, quando forse avevo 6 o 7 anni, era stata andare allo stadio: all’epoca nei distinti, al Comunale, era il Toro di metà anni ’80. Era il Toro dei due stranieri, ma anche successivamente di Vazquez e di Scifo. Da quel momento in poi siamo andati avanti con molta serenità e ovviamente non ho più cambiato idea”.

Da casa ti chiedono chi sia il tuo calciatore preferito di sempre.

“Di sempre in generale non ne ho idea, ma bisognerebbe dividere per epoche, forse Cruyff. Poi penso al Toro di qualche anno fa e mi viene in mente Pulici, poi penso a Zaccarelli che mi piaceva da matti. Se arriviamo ai tempi moderni dico Moretti. Per me è stato un grande pilastro, perché senza dare spettacolo faceva la differenza. Poi negli anni ho imparato a conoscerli e sono rimasto super affezionato a Gazzi per esempio, una persona deliziosa che sento tutt’ora. Una persona splendida con cui riesci a parlare di musica, di letteratura. E quando ci si riesce a scambiare qualcosa da mondi così differenti è davvero bello. Per me il calcio resta la passione di un bambino e magari qualcuno che fa calcio quando va ad un concerto impazzisce perché sono due mondi così distanti”.

Hai qualche amico nel Toro attuale?

“Si, sento Lollo (De Silvestri) e anche Salvatore (Sirigu), con Molinaro e anche l’ex mister Walterone (Mazzarri). Un po’ si, è una cosa molto interessante, perché io ho sempre avuto un atteggiamento veramente laico. Quelle pochissime volte che mi sono permesso di andare al Fila, perché mi sento in imbarazzo ad entrare in un contesto che non è il mio anche se mi piacerebbe andare lì tutti i giorni, l’ho fatto in punta di piedi e con molta curiosità. Perché mi ha permesso di entrare in contatto con la mia passione e di vedere tantissimi punti in comune tra musica e calcio: sono alla fine due forme di spettacolo e di intrattenimento, ma anche due ragioni di vita, motivi umorali che ti cambiano, aiutano o che ti spostano il baricentro della giornata”.

Hai seguito la stagione di quest’anno immagino, eri uno di quelli che a inizio anno si aspettava un po’ di più?

“Onestamente credo che tutti si aspettassero qualcosa di diverso. Non è andata così, ma ho una fortissima sospensione di giudizio, non mi sono mai permesso di criticare nessuno. Ma proprio per il discorso che facevamo prima riguardo alle affinità e alle assonanze, io ho patito tantissimo le critiche a tutta la squadra che sono partite prestissimo: dalla trasferta di Udine, poi da li siamo andati avanti. Non lo trovo giusto, perché posso capire che le cose non vadano bene. Come quando devi fare un assolo e il dito ti va completamente da un’altra parte e sbagli completamente. Anni fa eravamo in una piazza in giro per l’Italia, comincia il concerto e ad un certo punto una parte della mia elettronica va in palla, abbiamo bloccato il pezzo a metà ed è una cosa che può succedere, ti fai una risata. Ma poi vedo i miei soci che si girano verso di me e dal pubblico sono partite un paio di voci che urlavano “scemo, scemo!”. Questa cosa si è allargata a tutta la piazza ed è stato uno dei momenti più faticosi della mia esistenza, motivo per cui allo stadio io salto sul sedile e tutto quanto, ma appena sento cori e parolacce mi infastidisco”.

Forse spesso si sottovaluta il lato umano dei calciatori no?

“Posso capire il punto di vista del tifoso, ma faccio fatica a capire chi invece sfoga le frustrazioni. Il calcio non è una scienza perfetta, puoi avere lo schema impeccabile, ma quando comincia la partita ci sono talmente tante cose che non sappiamo. Come quando vai ad un concerto e pensi che chi è sul palco debba per forza fare tutto perfettamente. Può succedere che qualcuno possa star male per esempio: io ho provato poche volte la sensazione di salire sul palco con la febbre, ma a maggior ragione nel calcio, in cui il gesto atletico è importante, ti può condizionare. Ecco perché per me la sospensione di giudizio è fondamentale. Poi si può commentare, ma la verità è che anche quello di noi che ne capisce di più di pallone, non sa cosa stia succedendo. Ci sono troppe variabili ed incognite”.

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Facciamo lo stesso ragionamento fatto con Jimmy Ghione: nel calcio passi in pochi mesi da essere l’eroe all’antieroe. È un po’ quello che successo a Mazzarri. 

“Sono le dinamiche dello sport, bisogna accettarle con professionalità, ma io per esempio ho patito tantissimo la situazione le poche volte che sono andato allo stadio quest’anno. E’ un concetto di gladiatori moderno, ci sta farsi perdere dall’entusiasmo, la folla è diversa dalla persona singola, ma bisognerebbe davvero aver eun po’ più di baricentro, perchè poi si finisce oggettivamente per far peggio tutti quanti”.

Lunedì sarà il 4 maggio, data particolare per l’inizio della Fase 2, ma ovviamente anche per l’anniversario della tragedia di Superga, come passerai questa giornata?

“Sarà una giornata strana, perché è una coincidenza curiosa. C’è il momento del ricordo, ma c’è anche un presunto passo avanti verso la normalità. Sono curioso di viverla, perché già per noi granata è una giornata affascinante ed importante. Emotivamente è molto sentita. Il fatto di poterti recare dopo 60 giorni verso il tuo posto di lavoro sarà importante. Dopo due mesi posso tornare in studio ed il mio studio è andando verso Superga, quindi penso che sarà molto bello. Stiamo parlando di due enormi drammi, diversi ma sempre tali, sarà molto bello”.

Si può fare un parallelismo tra Superga, che già dagli anni ’50 ha significato la voglia di ripartire, con questo 4 maggio?

“Si assolutamente. La cosa più importante era stata la scoperta dell’empatia. Superga aveva generato in tutta italia un moto di empatia e questa situazione che stiamo vivendo oggi, a modo suo, ha scatenato naturalmente gli egoismi di categoria, ma anche tanta empatia tra le persone. Delle tragedie dobbiamo fare esempio. Abbiamo un privilegio nel poter andare allo stadio, ma se prima di spendere la critica, ci ricordassimo di come non siano scontate le cose che diamo per tali, potremmo eliminare le mele marce che rovinano il momento. Che il Toro vinca o che il Toro perda, io ho sempre provato un onore grande nel poter andare allo stadio. Quando esco dallo stadio esco come quando esco da un concerto: pieno da un lato ma svuotato dall’altro, perché è stato un turbine di emozioni bellissimo”.

GUARDA L’INTERVISTA INTEGRALE 

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